Racconto: Dialoghi tra Don Chisciotte, Sancho Panza e un Controllore della Realtà

24 dicembre 2008

– Anche oggi? – Chiese Sancho.
– Anche oggi. – Rispose Chisciotte.
Il vento spazzava le terre brulle, sembrava quasi che ululasse i loro nomi.
I mulini iniziarono a delinearsi all’orizzonte, Chisciotte si aggiustò il catino in testa. – E andiamo un’altra volta.
– Mi perdoni vossignoria.
– Sì, Sancho?
– Ecco, io sono ignorante e non conosco troppo le cose, ma mi chiedevo… Ecco… Insomma chi ce lo fa fare?
– Cosa?
– Tutto questo: ripetere eternamente tutti i giorni lo stesso giorno.
– Ma noi non ripetiamo tutti i giorni lo stesso giorno, ieri abbiamo ripetuto ieri, oggi ripetiamo oggi e domani ripeteremo domani, è questo che facciamo tutti i giorni.
– Quello che intendevo dire è che ieri abbiamo cavalcato fin qui, voi avete visto il mulino, avete urlato ‘Un gigante’, lo avete caricato e siete stato colpito dalla pala. E questo è successo anche l’altro ieri e il giorno ancora prima e sta per succedere anche ora, non negatelo.
– Ma quello non era ieri o ieri l’altro, era… Beh oggi, ma prima.
– E’ quello che dico io, continuiamo a rivivere sempre la stessa storia, mai un cambiamento.
– Noi non viviamo una storia, viviamo una vita.
– Chiamatela come vi pare, sempre ciclica rimane, e il saperlo non migliora le cose.
– Ora smetti di blaterare! – Sbuffò Chisciotte. – C’è un gigante da abbattere e chiudiamo qui il discorso.
Per quanto l’idea di essere colpito ancora da quella pala…
– Non che voglia affrontare ancora la questione, però devo dire che i tuoi argomenti possono essere interessanti…
Da quella grossa, pesante pala…
Chisciotte scese da cavallo.
– E sicuramente non è da cavaliere lasciare a metà una questione. Dicevi che viviamo in maniera ciclica.
– Esattamente, mio signore, e la cosa non mi garba. Vedete…
COSA STATE FACENDO VOI DUE?
Un essere dalla forma umanoide, avvolto in una tunica si materializzò alle loro spalle. La cosa non li stupì affatto. Di questo furono stupiti.
– E tu che demoniaca creatura dovresti essere? – Chiese Chisciotte.
NON SONO UNA CREATURA DEMONIACA, SONO UN CONTROLLORE DELLA REALTA’.
– E cosa controlleresti?
LA REALTA’!
– Più precisamente…
IL MIO COMPITO E’ EVITARE CHE SI CREINO FRATTURE NEL CONTINUUM DEL MULTIVERSO.
– Cosa vuoi da noi?- Chiese Sancho.
VOI STATE RISCHIANDO DI CREARE UN FRATTURA NEL…
– Sì, sì, ma come?
RIFIUTANDOVI DI FARE CIO’ CHE E’ STABILITO CHE FACCIATE.
– E’ già stabilito ciò che dobbiamo fare?
IN OGNI PIU’ PICCOLO PARTICOLARE.
– E il libero arbitrio?
Il controllore parve preso in contropiede.
CHE VE NE FATE?
– Come che ve ne fate? E’ il fondamento della libertà! Ecco cosa ce ne facciamo!
E’ CIO’ CHE ADDUCETE A FONDAMENTO DELLA LIBERTA’.
– E’ quello che ho detto!
NO, VOI PARLATE IN TERMINI SOGGETTIVI, IO PARLO IN TERMINI ASSOLUTI.
– E questo che vuol dire?
CHE DOVETE CARICARE IL MULINO.
– L’ho già fatto ieri.
NON ERA IERI, ERA OGGI… PRIMA.
– Non ha senso!
– Mi scusi vossignoria, ma è quello che avevate detto voi prima.
– Ieri?
– No, oggi, prima di apprestarsi a caricare il mu… Il gigante.
– Sancho non mi interrompere!
SE NON CARICATE IL MULINO SI PRODURRA’ UNA FRATTURA NEL CONTINUUM SPAZIO-TEMPORALE E LA REALTA’ SI RIAGGIUSTERA’ DI CONSEGUENZA.
– E ciò è male? – Chiese Sancho
E’ DISASTROSO
– Ma – interruppe Chisciotte – Se ho già caricato il gigante, prima, ieri o quando è stato, siamo a posto, è inutile rifarlo.
FORSE NON CI SIAMO CAPITI, LASCIATE CHE VI SPIEGHI.
Il controllore raccolse un ramo e tracciò una linea per terra.
IMMAGINATE CHE QUESTA LINEA RAPPRESENTI IL PERCORSO DEL TEMPO, DI LA’ C’E’ IL PASSATO E DI LA’ SI VA VERSO IL FUTURO. EBBENE IL TEMPO SCORRE LUNGO QUESTA LINEA, CHE POSSIAMO CHIAMARE STORIA, ALLA VELOCITA’, APPROSSIMATA, DI UN SECONDO AL SECONDO. RAGIONANDO IN TERMINI ASSOLUTI NATURALMENTE. IN TERMINI SOGGETTIVI LA VELOCITA’ VARIA.
ORA, SE LUNGO IL PERCORSO SI VERIFICA UN’INTERRUZIONE, COSA PENSATE CHE SUCCEDA?
– Il tempo si ferma? Azzardò Sancho
EH? NO! NO! Maledizione, pensò il controllore, il contadino c’era arrivato. NO, INTERRUZIONE E’ UN TERMINE TECNICO CHE USIAMO NOI PER INDICARE UN EVENTO DIVERSO DA CIO’ CHE E’ STABILITO, mentì, UN INTERRUZIONE PROVOCA UN CAMBIO DI BINARIO SE MI PERDONATE L’ESPRESSIONE.
Gliela perdonarono, del resto non sapevano cosa fosse un binario.
– E che effetti provoca un cambio di…
DI BINARIO?
– Sì.
ECCO, SE AD ESEMPIO L’INTERRUZIONE AVVENISSE QUI, Puntò il ramo sulla linea, SUCCEDEREBBE QUESTO. Tracciò una linea che partiva da dove aveva poggiato il ramo e diventava parallela alla prima. COSI’ SI AVREBBE UNA NUOVA LINEA TEMPORALE.
– E chi se ne accorgerebbe?
SCUSI?
– Voglio dire… se si avesse un’interruzione e una nuova linea immagino che la memoria del passato degli uomini verrebbe cambiata anch’essa, giusto?
SI’, MA…
– E allora chi se ne accorgerebbe?
MA…
– E poi se lei ha rappresentato la storia come una linea devo dedurre che la storia stessa, e quindi il tempo, siano lineari, quindi gli eventi non si ripetono, quindi non c’è necessita che io carichi il mul… Il gigante.
INNANZITUTTO NON E’ DETTO CHE LA NUOVA LINEA TEMPORALE DEBBA SVILUPPARSI PARALLELAMENTE ALLA VECCHIA, POTREBBE ALLONTANARSENE CON QUALSIASI ANGOLAZIONE. E’ ANZI MOLTO PROBABILE CHE LA NUOVA LINEA O UN’ALTRA CHE SI DIPANI DALLA NUOVA O UN’ALTRA ANCORA INTERSECHINO QUELLA ORIGINARIA COSI’, – disegnò una linea spezzata circolare che intersecava la prima linea – CREANDO UN CIRCOLO TEMPORALE E RENDENDO IL TEMPO CICLICO. UNA SPECIE DI CIRCOLO VIZIOSO DI EVENTI CHE SI RIPETONO IN CONTINUAZIONE FINCHE’ NON SI INTERROMPE IL CICLO O NON C’E’ UN INTERVENTO ESTERNO CHE SBLOCCA LA SITUAZIONE, E QUANDO DICO CICLICO LO INTENDO IN SENSO ASSOLUTO…
– Quindi normalmente il tempo è lineare.- Interruppe Sancho.
SECONDO LA VOSTRA PERCEZIONE SOGGETTIVA NORMALMENTE SI’. QUESTO CI PORTA ALLA SECONDA PARTE DELLA QUESTIONE: VOI CONTINUATE A PENSARE IN TERMINI SOGGETTIVI, PERCEPITE IL TEMPO UNICAMENTE NELLA DIMENSIONE PRESENTE. PER QUANTO RIGUARDA PASSATO E FUTURO DOVETE RICORRERE ALLA MEMORIA E ALLA FANTASIA. NON PENSATE CHE CI POSSANO ESSERE ENTITA’ CHE PERCEPISCONO INTERAMENTE E ISTANTANEAMENTE L’INTERO ASSE TEMPORALE. PERCHE’ QUESTE ENTITA’ POSSANO PERCEPIRE IL TEMPO E’ NECESSARIO CHE MENTRE GLI EVENTI FUTURI DIVENTANO PRESENTE IL PASSATO SI RINNOVI CONTINUAMENTE IN MODO TALE CHE LORO PERCEPISCANO IL TUTTO COME UNITA’.
MENTRE VOI DITE “RICORDO IL PASSATO” O “IMMAGINO IL FUTURO” LORO DIREBBERO “RICORDO
QUANDO TUTTO QUESTO SUCCEDERA’ ANCORA”.
– Stiamo parlando di Dio? – Chiese Chisciotte sospettoso.
NON PER FORZA DI UN DIO.
– Dunque esistono più divinità!
Chisciotte pareva sconvolto, aveva sempre trovato più che sufficiente un solo dio. A volte, più che sufficiente, ingombrante.
PER CIO’ CHE RIGUARDA VOI UMANI ESISTE CIO’ CHE VOI CREDETE CHE ESISTA, QUESTIONE DI CONVINZIONE COLLETTIVA E DI INFLUENZA DELLA VOLONTA’ SULLO SPIRITO NATURALE.
COMUNQUE NON HO DETTO CHE STIAMO PARLANDO DI DIVINITA’ O ANCHE SOLO DI ESSERI ESISTENTI, HO SOLO DETTO CHE IL TEMPO E’ COSI’ COM’E’ PERCHE’ SE CI FOSSERO ESSERI TALI POTREBBERO PERCEPIRLO.
– Stai dicendo che il tempo è organizzato in maniera tale da soddisfare le esigenze di esseri che non è detto che esistano?
ESATTO.
– Non ha senso.
SI’ INVECE, COSI’ SE SCOPRISSIMO CHE ESISTONO O SE VENISSERO AD ESISTENZA SAREMMO GIA’ PRONTI. LO CHIAMIAMO GIOCARE D’ANTICIPO. E’ L’UNICO MODO PER AVERE UN MULTIVERSO BEN ORGANIZZATO, O QUANTO MENO CAOTICO IN MODO COERENTE. DI PIU’ NON POSSO DIRVI.
Soprattutto la parte sulla stasi universale, pensò, quella è sempre meglio passarla sotto silenzio.
– Ricapitolando dici che se il padrone non caricasse quel mulino si creerebbe un’altra linea temporale che potrebbe portare alla formazione di un circolo temporale.
ESATTO, INOLTRE NEL PUNTO DI INTERFERENZA SI CREEREBBE UNO STRAPPO NEL TESSUTO DELLA REALTA’ CHE LA REALTA’ STESSA PROCEDEREBBE A RIAGGIUSTARE.
– Con effetti?
IMPREVEDIBILI
– Oh!
GUERRE IN MENO, TERREMOTI IN PIU’, PERSONE CHE NON NASCONO O NON SI ACCORGONO DI MORIRE… QUALSIASI COSA.
– Dunque per evitare tutto questo lei consiglia…
DI CARICARE IL MULINO.
– Ma io non voglio farlo.
OH INSOMMA, HA VOLUTO FARE IL CAVALIERE ERRANTE E ORA NE PAGHI LE CONSEGUENZE.
– Non l’ho fatto mica di mia volontà!
COME NO?
– L’ha detto lei, tutto già predeterminato, mi è stato imposto.
NO. LA PRIMA VOLTA L’HA DECISO LEI LIBERAMENTE. ORA STIAMO SOLO RINNOVANDO GLI EVENTI. ORA NON HA SCELTA, PRIMA L’AVEVA.
– Io voglio riscegliere ora.
NON SI PUO’.
– Scusate…
– Chi lo dice?
LA LOGICA DELLE COSE. NON SI PUO’ CAMBIARE IL PASSATO!
– Ma questo è il presente!
– Scusate…
IN SENSO SOGGETTIVO, NON ASSOLUTO.
– Scusate…
CHE C’E’!?! Urlarono in coro Chisciotte e il controllore.
– Ecco, – cominciò Sancho – Se, come ha detto lui, per gli uomini esiste ciò che credono che esista basta che noi diciamo in giro che voi avete caricato il mulino, la gente ci crede quindi l’evento esiste. La convinzione collettiva.
Il controllore irradiava panico allo stato più puro: il contadino aveva capito tutto.
EHI! MICA POTETE FARLO!
– Perché no? Pensi alle religioni: molti ci credono perché l’hanno letto in un libro o perché gli hanno detto che è così. A proposito di libri, quel vostro amico scrittore, Miguel nonricordocosa, è bravo, gli raccontiamo la storia, lui la scrive e noi siamo a posto. Potremmo anche guadagnarci qualcosa.
MA STAI SCHERZANDO?
– Sai Sancho, potrebbe essere un’idea. – Disse Chisciotte lisciandosi la barba.
NON FATEVI VENIRE CERTE IDEE. DOVETE VIVERE LA VOSTRA VITA COSI’ COME L’AVETE VISSUTA, SENZA CAMBIARE NULLA.
– Senti mucchio di stracci, hai mai preso una di quelle sui denti? – Disse Chisciotte indicando le pale del mulino.
NO, IO USO ALTRI METODI PER FAR COLPO SULLE CONTADINE.
Ripresero ad urlare e mentre il controllore cercava di spingere Chisciotte in groppa a Ronzinante, Sancho pensava.
– Scusi signor controllore.
Il controllore lasciò la barba di Chisciotte che gli tirò un calcio dove dovevano esserci le gambe. Non c’erano.
COSA? Rispose brusco.
– Non potrebbero aver fatto tutti così?
COSI’ COME?
– Aver raccontato una storia.
EH?
– O essere il frutto della fantasia di qualcuno.
Alle spalle di Sancho l’aria iniziò a tremare e luccicare.
La frattura.
– Intendo dire, se la percezione degli uomini è strettamente soggettiva e in più esiste ciò in cui credono, allora potremmo ipotizzare che ogni uomo crea la propria realtà o, il che è lo stesso, vede la realtà in una sua maniera diversa da quella di tutti gli altri.
Il controllore parlò molto lentamente.
ADESSO, TU NON HAI IDEA DI QUELLO CHE PUOI COMBINARE, IO SI’, PER CUI TI PREGO DI FARE SILENZIO.
– Ma se ciascuno vede la realtà in modo diverso dagli altri, come ti spieghi che gli uomini vedono le stesse cose, si capiscono quando parlano… – Chiese Chisciotte, che però iniziava ad intuire la risposta.
Li uccido tutti e due, pensò il controllore, questo non risolverebbe il problema, ma vuoi mettere la soddisfazione?
– Ecco, secondo me, – riprese Sancho, guardandosi intorno – Ecco, vedete la porta del mulino?
– Naturalmente.
– Di che colore è?
– Marrone.
– Ecco, diciamo che invece è verde, però a quel colore avete sempre associato il nome marrone, magari perché siete daltonico o qualcosa del genere. Quando, fin da piccolo vi mostravano qualche cosa marrone, dicendovi che era marrone voi, che la vedevate verde, dicevate ‘sì, è marrone’, perché il marrone voi lo vedete verde ma lo chiamate marrone, perché non sapete che in realtà lo vedete di colore diverso da chi ve lo mostra. E’ un esempio piuttosto semplicistico, ma è facile generalizzare.
Al controllore stava venendo un forte mal di testa, Chisciotte aveva capito.
– Quindi gli uomini possono chiamare cose che vedono diverse con lo stesso nome e capirsi lo stesso, perché non sanno di vederle diverse.
– Secondo me è così.
– Ma se fosse così per l’uomo non cambierebbe nulla, non si renderebbe mai conto realmente della soggettività della percezione, potrebbe accettare o meno questa teoria, ma non verificarla.
Il controllore inviò un messaggio al suo superiore: ‘Ho qui due che stanno per scoprire il fondamento del multiverso, che faccio? Ah, va bene.’
Intanto il tremolio nell’aria pareva essersi fermato. Un gabbiano lanciò un urlo acuto.
– Io credo che delle prove siano sotto gli occhi di tutti. Ad esempio, guardate il cielo, la dove si unisce al mare, secondo me quel colore è grigio, per altri è azzurro chiaro. Donne che io trovo appena passabili per altri sono splendide. Partendo da esempi del genere e generalizzando si può avere una prima conferma della soggettività della realtà. – Fece una pausa, aggrottò le sopracciglia. – Mi chiedo se non possiamo arrivare ad affermare che la percezione sia talmente soggettiva da escludere l’interazione.
– Cosa intendi dire?
Il controllore si mosse indietro di qualche passo. Che cavolo di consiglio, pensò sconsolato.
– Intendo dire che potremmo ipotizzare il fatto che i nostri rapporti con gli altri, ma potremmo dire la nostra vita in generale, non siano altro che un frutto della nostra mente, che crediamo di fare, vedere, parlare, sentire, ma in realtà è solo un’illusione. O il frutto della fantasia di uno scrittore. Il che è lo stesso, se vogliamo.
– Ma poiché gli uomini percepiscono la realtà in modo soggettivo, ma la descrivono con un linguaggio comune non saranno mai in grado di rendersi conto di tutto questo. Per loro non cambia nulla.
Ci siamo, pensò il controllore, che modo fesso di morire.
Il tremolio nell’aria sparì. Un osservatore attento avrebbe detto che il cielo si stava striando di viola. I mulini e il mare parvero improvvisamente più vicini e i richiami dei gabbiani sembravano durare all’infinito o spegnersi prima ancora di essere lanciati. Un arbusto di kiwi fiorì lì vicino.
Sancho rifletté per un attimo, poi rispose: – Secondo me dal punto di vista dei singoli… – Ragionando in termini soggettivi, mormorò il controllore chiudendo gli occhi, – Non cambia nulla in effetti, ma se ci spostiamo in un’ottica più generale, superiore, – ragionando in termini assoluti, mormorò il controllore tappandosi le orecchie con le mani, – Cambia tutto.
– E cosa vuol dire tutto ciò?
Eccolo che arriva eccolo che arriva eccolo che arriva, grugnì il controllore rannicchiandosi.
Un fulmine silenzioso partì dalla scogliera, che ora era lontanissima, attraversò una nuvola vaporizzandola e si perse nello spazio. L’arbusto di kiwi guardava la scena incuriosito.
– Proprio non saprei.
All’inizio non successe nulla, poi, all’improvviso, continuò a non succedere nulla.
– Si sente bene?
EH?
– Ho chiesto se si sente bene.
COSA SUCCEDE?
– Nulla credo, perché?
Il controllore aprì un occhio, poi un altro, poi un altro. Tolse le mani dalle orecchie e si alzò in piedi.
NON C’ERA UN KIWI QUI?
– Può essere, cos’è un kiwi?
Il controllore si guardò intorno con circospezione, poi lanciò l’equivalente quadrimensionale di un urlo di gioia.
Quindi si ricompose. Chisciotte e Sancho si scambiarono un’occhiata perplessa.
– E’ sicuro di stare bene?
EH? OH, SI’ SI’ STO BENISSIMO… SI’, SI’, MAI STATO MEGLIO, SI’.
Essere stato ad un passo da un collasso dimensionale ed essersela cavata per il rotto della cuffia lo rendeva piuttosto euforico. Chiudi gli occhi e tappati le orecchie, eh? Lo avrebbe dato lui un consiglio al suo superiore, oh si! Aspetta che torno e vedrai. Ma prima…
VI VA UNA BIRRA?
– Certo!
– Buono un attimo Sancho, come la mettiamo con il gigante?
IL GIG… AH, IL MULINO SI… CHISSENE FREGA, LASCIATELO LI’, MICA VI HA FATTO DEL MALE… OGGI.
– E tutte le storie sulle fratture del continuum se non lo carico?
E TUTTE LE STORIE SULLA LIBERTA’ DI SCELTA? VOI UOMINI AVRESTE MOLTI PROBLEMI IN MENO SE AGISTE INVECE DI FRIGNARE. E COMUNQUE NON SONO IO CHE MI PRENDO LA PALATA IN FACCIA. POI FATE COME VOLETE.
L’ultimo argomento era convincente.
– Conosco una buona locanda in un paese qui vicino. Ottima birra e cameriere formose.
PERFETTO! Esclamò il controllore trasformando un kiwi che non aveva ragione di essere lì in un cavallo.
Il vento spazzava le terre brulle, sembrava quasi che ululasse i loro nomi.
Cavalcavano verso il tramonto cantando stupide canzoni da osteria.
Sancho disse: – Ma se noi fossimo veramente il frutto della fantasia di uno scrittore e vivessimo soltanto quando la nostra storia viene letta?
Il controllore lo colpì con un grosso randello.
– Ma… Ma… – Balbettò Chisciotte.
GLI OFFRIRO’ UNA BIRRA E MI PERDONERA’. FORSE QUANDO SI RIPRENDERA’ GLI SPIEGHERO’ PERCHE’ L’HO FATTO, COSI’ SARA’ LUI AD OFFRIRLA A ME.
CHE RAZZA DI GIORNATA. UN PAZZO E UN IGNORANTE HANNO FATTO PIU’ DANNI ALLA REALTA’ IN UN’ORA DI QUANTI NE ABBIANO FATTI FILOSOFI E PREDICATORI IN INNUMEREVOLI ETERNITA’.
– Beh! Ti abbiamo fatto vivere una giornata emozionante, quando ti ricapita un’avventura come questa?
TUTTI I GIORNI.

FINE (o meglio: ideale punto di separazione tra una serie di eventi e altri eventi intimamente, anche se non evidentemente, legati ai primi.)

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