Appunti di scrittura – i personaggi: i motori della storia

Abbiamo l’idea per una storia, la sviluppiamo in soggetto e trattamento. E’ ricca di colpi di scena, emozionante, appassionante, ha un finale teso e scoppiettante. Ma siamo solo all’inizio delle nostre fatiche. Perché una storia senza personaggio non esiste. Il personaggio crea l’azione, l’azione crea la storia, quindi senza personaggio non c’è storia.

Cos’è un personaggio? E’ un soggetto definito, con un suo carattere, un suo modo di fare, una sua personalità. Ho detto soggetto, non persona, perché sapete meglio di me che come personaggi di una storia possiamo avere uomini, alieni, cani, gatti, pesci, candelabri, lampade. Qualsiasi cosa possa avere una caratterizzazione e una personalità. Una personalità, attenzione, misurabile in termini umani. Perché le nostre storie vengono lette da esseri umani e per funzionare, perché i lettori capiscano i drammi e i problemi in gioco, è necessario che si possano identificare nel personaggio. Per cui, almeno finché non siete padroni dell’arte di narrare, niente cose sperimentali. Se parlate di alberi, gatti, pozzanghere, dovete umanizzarli.

Da dove si parte per creare un buon personaggio? Ovviamente da un’idea. Come per le storie, le idee per i possibili personaggi sono intorno a noi. Basta guardare a noi stessi, ad amici, parenti, conoscenti, personaggi di altre storie. Registrare un modo di fare, una caratteristica particolare, un intercalare, qualunque cosa permetta di dare spessore al personaggio, di renderlo una “persona” e non una semplice descrizione. Osservate le persone che avete intorno, cercate di capire cosa le rende uniche e immediatamente riconoscibili. Questo è un primo passo.

Per ogni personaggio che avete deciso di inserire nella vostra trama, o quanto meno per i più importanti, dovreste buttare giù una paginetta di storia. Chi è? Cosa è successo nella sua infanzia? Dove è cresciuto? Che educazione ha ricevuto? Chi ha frequentato? Ha subito esperienze o traumi particolari? Che carattere ha? Timido? Estroverso? Come parla? Ha dei tic? Una biografia del personaggio, insomma.
Perché questo?
Ogni azione che il vostro personaggio compirà durante la storia non è frutto del caso, ma deve essere motivata dalla sua personalità, deve avere le sue radici nella sua biografia. Non è necessario che tutta la biografia del personaggio venga raccontata nella storia, ma voi dovete sempre sapere da dove nasce un certo atteggiamento, una mania, un’abitudine, una decisione, una caratteristica.

La biografia non serve solo per descrivere i personaggi e motivare le loro azioni, serve anche per facilitarvi nel compito di farli parlare. Che tipo di parole usano? Che costruzione delle frasi? Sono diretti o parlano per metafore e allusioni? Ironici? Seri? Seriosi? Avere un’idea precisa di che tipi siano i vostri personaggi e di quale sia il loro background rende facile dotarli di una personalità definita quando li descrivete e vi permette di sentirli praticamente parlare nella vostra testa, non dovete inventare le loro battute, ma solo trascrivere quelle che loro stessi vi dicono.

Un personaggio “forte”, che rimane impresso, è un personaggio che agisce, un personaggio attivo. Ma cosa c’è alla base dell’azione? Un conflitto o un contrasto. Conflitto o contrasto si possono avere tra due personaggi o tra un personaggio e una situazione.
Per reazione ai conflitti e contrasti il nostro personaggio agisce, prende delle decisioni, si mette in una nuova posizione verso il conflitto e a ogni sviluppo agisce e agisce ancora, fino a che queste azioni e reazioni lo portano alla risoluzione della storia.

I conflitti si possono avere a vari livelli di intensità. Prendete Harry Tasker, il personaggio interpretato da Arnold Schwarzenegger in True Lies. Questo personaggio ha vari conflitti in corso.
Innanzitutto è in conflitto con l’organizzazione terroristica che ha rubato una testata atomica.
E’ in conflitto con la figlia che sta passando una fase di ribellione adolescenziale.
E’ in conflitto con la moglie Helen (Jamie Lee Curtis) che si sente trascurata e prigioniera di un rapporto grigio e monotono.
Questi sono tutti conflitti tra personaggi. Ma Harry è anche in conflitto con se stesso, per via della forte gelosia che prova quando scopre che la moglie potrebbe tradirlo. Questo è un conflitto tra un personaggio e una situazione.
Ognuna delle azioni che Harry Tasker intraprende nel film, o hanno lo scopo di superare uno di questi conflitti, oppure sono una diretta conseguenza di uno dei conflitti.
Quindi, tutta la fase relativa alle indagini e le varie scene d’azione hanno lo scopo di fermare la Crimson Jihad. Mentre la decisione di far catturare la moglie da una squadra d’assalto dei servizi segreti è causata dal conflitto con se stesso, la gelosia, e con la situazione, il possibile tradimento.
Una cosa importante da notare è che il personaggio è sempre attivo, prende decisioni. E queste decisioni sono sempre azioni e non reazioni. Quando scopre che Helen sta per incontrare un altro uomo, anche se Harry inizialmente “reagisce” lamentandosi, poi “agisce”: non aspetta lo sviluppo degli eventi, ma organizza il rapimento e l’interrogatorio ai danni di Helen e della presunta spia di cui lei si è invaghita. E’ da notare anche come a questa azione intrapresa nel corso della sottotrama “rapporti familiari” (rapire Helen e reclutarla per una missione fasulla) si riflette sulla trama del film, perché quando i terroristi veri fanno irruzione nella camera di albergo in cui si trovano i due coniugi, li rapiscono entrambi, trascinando Helen nella trama principale del film.

Se non ci fossero conflitti, i personaggi non avrebbero motivo per agire e come ho detto all’inizio senza personaggio non c’è azione e senza azione non c’è storia. Poiché sono i conflitti che scatenano le azioni dei personaggi, senza conflitti non c’è storia.
True Lies è un ottimo esempio di sceneggiatura ben costruita e strutturata, perché, come vedete trame, sottotrame, rapporti tra i personaggi e loro azioni sono strettamente legate e si influenzano a vicenda. Vi consiglio di rivederlo, o di vederlo se ancora non ne avete avuto occasione. Io l’ho usato come esempio perché l’ho rivisto pochi giorni fa in televisione.

Altro bel film che ho rivisto poco tempo fa è Testimone D’Accusa, adattamento cinematografico della bella piece teatrale Witness for the Prosecution di Agatha Christie. Senza svelarvi il finale, la storia pare chiudersi con una nota bassa: il protagonista che è stato attivo e ha trascinato la storia fino a quel momento, negli ultimi minuti del film svanisce e da attore, nel senso che agisce, viene ridotto a spettatore, uno degli ascoltatori del monologo finale del personaggio che attua il colpo di scena svelando come è accaduto il crimine. Un passo falso della Christie? In realtà no, perché in quegli ultimi minuti capiamo chi è il vero protagonista della storia e vediamo come ha saputo tirare i fili della vicenda fino alla fine: ovvero, quali azioni ha compiuto e come queste azioni abbiano portato avanti e modellato la storia.

Come esercizio, scegliete voi una storia, individuate trame e sottotrame e vedete come queste vengono portate avanti dalle azioni e decisioni dei personaggi e come, spesso, le azioni compiute in una trama abbiano riflessi su tutte le altre trame che compongono la storia.

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