Racconto: Dischi volanti

2 giugno 2009

Un disco piccolo ed elastico era spuntato come dal nulla, quasi materializzato da qualcosa che non si sarebbe aspettato di trovarsi lì, a dover schivare tutti quei rottami vaganti uno spazio che, fuori da quel sistema, di solito era pulito.
—Eccheccazzo!—
sibilò il sottopilota, ché il pilota dormiva sempre e lo si poteva svegliare solo nelle occasioni importanti
—Mi sa che siamo finiti nella discarica dell’Unione Galattica!—
continuò a dire, dando una tentacolata di nervosismo al navigatore per comunicargli il suo disappunto che avesse ancora cileccato i calcoli
—A te, quando torniamo a casa, ti deferisco al consiglio dei Savi
—Non se ne può più della tua incompetenza!—
L’altro, il navigatore, ancora stonato dalla droga che avevano prelevato nell’ultimo sistema a due soli visitato, non si scompose di un filo, non gli conveniva, perché erano due attimi solari che teneva il vomito che avrebbe potuto mandare in corto i circuiti della consolle, dove stava sfiorando il record intergalattico di flipper interstellare.
—Usa il cannoncino e disintegrali, quei rottami!—
rispose con l’alito fetido che caratterizzava quella razza e che non era nemmeno il loro difetto peggiore.
—Fallo tu!—
rispose il copilota
—Che sai sparare meglio!
—Non detieni ancora il record di tiro al bullone che hai stabilito sulla costellazione di Aldebaran, l’emiciclo scorso, con quel bellissimo colpo di culo che ti ha fatto guadagnare i tetra crediti del vantaggio?—
—Okkey!—
strisciò il navigatore, e con un tiro del cannoncino nuclearizzato, non proprio da maestro, mancò un grosso rottame ferroso davanti al piccolo ed elastico disco volante e disintegrò il pianeta Terra, giusto dietro. Non ricevettero mai lamentele, per questo increscioso fatto, dall’Unione Galattica.

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