Racconto: Ferite

Da quando mi sono trasferito a vivere da solo, svegliarsi alla mattina mi risulta traumatico.

L’odore di nuovo (vernice, intonaco, non so cosa sia..) mi arriva diretto alla testa.

Quella mattina in particolare fu anche peggio del solito.

Come aprii gli occhi, un forte senso di nausea mi diede il buon giorno.

Mi alzai a fatica dal letto diretto verso il bagno, e giunto al lavandino feci scrosciare l’ acqua e vi infilai sotto la testa. Rimedio infallibile secondo la mia ex moglie.

Ero sempre stato una persona puntuale, e nonostante la mia non perfetta condizione fisica anche quella mattina il mio orologio biologico non aveva fallito svegliandomi all’incirca un’ ora e venti prima dell’orario di ingresso in ufficio.

Dopo essermi asciugato la testa mi guardai nello specchio e fu allora che sentii il dolore che mi saettava nel braccio destro. L’avambraccio del pigiama era macchiato di qualcosa di scuro e denso.

“Cosa diavolo mi sono fatto?” pensai, cercando di riportarmi alla mente un possibile urto che mi avesse ferito. Sollevai la manica e guardai sorpreso il mio polso.

Un taglio verticale, a dir la verità non molto profondo, partiva dal polso e si fermava quasi in prossimità dell’ interno gomito. Più dello spavento fui colto dalla sorpresa. Il sangue si stava già coagulando. Passata incredulità iniziale valutai che la ferita dovesse più o meno risalire a qualche ora prima, sicuramente nel pieno della notte. Anche se assurda, vi era un’unica spiegazione per tutto ciò.

Mi recai in cucina e lo trovai lì. Sdraiato sul pavimento, quasi a fare finta di dormire.

<< Come lo spieghi questo? >> Gli dissi alzando il braccio e mostrando la ferita.

Il mio tono di voce comunque non fu alterato.

Lui in tutta risposta mi puntò i suoi occhi lucenti addosso, con espressione distaccata e disinteressata.

<< Sei stato tu Mike? >> dissi alzando un po’ la voce e avvicinandomi un poco. Cercavo di intimorirlo. Nel caso fosse stato lui, e chi altro potrebbe essere stato, avrebbe imparato a non farlo più.

Come mi vide avvicinarsi minaccioso, col braccio proteso verso di lui, si alzò, mi lanciò un’occhiata severa e miagolando saltò sul divano. Dal suo pulpito lanciò due miagolii, come a dire “ tu sei matto Brandon, non rompermi, io non centro niente.“ E si rimise a sonnecchiare ronfando come fanno tutti i gatti.

Sbuffai e mi recai in bagno a medicare la ferita.

Quel gattaccio maledetto si era impegnato sul mio braccio. E più la mia mente si svegliava più la ferita mi bruciava.

Solo la mattina dopo capii il particolare che mi era sfuggito. Una piccola cosa, che distratto non notai. Magari non mi avrebbe salvato, ma mi avrebbe fatto intuire prima cosa mi stava accadendo.

Giunto in ufficio il dolore era abbastanza diminuito da non distrarmi mentre svolgevo i lavori di contabilità. Per quello bastavano già i pensieri rivolti alla mia ex moglie.

Linda. Devo ammettere che a volte mi mancava. C’eravamo conosciuti da ragazzi, frequentavamo lo stesso liceo. Inizialmente non le prestai tante attenzioni, anche se bisogna dire che aveva (e secondo me ha ancora) uno dei migliori fondo schiena che io abbia mai visto. Ma poi riuscì a conquistarmi e fui totalmente cotto.

I primi anni per noi furono bellissimi: gite romantiche, passeggiate al chiaro di luna, serate in discoteca, con gli amici. Di problema vero alla fine ce n’è sempre stato solo uno.

Sua madre. Vecchia megera.

La famiglia di Linda era originaria di El Salvador. A detta di sua madre, che d’ora in poi chiamerò la vecchia, la famiglia di Linda era una delle più antiche del suo paese. Mai abbandonato la terra madre, neanche per un giretto. Solo la vecchia fu costretta ad abbandonare il suo paese, perché incinta di Linda e senza certezze sul nome del padre. Una volta, nelle rare occasioni in cui riuscii a tollerare la sua orribile presenza, mi disse che se non fosse scappata da El salvador l’avrebbero probabilmente torturata e avrebbero usato la bimba impura come sacrificio agli dei. Venivano da una famiglia antica. Gente un po’ troppo attaccata alle tradizioni direi.

Il momento in cui il rapporto tra me e Linda cominciò a rovinarsi fu quando la vecchia decise che io non andavo bene. Tutto qui. Di punto in bianco decise cosi. E iniziò a odiarmi. E a farmi odiare da Linda. Aveva un potere di convinzione immenso sulla figlia, ed io questo non lo sopportavo. Era stata lei a decidere il lavoro di estetista per la figlia, a scegliere la casa in cui avremmo dovuto abitare, a decidere cosa era meglio per Linda e me.

Non c’è dubbio che io amassi Linda. Ma arrivati a un certo punto l’istinto di sopravvivenza e l’indole umana nel crearsi situazioni favorevoli al vivere bene, fecero lentamente svanire il mio amore. E d’altra parte Linda ormai succube della vecchia cominciò a pensarla come lei.

Mi tolsero anche il piacere di mandarle al diavolo, perché mi ci mandarono prima loro.

Ebbi il colpo di genio grazie a Mike.

Orgoglioso come sono, passai i miei ultimi giorni a ideare uno sgarbo, qualcosa che avesse rovinato la festa e quelle due.

Il giorno del mio addio, con le valigie già sulla porta, dichiarai che Mike veniva con me, poiché era anche mio. Ovviamente non mi resero le cose facili, e si finì addirittura per vie legali.

Roba da non credere lo so, chiamare gli avvocati per l’affidamento di un gatto, ma per fare uno sgarbo a Linda e soprattutto alla vecchia ero disposto a tutto.

Vinsi la causa perché lavorando otto ore il giorno garantivo più di Linda come estetista part time.

E sicuramente più della vecchia, che faceva i tarocchi. Pensare che gente nel 2008 spenda soldi ancora in queste cazzate di stregoneria e magia mi fa venire voglia di ridere.

O meglio me la faceva venire. Adesso non più.

Fu cosi che traslocai in un appartamento in centro, un bilocale minuscolo ma sufficiente per me e il mio compagno felino, e non rividi mai più Linda e la vecchia.

Lasciai l’ufficio verso le 5.30. e andai in centro a fare una passeggiata. Mi piaceva camminare tra la gente e ogni tanto fumarmi una sigaretta seduto a fantasticare sul futuro.

Fu proprio mentre pensavo ad una possibile vacanza in qualche isola del pacifico che un dolore forte e scioccante mi colpì allo stinco. Trattenni a stento un grido.

Mi chinai per vedere cosa mi avesse colpito ma non trovai niente. Quando vidi i pantaloni macchiarsi di sangue sotto il ginocchio pensai che qualcuno mi avesse sparato.

Ma non vi erano fori sul tessuto.

Mi scoprii velocemente lo stinco e quello che vidi mi sconcertò a tal punto che fui costretto a lanciare un grido.

Un buco, più o meno del diametro di un paio di centimetri mi attraversava lo stinco da parte a parte, lasciando intravedere il candido bianco della tibia. Ero terrorizzato.

Non solo per la ferita, ma perché non riuscivo a capire che diavolo mi aveva colpito o che diavolo mi stava succedendo.

Mi alzai, pallido in viso. La gente mi guardava e abbassai subito la gamba del pantalone per rendere invisibile la ferita. Con scarso risultato poiché il tessuto era pregno di sangue.

Zoppicai fino a casa (Ringrazio ancora dio di essermi seduto sulla panchina di fronte al mio palazzo). E una volta giunto in bagno cercai la forza di medicarmi. E di trovarmi di nuovo di fronte a quell’orribile foro.

La ferita grondava sangue a fiotti, e il dolore era lancinante. Dovetti abusare di anti dolorifici, infatti, dopo essermi fasciato come potevo fui colto da una forte sonnolenza. Mi addormentai di botto. E feci sogni strani. Buie figure che mi stringevano nel loro pugno come se fossi un giocattolo.

Ricordo anche di essermi svegliato di soprassalto quella notte. E di aver scorto nel buio gli occhi di Mike, che mi osservavano.

La mattina fu traumatica, molto più di quella precedente e di tutte le altre. La gamba era un inferno. Non riuscivo quasi a poggiarla in terra senza urlare. Telefonai al mio capo e mi detti per malato. Gli dissi che avevo l’influenza, e che sarei stato casa almeno fino Lunedì. Era Mercoledì e pensai che mi sarei dovuto far bastare cinque giorni per capire cosa mi stava succedendo.

Misi a lavare i pantaloni e il pigiama e proprio mentre buttavo la roba in lavatrice notai che il pigiama era si sporco di sangue all’altezza del braccio. Ma non reciso. La ferita era stata fatta direttamente sulla carne. Ed era impossibile che Mike mi avesse tirato su la manica, graffiato, e rimesso a posto la manica. Non era stato lui.

Era la stessa cosa della gamba. Ne ero sicuro.

Riguardai il taglio. Sembrava quasi fatto da una mano insicura. In certi punti più profondo, in certi meno. Un po’ ondeggiante. Non una linea secca e precisa.

Sembrava quasi un primo tentativo. Una Prova.

<< Ma che diavolo significa! >> Gridai.

Mike mi rispose con un miagolio dal divano. I suoi occhi diabolici luccicavano.

<< Fottiti Mike >> gli risposi.

Passai l’intera giornata a fare ricerche su internet, cercando casi simili al mio o descrizioni cliniche di malattie che provocassero ferite simile a tagli sul corpo ma non trovai niente a parte racconti horror e cazzate sul voodoo.

Fu allora che decisi di farmi vedere da un medico.

James Andersson era il mio medico da sei anni. Ed era medico da venti. Aveva visto di tutto.

Ma rimase sconvolto.

<< Cosa diavolo hai fatto qui??? Oh cristo! >>

La ferita era ancora in un pessimo stato. Tolte le bende riprese a sanguinare.

<< ti hanno sparato??? Cristo Brandon!! Cosa è successo??! >>

Non riuscii a inventare una scusa. E non volevo. Avevo bisogno dell’appoggio di qualcuno.

<< Dottor Andersson >> dissi con voce roca. << Adesso le racconterò tutto. Forse lei potrà aiutarmi, perché io non riesco a spiegarmi niente di tutto ciò che mi sta accadendo. >>

Il dottore annuì mentre continuava a medicarmi e iniziai dal mio risveglio col graffio.

Raccontai tutto, senza pause, un vortice di quasi trenta ore angoscianti, riassunti in poco meno di venti minuti.

Quando arrivai alla fine ero sudato e terrorizzato. La mia mente non riusciva a trovare risposte.

<< Brandon.. >> iniziò il dottore dopo un lungo silenzio. << Non esistono ferite che si causano da sole. >>

<< Dottore non penserà mica…>> dissi io quasi urlando.

<< Forse Brandon non ricordi, o non ti sei reso conto.. >> continuò con tono acre il dottore.

<< L’autolesionismo è una forma di sfogo di qualche tormento della psiche..  ma è una cosa sbagliata Brandon, e non devi aver paura a parlarne..>>

<< Perché non mi crede dottore….. ?? >> chiesi io quasi in lacrime.

<< Figliolo, avanti… e tanti anni che faccio questo mestiere. Non sarebbe la prima volta che capita una cosa del genere. Basta solo la forza di ammettere che.. >>

<< Stronzate! >> gridai. Il dottore mi guardo come se fossi completamente matto. << Non sarei dovuto venire qui! Non per farmi prendere per un pazzo!!! >>

<< Ma Brandon ..>> mi implorò il dottore.

<< Al diavolo!! >> gridai. E me ne andai furibondo. Trascinando la gamba dolente, e con la testa che pulsava.

Giunto a casa mi rimisi al computer. Avevo bisogno di risposte. E dovevo trovarle da solo. Perché nessuno mi avrebbe creduto e tento meno aiutato.

Dopo due ore di navigazione e di ricerche i miei risultati erano a zero. E la gamba era uno schifo.

Mi mandava ondate di dolore fino alla testa. Mi alzai per prendere un antidolorifico.

Fu quando tornai a sedermi che con la coda dell’occhio notai un sito segnalato dal motore di ricerca in base alle mie richieste.

Il titolo era “ Il voodoo e le arti nere “. Ma soprattutto fu il sottotitolo a colpirmi.

Come provocare ferite a distanza usando il voodoo!!

Aprii il sito senza pormi domande. Ormai ero pronto a credere a tutto. Saranno stati l’abuso di antidolorifici o il principio di perdita di razionalità, ma più mi avvicinavo a questa folle idea, più sentivo che era giusta.

Dopo un’ora di studio del sito raggiunsi la piena convinzione che qualcuno mi stava facendo il voodoo.

Roba da pazzi penserete.

Beh.. io lo stavo diventando, E trovare una spiegazione era diventata la mia ossessione.

Rilessi di nuovo tutte le spiegazioni del sito e trovai quello che cercavo.

Il voodoo, arte magica nera, era praticato (c’è chi dice ancora oggi) da stregoni e fattucchiere africani, e del centro e Sud America.”

“ Tra le stregonerie voodoo si annotano, bambole, allucinazioni mentali e controllo su menti deboli o animali.”

“ La bambola voodoo è un incanalatore di potere maligno che rappresenta il corpo della persona cui il rito nero è rivolto contro. Pochi elementi appartenenti alla tal persona e una bambola di iuta bastano per attivare il sortilegio. Solo i grandi stregoni delle più antiche famiglie arcane conoscevano i segreti per questo rito.”.

Era folle. E allo stesso tempo era lampante e chiaro.

La vecchia.

Fattucchiera da quattro soldi in America. Ma discendente da un’antica famiglia di El Salvador. Aveva a disposizione tantissimi oggetti che mi erano appartenuti, abbandonati là il giorno del mio addio.

E mi odiava.

Risi come un matto. Mike spaventato scappo in bagno.

Nella mia mente tutto tornava. E ne ebbi la certezza assoluta quando la mia mano sinistra all’improvviso prese fuoco.

Cacciai un grido fortissimo. Il dolore era accecante e la carne che bruciava emanava un odore terribile.

Corsi in bagno urlando e per poco non caddi nella doccia mentre cercavo di aprirla.

Mike mi guardava in modo allucinato, con la schiena rigida e inarcata. Pronto per difendersi se quell’essere urlante si fosse avvicinato.

Fu difficile spegnere il fuoco. E quando finalmente vi riuscii mi resi conto che stavo urlando frasi sconnesse.

Della mia mano non rimaneva molto. Era il dolore più forte che avessi mai sentito e mentre urlavo, piangevo.

La bendai e disinfettai. Poi usci dal bagno e mi vestii.

Ero pronto. Feci tappa in cucina a prendere ciò che mi serviva. Poi scesi in garage e partii.

Il campanello trillò nel silenzio del sonno di Linda. Si era addormentata sul divano.

Vivere con sua madre la stancava, e a volte lei la privava di un po’ di libertà con i suoi metodi all’antica.

Ma aveva ragione lei. Brandon era un buono a nulla, un perdente. E non era rispettoso delle tradizioni della famiglia. Aveva fatto bene a lasciarlo.

Aveva ragione sua madre.

“Chi diavolo può essere a quest’ora ?” Pensò Linda con la mente ancora addormentata.

“ Sarà il solito cliente di mamma, uno di quei Vip che non può farsi vedere mentre viene a farsi leggere il futuro.”

Arrivò alla porta e aprii.

L’immagine spettrale che si trovò davanti la terrorizzò.

Un uomo alto, pallido come un cadavere, sporco di sangue in una gamba e con una mano nera e deforme le si parava davanti. Prese fiato per urlare. Ma non emise suono.

<< Ciao Linda >> sussurrai.

<< Brandon ?? >> Chiese lei incredula.

Fuori il rombo di un tuono sancì l’arrivo di un violento temprale.

<< Posso entrare ? >> chiesi io con voce sempre più debole.

<< Si.. ma.. >> disse lei arretrando di due passi. << cosa ti è successo?? >>

<< Lo sai! >> esclamai. E la colpii col coltello da cucina che avevo nascosto dietro la schiena.

Il collo le si aprii. Fu abbastanza scioccante. E soddisfacente.

C’era sangue dappertutto. E uno strano gorgoglio usciva dalla gola di Linda.

La guardai morire. Poi mi diressi alla camera della vecchia.

Avevo vissuto per anni in quella casa. Sapevo dove andare.

Spalancai la porta e lei mi guardò sorpresa.

<< Che ci fai qui tu ?? >> urlò. << Maledetto demonio!! Che cosa hai fatto a mia figlia!! >>

Vide la lama del coltello luccicare alla luce delle candele che illuminavano il suo piccolo altare cerimoniale.

La bambola era li. Con un buco nella gamba e una mano bruciata.

<< Strega!! >> urlai! E mi buttai su di lei col coltello in pugno.

La colpii al petto. Ma non la uccisi.

Da terra mi guardò. Sanguinava copiosamente. E quando respirava riuscivo a udire un sibilo, probabilmente le avevo forato un polmone.

<< Tu non ti salverai! >> gridò isterica la vecchia.

<< Nessuno può far nulla ormai.. capisci? >> e si mise a urlare parole incomprensibili nella sua lingua sbavando.

Le diedi un calcio. Ma continuò a farneticare.

Sollevai il coltello per colpirla definitivamente.

Fu allora che finì l’assurda litania e rise di gusto.

La colpii al collo cinque o sei volte. Ci misi molta foga, e la sua testa mi rimase tra le mani quando ebbi dato l’ultimo colpo.

Mi misi a piangere. Era finita.

Mentre mi allontanavo in macchina, la luce delle fiamme cominciò a diventare intensa.

La vecchia casa aveva preso fuoco meglio del previsto.

Qualcuno avrebbe chiamato i pompieri da lì a poco. Ma al momento del loro arrivo sarebbe stato già tutto carbonizzato.

<< Le streghe vanno bruciate. >> dissi ad alta voce.

Risi forte, guardando la bambola buttata sul sedile del passeggero.

Quella notte caddi in un sonno tormentato. Continuavo a sognare la vecchia sanguinante. E la sua orrenda litania. Mi terrorizzava il suono della sua voce, farneticante, in quella lingua sconosciuta.

Uscii improvvisamente dal sogno urlando. Un dolore terrificante al braccio sinistro all’altezza della spalla mi stava uccidendo. Non riuscivo a respirare. E sentivo sangue uscire dalla bocca. Gridai terrorizzato quando, accendendo la luce con la mano destra,

vidi che il dolore al braccio in realtà non era al braccio.

Il braccio non c’era più. Solo un moncherino che spruzzava sangue.

Urlai.

Il braccio giaceva in terra. Immobile. Era stato strappato dalla mia spalla.

Urlai di nuovo, più forte di prima, quando vidi Mike guardarmi con quegli occhi gialli.

Erano diabolici. La bambola giaceva tra le sue zampe. Il braccio della bambola poco più distante.

Come un lampo capii il significato della litania gracchiata in punto di morte dalla vecchia.

“ Tra le stregonerie voodoo si annotano, bambole, allucinazioni mentali e controllo su menti deboli o ANIMALI !!! ”

Urlai per la terza, e ultima volta, mentre Mike, continuando a fissarmi maligno, addentò la testa della bambola.

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