Avatar di James Cameron: punto di svolta per la cinematografia?

avatar_l200908191149Quando scrivo una notizia su Magrathea, lo faccio per dare un’idea di come si sta muovendo il mondo del fantastico, quali sono i trend nel cinema, letteratura e fumetti, quali i gusti del pubblico, quali, insomma, le ispirazioni che deve tenere presente un autore. Non per dare la notizia in sé, per quello ci sono molti altri siti che fanno molto meglio questo lavoro.

Per questo scrivo su Avatar, il film di James Cameron che promette di cambiare la cinematografia di fantascienza.

Facciamo ordine e diamo contesto.
Ogni film di fantascienza – per forza di cose – promette di essere rivoluzionario, avere effetti speciali mai visti prima, eccetera eccetera. Anche per Avatar sono state fatte promesse simili. Però, a ben vedere quello di cui parla Cameron, Avatar dovrebbe inserirsi nella stessa linea di Guerre Stellari, Tron, Jurassic Park, Matrix, la trilogia del Signore degli Anelli, l’Uomo Ragno. Ovvero non film che sfruttano al massimo e al meglio la tecnologia e le conoscenze disponibili, ma pellicole per le quali sono stati perfezionati o sviluppati nuovi modi e nuove tecnologie per rappresentare l’ambientazione e gli eventi di un mondo fantastico. Non si tratta quindi di avere solo begli effetti speciali, ma di avere a disposizione nuovi strumenti narrativi, si tratta di poter rappresentare in modo convincente e affascinante cose che prima non si sarebbero potute mettere su pellicola, o che sarebbero risultate finte e artificiali al punto da rovinare l’effetto finale.

Ecco perché dico che sono strumenti, o meglio abilitatori, narrativi. Perché permettono di, o aiutano a, raccontare storie che prima non si potevano raccontare in modo convincente in un film dall’aspetto realistico e interpretato da attori in carne e ossa. Mondi e ambientazioni come quella dei Dragonriders of Pern, o quelle di alcuni fumetti fantasy francesi o manga in cui l’autore lascia libera la fantasia, diventano possibili anche su pellicola.

Come per tutte le cose che creano grandi aspettative, ora che iniziano a girare informazioni concrete su Avatar arrivano i primi commenti pessimisti. La storia pare una variante di Balla coi Lupi. Il trailer è bello, ma niente di rivoluzionario. La computer graphics sembra allo stesso livello, se non un passo indietro, rispetto ad altre produzioni attuali. Le creature native di Pandora sembrano pupazzi di gomma, le battaglie tra marines e alieni le abbiamo già viste, dall’Aliens dello stesso Cameron a Fanteria dello Spazio.

Ora, non è questo il punto. Il punto è che per girare Avatar è stata sviluppata una nuova tecnologia. Nuove macchine da presa per una diversa ripresa, e conseguente proiezione, in 3D. Nuovi sistemi di motion capture. Nuovi sistemi di CGI. Tutto nuovo. Avatar come film potrebbe essere un fallimento, anche se io mi auguro di no. Ma consegna nelle mani di chi realizza film gli strumenti per raccontare storie che prima non si potevano raccontare. O non con quel livello di realismo e quindi di coinvolgimento.

Parlando poi di Avatar come storia, non come possibile punto di svolta tecnologica nella cinematografia: non si può affermare che la storia non sia niente di che e poco originale, solo perché è stata descritta come Balla coi Lupi nello spazio. Quella è l’ispirazione, la trama. Bisogna vedere come questa trama è stata sviluppata in storia. Come è stato detto da molte parti, Guerre Stellari e lo Star Trek di Abrams hanno esattamente la stessa trama, che è stata già utilizzata migliaia di volte. Ma nessuno può dire che i film siano identici tra loro o poco originali.

Per quanto riguarda la delusione generata dal trailer: Avatar non è stato pensato per essere riprodotto sullo schermo di una TV o sul monitor di un computer. Nella recensione di Coraline ho scritto che il 3D non aggiungeva molto alla storia. Qui abbiamo il caso contrario: il film è stato pensato sin dal primo momento per essere in 3D. Al punto che ci sono voluti 10 anni per realizzarlo, perché è stato necessario sviluppare una tecnologia di ripresa per poter ottenere il 3D che voleva Cameron. L’altro giorno sono stati proiettati 16 minuti di Avatar in varie sale. Chi ha assistito alla proiezione ha confermato che l’esperienza in 3D e su grande schermo è completamente diversa da quella che si ha su un monitor o su un televisore. Tutto diventa più realistico, fotorealistico, e l’interpretazione degli attori dietro i personaggi in computer graphics diventa immediatamente visibile e convincente. Il film va visto in 3D e su uno schermo cinematografico, perché è stato pensato e realizzato per quel mezzo di visione. E non uno schermo qualsiasi, ma lo schermo di una sala attrezzata in modo adeguato. L’ideale è un IMAX 3D. Su quel tipo di schermo la visione, come anche l’audio, è coinvolgente e realistica. Su altri tipi di schermo, e soprattutto su un monitor di computer, sì, la CG sembra gommosa e pupazzosa. Vederlo in condizioni diverse sarebbe come guardare il Moulin Rouge di Baz Luhrmann su un televisore in bianco e nero. Sì, è la stessa storia. No, non è lo stesso film, perché il colore è parte integrante della narrazione.

Questo spinge a porsi una domanda, che potrebbe essere la vera critica da muovere al film: quante persone potranno vedere Avatar così come l’ha pensato Cameron? Quante sale attrezzate ci sono nella vostra città? O nella vostra nazione, se è per questo. E’ saggio produrre un film che rischia di essere deludente se non viene visto in condizioni ottimali, quando queste condizioni non sono ancora abbastanza diffuse?

Il 18 dicembre, data di uscita in contemporanea mondiale, avremo la risposta. Intanto, ecco il trailer da youtube:

E sul sito dei trailer Apple lo trovate in vari formati quicktime.

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