Il Mio Vicino Totoro: finalmente l’ho visto

21 settembre 2009

totoroOk, sì, lo ammetto. In 21 anni ancora non avevo visto Il Mio Vicino Totoro. C’è voluta la distribuzione nei cinema (grazie, Lucky Red, grazie!) perché colmassi questa inaccettabile lacuna.

Certo, uno potrebbe domandarsi perché ci vogliono 21 anni per vedere un capolavoro come questo doppiato in italiano. Sospetto che c’entri qualcosa la riscoperta di Hayao Miyazaki, iniziata dopo la sua vittoria al festival del cinema di Berlino e il premio Oscar per La Città Incantata e il Leone d’Oro alla carriera assegnatogli alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2005.

Il premio per questa lunga attesa è stato poter vedere il film tradotto e doppiato bene, con cura e amore, senza fastidiosi sottotitoli sovrapposti alle opere d’arte che sono i singoli fotogrammi della pellicola.

Cosa posso dire de Il Mio Vicino Totoro che non sia già stato detto? E’ un film meraviglioso, poetico, commovente, una successione gentile di emozioni delicate.

E’ un film per bambini (e quanto è stato bello vederlo in una sala piena di bambini, che si stupivano, si meravigliavano, commentavano, facevano domande ai genitori e si divertivano come solo i bambini sanno fare). La narrazione orientale, che si tratti di film d’animazione e non, racconti, fumetti, ha un ritmo diverso da quella occidentale. Ci sono momenti in cui la storia si ferma per lasciare spazio alla contemplazione delle emozioni. Questi momenti lenti sono accentuati nella narrazione per bambini, che deve dar tempo ai piccoli spettatori di assimilare quanto è appena successo, di prepararsi lo spirito per il prossimo evento. Il film a un adulto può apparire lento. Per un adulto che lo guarda con occhi di bambino il ritmo è perfetto.

La storia è semplicissima. Un padre e le sue due figlie di 8 e 4 anni si trasferiscono in una grande casa isolata, vicino al villaggio in cui si trova l’ospedale in cui è ricoverata la madre malata. Stavo per scrivere che il film parla delle avventure delle bambine. Ma non ci sono avventure in realtà, solo episodi di vita del tutto normale per due bambine in una grande casa circondata da una splendida natura. Gioie semplici, dolore per la mamma lontana e malata. E in questa normalità entra delicatamente, poche volte nel corso della storia, l’incontro con il fantastico. Con il poeticamente buffo Totoro, spirito protettore del grande albero, con il bellissimo Gattobus, uno stregatto di trasporto per creature fantastiche e i loro protetti.

I bambini li vedono. Gli adulti no. Ma sono adulti saggi e non mettono mai in dubbio la parola dei bambini e i bambini non hanno paura del mondo fantastico.

La storia è tutta qui. La vita che potreste aver vissuto anche voi a 4 o 8 anni, con Totoro che appare ogni tanto. Forse appariva anche a voi.

E’ bellissimo.

Hayao Miyazaki non ha mai cercato il limite estremo nella tecnica dell’animazione e degli effetti speciali, ha sempre e solo usato quello che era necessario per raccontare in modo giusto la storia. Anche se ha 21 anni sulle spalle, Il Mio Vicino Totoro regge bene il passare del tempo dal punto di vista tecnico. L’animazione è semplice ed essenziale, funzionale alla storia. Gli sfondi sono opere d’arte, testimonianze di uno dei temi prediletti da Miyazaki: l’amore per la natura.

Potrei andare avanti a scriverne per ore, tanto mi ha toccato e commosso, ma ho già scritto troppo: il film è essenziale e delicato e così dovrebbe essere una sua recensione. Andate a vederlo.

Intanto, eccovi il trailer:

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