Appunti di scrittura: 36 consigli da Umberto Eco

24 settembre 2009
Umberto Eco

Umberto Eco

Da bravo insegnante, bravo scrittore e da persona di spirito, Umberto Eco ha dispensato 36 suggerimenti per gli aspiranti scrittori.

Si tratta della traduzione e adattamento delle “Fumblerules on Grammar” scritte da William Safire nel 1979 (Grazie ad Andrea, che nei commenti individua la fonte originale dei consigli. Eco non la conosceva: nella Bustina di Minerva del 2000 in cui ha pubblicato i consigli di scrittura diceva di averle trovate su Internet, ma di non conoscerne l’autore).

Le semplici regolette di Eco, anche se scritte in tono scherzoso, sono sacrosante verità e fustigano alcuni dei più comuni errori commessi dagli scrittori, in erba e non.

In realtà in scrittura esistono solo due regole vere: leggere tanto e scrivere tanto. Il resto sono suggerimenti. Ma non rispettare alcuni suggerimenti, o violarli senza sapere bene cosa si sta facendo, rischia di compromettere la qualità del lavoro. E spesso “è il mio stile” non è una ragione per effettuare alcune scelte, è solo una scusa.

E dunque, ecco i trentasei suggerimenti di Umberto Eco. Facciamone tesoro.

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

18. Metti, le virgole, al posto giusto.

19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

36. Una frase compiuta deve avere

34 commenti

  • dr Jack 25 settembre 2009a13:47

    Come promesso lascio la mia opinione.
    Premetto che anni fa ho letto il Baudolino e l’ho trovato piacevole. Il nome della rosa mi è sembrato molto bello, ma ho visto solo il film.

    Non sono d’accordo su questi consigli (per quanto riguarda la narrativa)
    10: ho letto un articolo su internet e mentre andavo fare un backup del computer per connettermi al web mi sono fermato allo stop e dentro al bar ho visto una cameriera che subiva mobbing.
    L’inglese ormai è dentro di noi, è sbagliato chiamare elaboratore un computer. Ma sono d’accordo di evitare gli eccessi. Ad esempio Altieri (che mi piace moltissimo) usa parole che io eviterei come groundbreaking… in ogni caso per riassumere basterebbero le regole 29 e 34 senza una ad hoc.
    15: meglio togliere il “più o meno”
    16: non sempre.
    12: i paragoni sono come le metafore, basta non esagerare. Confermo invece che le frasi fatte sono da eliminare.
    14: in alcuni romanzi la volgarità va bene.
    29: vale sempre… NON solo all’inizio.

    Generale: molti dei consigli su menzionati sono da rivedere del tutto per i discorsi diretta in narrativa che hanno regole diverse, ma ho visto che avete un post dedicato ai dialoghi ;).

    Quindi sì, se vogliamo essere approssimativi questi consigli vanno bene.

  • ancos 27 settembre 2009a17:09

    Ed ecco la mia opinione.
    Secondo me Eco ha ragione da vendere, ma non tutto quello che ha detto e scritto regge il passare del tempo. Potrei citare il suo “Come riconoscere un film porno”, per esempio.

    Detto questo:
    10. sono d’accordo con dr. Jack. I tempi sono cambiati, alcune parole hanno una traduzione italiana, ma non sempre viene usata e farlo farebbe apparire innaturali dialoghi e descrizioni. Chi è che dice “elaboratore” a non “computer”?
    15. questo è un esempio dell’ironia con cui Eco ha scritto queste regole.
    16. troppo categorico. Darei ragione a dr Jack anche qui, ma aggiungo: solo se l’autore sa cosa sta facendo.
    12. vedi sopra.
    14. dipende dal contesto e dalla storia. In alcuni casi sarebbe innaturale non utilizzare termini ed espressioni volgari. Anche qui, inutilmente categorico.
    29. non sempre. Vedi i romanzi di Sanantonio di Frederic Dard. Lì di captatio benevolentiae non ce n’è manco a pagare. Eppure funzionano, oh, se funzionano.

    In generale: per me non esistono regole in scrittura, solo suggerimenti e strumenti. Però, nel momento in cui un autore decide di non seguire un suggerimento dovrebbe essere consapevole di quello che fa.

    Se proprio devo dichiararmi sorpreso per qualcosa, manca qualsiasi accenno agli avverbi: tutti gli scrittori dicono di eliminarli sempre, tutti e senza pietà.
    Che ne pensa Eco?

  • alessandro 16 ottobre 2009a9:19

    23. Nei ventidue suggerimenti precedenti la regola implicita (evidentemente non colta da Dr Jack) era: il modo in cui scrivo il suggerimento è un esempio dell’errore che vi dico di evitare. Ma qui dov’è l’errore?
    Ho il sospetto che il correttore automatico abbia giocato un brutto scherzo a Eco o a chi ha copiato qui le regole, perché gii accenti che ha usato per “né” e “perché” non sono né scorretti né inutili: sono quelli giusti, checché ne pensi (o meglio: ne scriva) quella che ormai è una maggioranza.

    26. Vero ma avrebbe dovuto specificare che è scorretto pluralizzarli a meno che non li si metta in corsivo, considerandoli non ancora assorbiti dalla lingua italiana.

    EDIT di Ancos: grazie della segnalazione sul punto 23, ho messo gli accenti sbagliati a beneficio dei lettori.

    • ancos 16 ottobre 2009a10:29

      Complimenti Alessandro, hai visto un errore che mi era completamente sfuggito. Non so se gli accenti corretti nel suggerimento 23 sono frutto di un errore del mio correttore ortografico o di quello di chi ha messo in giro i suggerimenti. Fatto sta che non me ne ero accorto! Mea culpa.

      Ho “corretto” l’articolo rimettendo gli accenti sbagliati 🙂

      Grazie della segnalazione.

  • alessandro 16 ottobre 2009a12:03

    Be ma allora dovresti correggere (o elimnare) la mia segnalazione, tanto per non farmi fare la figura di chi parla a sproposito più di quanto non la faccia già di solito.
    Grazie per i complimenti, che però non merito: trovare errori fa parte del mio mestiere (di redattore): di conseguenza, più che da lodare quando li vedo sarei da biasimare quando non li vedo…

  • Nishant 17 gennaio 2012a16:46

    Ottima lista scritta con molta ironia e con un otrografia innecepibile 😉

  • Marco Aurelio 30 gennaio 2012a18:53

    Forse mi sbaglio, ma questi non sono consigli che Eco dà nel suo “Come scrivere una tesi di laurea”?

    Perché, se venissero da lì, siamo così sicuri che dovremmo tenerne conto quando scriviamo narrativa? O non è meglio, piuttosto, dire che, porca troia, se io voglio un personaggio volgare, o se il mio racconto è scritto in Prima Persona e questa P.P. è un personaggio malefico, irrispettoso, cattivo, stupido o ignorante, o che semplicemente ama il turpiloquio, posso fargli dire qualunque cosa che lui direbbe se fosse vivo (cfr. le bestemmie di Voyage au bout de la nuit, il quale Bardamu non è nulla di quello che ho appena scritto, ma insomma, ci siam capiti)? (E scusate la retorica dell’ultima domanda, nonché la pletora di parentesi, la sigla e la sintassi ipertrofica 😛 )

    • Andrea 31 gennaio 2012a17:20

      Ciao Marco.

      Secondo me i principi della buona scrittura si applicano a qualsiasi tipo di scrittura.

      Quanto a consigli di Eco, sono appunto consigli – e dati in forma ironica -, non regole, e tutte le eccezioni che tu elenchi sono più che valide.
      Ma l’invito che fa Eco è: prima di “violare” uno dei consigli, assicurati di sapere cosa stai facendo. Di essere consapevole. L’abuso di subordinate è tale quando complica il discorso perché l’autore non è in grado di semplificarlo. Ma se sto scrivendo le parole di un personaggio prolisso, poco abituato a parlare, vanno bene. O se mi servono per ottenere, consapevolmente, un effetto. Stessa cosa il turpiloquio: un camionista che parla Oxford-style dopo un incidente non apparirebbe molto verosimile.
      Meglio imparare prima a scrivere in maniera chiara e semplice. Poi, con la padronanza del mezzo e lo sviluppo di uno stile personale, si potrà evitare (si dovrà evitare, in alcuni casi!) di seguire questi consigli, quando necessario.

      Ciao! 🙂

  • Fabio Del Sordo 31 gennaio 2012a12:26

    Eco ripete cose giá sentite, ma lo fa con un timbro differente.

  • Marco Aurelio 31 gennaio 2012a18:19

    @Andrea

    Avevo capito che erano solo consigli dati in forma ironica, e infatti ho risposto in maniera altrettanto ironica 🙂

    Sono meno d’accordo sul fatto che siano validi per ogni tipo di scrittura… Per come la vedo io la letteratura non è riducibile – come le tesi di laurea – ai contenuti, ma è una continua frizione tra i contenuti e la forma in cui tali contenuti si danno. La chiarezza del contenuto è uno dei molti stili possibili; ma a qualcuno, quando legge, piace anche perdersi nell’affabulazione, nel suono e nel ritmo largo della sintassi.

    Non esiste un metodo unico, ma ogni metodo dipende dall’oggetto che si vuole costruire. 🙂

  • pg8 31 gennaio 2012a19:36

    Se avete letto il Trattato di semiotica di Eco vi accorgerete che almeno il 50% dei suoi consigli non li rispetta lui per primo 🙂

  • Veleno 31 gennaio 2012a21:05

    Evita i puntini di sospensione? Costui non ha mai letto la Trilogia del nord di Celine.

  • paolo cammarano 1 febbraio 2012a1:35

    Eco è prorio il solito trombone..
    come giustamnete dice veleno..
    http://ilcriticodellavita.blogspot.com/2011/04/contro-leco-nel-senso-di-umberto-e-le.html

  • Ennio 2 febbraio 2012a18:05

    la lingua evolve, non è statica, inevitabilmente.

  • antonio stabile 3 febbraio 2012a9:51

    Nessuno può dettare uno stile, e chi lo accetta, dimostra di non averne uno proprio. E poi dipende da ciò che si scrive: una commedia, un dramma, un saggio, un libro di satira, non possono essere scritti usando il medesimo linguaggio. Mi pare abbastanza ovvio. Checché ne dica Eco. Kafka e Mark Twuain, sono agli antipodi e immensi entrambi.

  • Matteo Iacovella 4 febbraio 2012a1:09

    Al punto 34, vorrei far notare a Eco che si scrive “hapax” e non “apax”, benché l’etimo greco riconduca a “ἅπαξ”, apparentemente senza l’h iniziale, imprescindibile invece nella trascrizione.
    Mi perdoni la deformazione professionale.

  • andrea 4 febbraio 2012a15:36

    Queste regole sono molto simili (quando non la diretta traduzione) a quelle scritte da William Safire nel 1979 sul New York Times, che per altro in inglese suonano molto meglio.

    http://www.listsofnote.com/2012/01/fumblerules-of-grammar.html

    Quindi o Eco ha copiato brutalmente da lui (mi sembra difficile), oppure la vostra attribuzione è errata. Potreste chiarificare?

  • Andrea 4 febbraio 2012a17:22

    Ciao Andrea.

    Eco ha dispensato questi consigli in una Bustina di Minerva del 2000.
    Come puoi leggere qui

    http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/eco2/

    lui stesso ammette che si tratta di una traduzione e adattamento. Al contrario di te, non ne conosce l’autore originale.

    Quindi grazie per il tuo commento: dai un’informazione fondamentale. Modificherò l’articolo con l’attribuzione del testo originale a Safire.

  • antonio stabile 4 febbraio 2012a19:05

    Scusate, secondo me, non vale la pena, perdere tempo su un argomento simile. A prescindere che sia scritto sopra una scatola di fiammiferi, un rotolo di carta igienica o l’involucro di un cioccolatino.

  • piernicola 9 febbraio 2012a13:55

    Fatemi capire bene, C’è gente che sta corregendo Eco o che puntualizza qualcosa scritta da Eco o che si mette a discutere con Eco allo stesso livello? Cosa hanno pubblicato questi elementi? Ecco il problema dell’italia di questi giorni… tutti sanno fare tutto senz ain realtà saper fare un emerito ca++o. Scusate se non ho rispettato le regole del maestro Eco ma va bene lui è uno scrittore professionsita io no! E voi neanche

  • Chiara 9 febbraio 2012a14:46

    Sono d’accordissimo con Piernicola. Tutti a fare gli acidi e correggere e chiosare Umberto Eco. Va bene che ciascuno può dire quello che gli pare, ma perché cercare in tutti i modi di dimostrarsi meglio di uno grande come Eco?!

  • Marco Aurelio 9 febbraio 2012a14:52

    @Chiara e piernicola
    Scusatemi, ma non si può più nemmeno dire che non si è d’accordo? Ribadisco che secondo me questi consigli sono d’oro quando si tratta di scrivere un testo espositivo; invece per i consigli sulla scrittura creativa in rete se ne trovano di mille volte migliori, che guarda caso fanno molto meno riferimento a questioni di stile (come questioni di stile sono la maggior parte di ciò che consiglia Eco) e molto più a questioni strutturali.

  • Matteo 9 febbraio 2012a15:28

    @ Chiara e piernicola
    Nessuno sta criticando l’Opera di Eco in generale, ma lui è una persona come tante, e come tutti può commettere errori, come quello che ho notato io con “apax/hapax”. Leggete “Come si fa una tesi di laurea” e ritroverete molti di questi consigli copiati e incollati qui. Perciò non posso considerare questo articolo come originale e degno di stima assoluta. Ogni persona, a prescindere da quanti articoli, saggi, o romanzi abbia pubblicato o solo immaginato, è libera di esprimersi.

  • antonio stabile 10 febbraio 2012a12:49

    Forse ho commesso un reato di lesa maestà, senza rendermene conto: chiedo umilmete perdono e mi cospargo il capo di cenere. Farò uno shampo e con la testa fresca e lucente – dato che sono calvo – mi sentirò pulito e più che mai libero di criticare anche il Padreterno, con il quale sono in disaccordo su molte cose. Quindi, Umberto Eco, i suoi devoti e chi cazzo mi pare. Abbiate pazienza. Ciao!

  • antonio stabile 12 febbraio 2012a1:03

    …. e non riesco a resistere di dire, ai curatori di questa pagina, che c’è un pò di conformismo di troppo e che, a mio vviso, necessiterebbe di una bella ripulita dai tanti bacchettoni che la frequentano. Io, che ho 75 anni, modestamente, mi sento il più giovane tra tutti loro. In alternativa, suggerisco d’intavolare una bella e appassionante discussione sull’eresia catara, così la sera, possiamo andarcene tranquillamente tutti a letto. Buona notte!

  • piernicola 12 febbraio 2012a3:14

    Io sono un fotografo professionista (il che non vuol dire che io sia bravo ma solo che lo faccio per vivere) e ho i miei gusti. Reputo eccessivo considerare, ancora oggi, un fotografo per me ‘normale’ come Robert Capa uno dei più grandi maestri della fotografia. Quindi esprimo sempre il mio dissenso nei confronti di chi lo santifica e sottolineo molto candidamente che a me, del maestro Capa, non piace nessuna delle sue pur tanto osannate fotografie. Sono libero di criticare, di avere dei gusti personali, di esprimerli e di farlo anche non accettanto per forza la posizione di un artista universalmente riconosciuto come uno dei padri della fotografia (a torto o a ragione non sta a me dirlo, a me le sue foto non piacciono). Ma da qui a dire che non sapeva fotografare, che era scarso e che io gli sono superiore c’è una bella differenza, la stessa che passa tra adorare una persona famosa perchè ti paice o solo perchè è famosa… Posso solo dire che il suo stile a me non piace, preferendo per esempio Doisneau o Lewis Hine. In ogni caso il valore della fotografia più brutta di Capa è superiore alla migliore tra le mie e DEVO ammetterlo. Si chiama buona educazione e buon senso.

  • antonio stabile 14 febbraio 2012a3:23

    Gentile Piernicola,
    non capisco se la conclusione della sua nota é generica o si riferisce, in qualche modo, a me. In tal caso, debbo farle notare che è molto difficile, alla mia età, educarmi – o diseducarmi – secondo canoni differenti da quelli consolidati nel corso di una vita, basati su scelte di libertà definitive e irrinunciabili. E, sempre nell’ipotesi che lei si riferisca al sottoscritto, al contrario dell’opinione che lei ha del suo collega famoso, io nutro grande ammirazione per Eco, in qualità di scrittore. Ma non altrettanto nella presunzione di mettersi in cattedra a erudire il pupo. Così in politica, come in tutto il resto. Se, invece, l’obiettivo del suo pensiero era altro, e più generale, le domando scusa e la saluto.

  • piernicola 15 febbraio 2012a14:26

    Caro @Antonio Stabile,
    l’esperienza consolidata nel corso di una vita, purtroppo non è stata ancora sufficiente a farti notare che la netiquette, cioè l’insieme di ‘norme’ che regolamentano il web, prevede l’utilizzo del simbolo ‘@’ come prefisso al nome quando ci si rivolge ad una persona in particolare, come ho fatto all’inizio di questa mia risposta. Rimane invece universalmente riconosciuto il fatto che l’assenza di quel simbolo, o un più semplice di un nome proprio, sia da intendersi come risposta generica.

    Ciononostante se lei fa parte della catagoria generica ‘di gente che no ha mai publbicaot niente o niente di valido e nonostante ciò critica Eco’ il mio intervneto è da riferirsi genericamente rivolto ANCHE a lei, ten uto in ultima anlaisi conto del fatto che qui si critica Eco per il suo stile no certo per il suo universalmente noto come odioso carattere.

    Criticarlo come educatore o come vicino di casa è plausibile, criticarlo invece come scrittore, se anche a me piacesse uno stile alla Bukowski, cioè diametralmente opposto ad Eco, secondo il mio punto di vista, è addirittura allarmante.

  • antonio stabile 16 febbraio 2012a0:43

    Suppongo che lei sappia leggere. O si fa leggere le note da altri? Mi sembrava di aver espresso chiaramente il mio pensiero sull’ Eco scrittore. Si vede che il suo lettore-scrivano ha omesso di informarla. Ammetto la sua superiorità su ciò che riguarda internet, il Web e il pc in generale, tutte cose, nei cui confronti, ho una conoscenza e una dimestichezza molto inferiori di quanto lei ne abbia sullo stile (e la sintassi) della lingua italiana. Debbo anche farle notare che non è necessario essere scrittori per giudicare, o addirittura criticare uno scrittore; così come non necessita essere idraulici per valutare se il lattoniere che abbiamo chiamato a casa, ha fatto o no, un buon lavoro. Concludo, informandola, per quel che può servire, che, poco più che ventenne, scrivevo satira sugli stessi giornali di Garinei e Giovannini, Marchesi e Metz, Age e scarpelli, Dino Verde, Massimo Simili, Walter Chiari e tanti altri, divenuti in seguito i maestri della commedia all’italiana. Poi ho fatto altro, per oltre quarant’anni. Più che altro, casini. Ora ho deciso di riprendere a dcrivere, promettendo – in considerazione della mia veneranda età – di togliere, a breve, il disturbo, definitivamente. Sono nelle sue mani! Buonanotte.

  • antonio stabile 16 febbraio 2012a1:21

    Sono lieto che, grazie a me e a @@@Piernicola, questo blog (si dice così?) ha acquistato un pò di vivacità. Diamoci tutti una mossa e cerchiamo di litigare in allegria, quanto più è possibile. Senza timori! Le zuffe virtuali non provocano lividi.

  • Matteo 16 febbraio 2012a11:33

    Ah no, Antonio, grazie, ma la vita per me è già così difficile da non voler mai bisticciare 🙂 Comunque ho seguito tutta la querelle sviluppatasi ed ho apprezzato questo “scambio” di opinioni…

  • antonio stabile 16 febbraio 2012a12:51

    Non puoi avere idea della mia, caro Matteo! Per questo ho rivolto il mio invito – in tono scherzoso, ovviamente – ad essere meno seriosi, pur non rinunciando a trattare argomenti impegnativi: si può, ti assicuro. La tua nota è gia un contributo a far entrare un pò di aria fresca.

  • Matteo 16 febbraio 2012a13:24

    Trovo che hai completamente ragione su questo!

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