
Umberto Eco
Da bravo insegnante, bravo scrittore e da persona di spirito, Umberto Eco ha dispensato 36 suggerimenti per gli aspiranti scrittori.
Si tratta della traduzione e adattamento delle “Fumblerules on Grammar” scritte da William Safire nel 1979 (Grazie ad Andrea, che nei commenti individua la fonte originale dei consigli. Eco non la conosceva: nella Bustina di Minerva del 2000 in cui ha pubblicato i consigli di scrittura diceva di averle trovate su Internet, ma di non conoscerne l’autore).
Le semplici regolette di Eco, anche se scritte in tono scherzoso, sono sacrosante verità e fustigano alcuni dei più comuni errori commessi dagli scrittori, in erba e non.
In realtà in scrittura esistono solo due regole vere: leggere tanto e scrivere tanto. Il resto sono suggerimenti. Ma non rispettare alcuni suggerimenti, o violarli senza sapere bene cosa si sta facendo, rischia di compromettere la qualità del lavoro. E spesso “è il mio stile” non è una ragione per effettuare alcune scelte, è solo una scusa.
E dunque, ecco i trentasei suggerimenti di Umberto Eco. Facciamone tesoro.
1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere






[...] veloce per dare uno spunto agli aspiranti scrittori, su twitter ho trovato 36 appunti di scrittura, vi saranno utili, quando andate in tilt [...]
Come promesso lascio la mia opinione.
Premetto che anni fa ho letto il Baudolino e l’ho trovato piacevole. Il nome della rosa mi è sembrato molto bello, ma ho visto solo il film.
Non sono d’accordo su questi consigli (per quanto riguarda la narrativa)
10: ho letto un articolo su internet e mentre andavo fare un backup del computer per connettermi al web mi sono fermato allo stop e dentro al bar ho visto una cameriera che subiva mobbing.
L’inglese ormai è dentro di noi, è sbagliato chiamare elaboratore un computer. Ma sono d’accordo di evitare gli eccessi. Ad esempio Altieri (che mi piace moltissimo) usa parole che io eviterei come groundbreaking… in ogni caso per riassumere basterebbero le regole 29 e 34 senza una ad hoc.
15: meglio togliere il “più o meno”
16: non sempre.
12: i paragoni sono come le metafore, basta non esagerare. Confermo invece che le frasi fatte sono da eliminare.
14: in alcuni romanzi la volgarità va bene.
29: vale sempre… NON solo all’inizio.
Generale: molti dei consigli su menzionati sono da rivedere del tutto per i discorsi diretta in narrativa che hanno regole diverse, ma ho visto che avete un post dedicato ai dialoghi
.
Quindi sì, se vogliamo essere approssimativi questi consigli vanno bene.
Ed ecco la mia opinione.
Secondo me Eco ha ragione da vendere, ma non tutto quello che ha detto e scritto regge il passare del tempo. Potrei citare il suo “Come riconoscere un film porno”, per esempio.
Detto questo:
10. sono d’accordo con dr. Jack. I tempi sono cambiati, alcune parole hanno una traduzione italiana, ma non sempre viene usata e farlo farebbe apparire innaturali dialoghi e descrizioni. Chi è che dice “elaboratore” a non “computer”?
15. questo è un esempio dell’ironia con cui Eco ha scritto queste regole.
16. troppo categorico. Darei ragione a dr Jack anche qui, ma aggiungo: solo se l’autore sa cosa sta facendo.
12. vedi sopra.
14. dipende dal contesto e dalla storia. In alcuni casi sarebbe innaturale non utilizzare termini ed espressioni volgari. Anche qui, inutilmente categorico.
29. non sempre. Vedi i romanzi di Sanantonio di Frederic Dard. Lì di captatio benevolentiae non ce n’è manco a pagare. Eppure funzionano, oh, se funzionano.
In generale: per me non esistono regole in scrittura, solo suggerimenti e strumenti. Però, nel momento in cui un autore decide di non seguire un suggerimento dovrebbe essere consapevole di quello che fa.
Se proprio devo dichiararmi sorpreso per qualcosa, manca qualsiasi accenno agli avverbi: tutti gli scrittori dicono di eliminarli sempre, tutti e senza pietà.
Che ne pensa Eco?
23. Nei ventidue suggerimenti precedenti la regola implicita (evidentemente non colta da Dr Jack) era: il modo in cui scrivo il suggerimento è un esempio dell’errore che vi dico di evitare. Ma qui dov’è l’errore?
Ho il sospetto che il correttore automatico abbia giocato un brutto scherzo a Eco o a chi ha copiato qui le regole, perché gii accenti che ha usato per “né” e “perché” non sono né scorretti né inutili: sono quelli giusti, checché ne pensi (o meglio: ne scriva) quella che ormai è una maggioranza.
26. Vero ma avrebbe dovuto specificare che è scorretto pluralizzarli a meno che non li si metta in corsivo, considerandoli non ancora assorbiti dalla lingua italiana.
EDIT di Ancos: grazie della segnalazione sul punto 23, ho messo gli accenti sbagliati a beneficio dei lettori.
Complimenti Alessandro, hai visto un errore che mi era completamente sfuggito. Non so se gli accenti corretti nel suggerimento 23 sono frutto di un errore del mio correttore ortografico o di quello di chi ha messo in giro i suggerimenti. Fatto sta che non me ne ero accorto! Mea culpa.
Ho “corretto” l’articolo rimettendo gli accenti sbagliati
Grazie della segnalazione.
Be ma allora dovresti correggere (o elimnare) la mia segnalazione, tanto per non farmi fare la figura di chi parla a sproposito più di quanto non la faccia già di solito.
Grazie per i complimenti, che però non merito: trovare errori fa parte del mio mestiere (di redattore): di conseguenza, più che da lodare quando li vedo sarei da biasimare quando non li vedo…
Ottima lista scritta con molta ironia e con un otrografia innecepibile
Forse mi sbaglio, ma questi non sono consigli che Eco dà nel suo “Come scrivere una tesi di laurea”?
Perché, se venissero da lì, siamo così sicuri che dovremmo tenerne conto quando scriviamo narrativa? O non è meglio, piuttosto, dire che, porca troia, se io voglio un personaggio volgare, o se il mio racconto è scritto in Prima Persona e questa P.P. è un personaggio malefico, irrispettoso, cattivo, stupido o ignorante, o che semplicemente ama il turpiloquio, posso fargli dire qualunque cosa che lui direbbe se fosse vivo (cfr. le bestemmie di Voyage au bout de la nuit, il quale Bardamu non è nulla di quello che ho appena scritto, ma insomma, ci siam capiti)? (E scusate la retorica dell’ultima domanda, nonché la pletora di parentesi, la sigla e la sintassi ipertrofica
)
Eco ripete cose giá sentite, ma lo fa con un timbro differente.
Ciao Marco.
Secondo me i principi della buona scrittura si applicano a qualsiasi tipo di scrittura.
Quanto a consigli di Eco, sono appunto consigli – e dati in forma ironica -, non regole, e tutte le eccezioni che tu elenchi sono più che valide.
Ma l’invito che fa Eco è: prima di “violare” uno dei consigli, assicurati di sapere cosa stai facendo. Di essere consapevole. L’abuso di subordinate è tale quando complica il discorso perché l’autore non è in grado di semplificarlo. Ma se sto scrivendo le parole di un personaggio prolisso, poco abituato a parlare, vanno bene. O se mi servono per ottenere, consapevolmente, un effetto. Stessa cosa il turpiloquio: un camionista che parla Oxford-style dopo un incidente non apparirebbe molto verosimile.
Meglio imparare prima a scrivere in maniera chiara e semplice. Poi, con la padronanza del mezzo e lo sviluppo di uno stile personale, si potrà evitare (si dovrà evitare, in alcuni casi!) di seguire questi consigli, quando necessario.
Ciao!
@Andrea
Avevo capito che erano solo consigli dati in forma ironica, e infatti ho risposto in maniera altrettanto ironica
Sono meno d’accordo sul fatto che siano validi per ogni tipo di scrittura… Per come la vedo io la letteratura non è riducibile – come le tesi di laurea – ai contenuti, ma è una continua frizione tra i contenuti e la forma in cui tali contenuti si danno. La chiarezza del contenuto è uno dei molti stili possibili; ma a qualcuno, quando legge, piace anche perdersi nell’affabulazione, nel suono e nel ritmo largo della sintassi.
Non esiste un metodo unico, ma ogni metodo dipende dall’oggetto che si vuole costruire.
Se avete letto il Trattato di semiotica di Eco vi accorgerete che almeno il 50% dei suoi consigli non li rispetta lui per primo
Evita i puntini di sospensione? Costui non ha mai letto la Trilogia del nord di Celine.
Eco è prorio il solito trombone..
come giustamnete dice veleno..
http://ilcriticodellavita.blogspot.com/2011/04/contro-leco-nel-senso-di-umberto-e-le.html
la lingua evolve, non è statica, inevitabilmente.
Nessuno può dettare uno stile, e chi lo accetta, dimostra di non averne uno proprio. E poi dipende da ciò che si scrive: una commedia, un dramma, un saggio, un libro di satira, non possono essere scritti usando il medesimo linguaggio. Mi pare abbastanza ovvio. Checché ne dica Eco. Kafka e Mark Twuain, sono agli antipodi e immensi entrambi.
Al punto 34, vorrei far notare a Eco che si scrive “hapax” e non “apax”, benché l’etimo greco riconduca a “ἅπαξ”, apparentemente senza l’h iniziale, imprescindibile invece nella trascrizione.
Mi perdoni la deformazione professionale.
Queste regole sono molto simili (quando non la diretta traduzione) a quelle scritte da William Safire nel 1979 sul New York Times, che per altro in inglese suonano molto meglio.
http://www.listsofnote.com/2012/01/fumblerules-of-grammar.html
Quindi o Eco ha copiato brutalmente da lui (mi sembra difficile), oppure la vostra attribuzione è errata. Potreste chiarificare?
Ciao Andrea.
Eco ha dispensato questi consigli in una Bustina di Minerva del 2000.
Come puoi leggere qui
http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/eco2/
lui stesso ammette che si tratta di una traduzione e adattamento. Al contrario di te, non ne conosce l’autore originale.
Quindi grazie per il tuo commento: dai un’informazione fondamentale. Modificherò l’articolo con l’attribuzione del testo originale a Safire.
Scusate, secondo me, non vale la pena, perdere tempo su un argomento simile. A prescindere che sia scritto sopra una scatola di fiammiferi, un rotolo di carta igienica o l’involucro di un cioccolatino.