Appunti di scrittura: le dieci regole di scrittura di Elmore Leonard

270px-Elmore_LeonardContinuiamo a pubblicare consigli e regole di scrittura di grandi autori. Dopo i 36 consigli di Umberto Eco è il turno dei dieci comandamenti di Elmore Leonard, il maestro del dialogo.

Leonard non ha scritto narrativa di genere, però ha all’attivo un gran numero di western. Di sicuro conoscete le sue opere, se non altro nelle loro trasposizioni cinematografiche. E’ l’autore di Get Shorty, Out of Sight, Jackie Brown, giusto per fare qualche titolo.

Mentre i consigli di Eco sono suggerimenti validi scritti in tono ironico, le dieci regole di Leonard sono imperativi secchi e categorici.

Francamente non credo nelle regole rigide. In scrittura io penso che esistano strumenti e suggerimenti che vanno rispettati fino al momento in cui si capisce a cosa servano e si sia pronti ad adattarli al proprio stile e alla propria storia. Oltre alla diffidenza verso gli imperativi, penso che alcune delle regole siano più una sintesi dello stile di Leonard, che dei suggerimenti con carattere universale. Quindi non le condivido al 100%. Ma è sempre interessante vedere quali regole si è dato uno scrittore di successo.

  1. Niente descrizioni ambientali, di solito il lettore passa direttamente ai personaggi.
  2. Niente prologhi, infastidiscono chi legge.
  3. Usare il dialogo tra virgolette e introdurre le battute esclusivamente con “dice”.
  4. Non accostare nessun avverbio al verbo “dire” (vietato “dice improvvisamente).
  5. Fare poco uso di esclamativi, la giusta misura è 2 o 3 ogni 100mila parole.
  6. Non usare l’avverbio “improvvisamente”.
  7. Utilizzare con misura frasi di gergo, straniere o dialettali.
  8. Niente descrizioni dettagliate dei personaggi (modello di sinteticità, Hemingway).
  9. Condensare al massimo luoghi e situazioni per non rallentare il pathos dell’azione.
  10. Eliminare senza scrupoli le parti che il lettore salterebbe.

3 risposte a “Appunti di scrittura: le dieci regole di scrittura di Elmore Leonard”

  1. Passo di nuovo a disturbare :p.
    1 e 2 sono d’accordo in linea di massima, ma sono un po’ vaghe dette così :p.
    Sulla regola 3 sono in dubbio. Anche Stephen King nel suo manuale sulla scrittura di genere dice lo stesso. Ma non mi convince. D’accordo sull’evitare parole troppo ricercate tipo “proferì” o “esternò”, ma secondo me in alcuni casi è utile scrivere “gridò” invece che “disse”. Forse è una questione di lingua italiana/inglese.

    Sul resto sono d’accordo, anche se un avverbio, quando non si può evitare in nessun modo, ci può stare. Insomma, se non c’è un verbo o un sostantivo che può sostituire l’avverbio e la frase senza viene snaturata allora io considererei di tenerlo.

    Improvvisamente mi sono accorto che 4 e 9 si accaniscono su un avverbio, Leonard deve odiarlo proprio :p. (scherzi a parte sono d’accordo anche su quello)

  2. Sei sempre il benvenuto 🙂

    1 e 2 sono troppo vaghe e, come tutte le altre, imperative. Seguendo queste due regole non avremmo mai avuto Il Signore degli Anelli, per dire.

    3 Io penso che le parole possano essere belle. E a volte un “sussurrare” può essere più suggestivo di una descrizione che faccia capire che quando il personaggio parla, lo fa a bassa voce.

    Avverbi: nelle descrizioni si possono eliminare. Ma nei dialoghi non per forza. Le persone usano avverbi quando parlano, eliminarli farebbe suonare il dialogo un po’ artificiale, secondo me.

    Come ho scritto nell’articolo, penso che le regole, ma preferisco “suggerimenti”, siano molto importanti e per chi inizia siano una benedizione: evitano un sacco di errori e aiutano a essere chiari nella scrittura.

    Una volta che uno le ha assimilate e ha sviluppato un suo stile, può anche iniziare a far sussurrare i personaggi 😉
    Per me l’importante è che chi scrive sappia cosa sta facendo, non che violi una “regola” per puro spirito di ribellione – o perché non ha voglia di impararle.

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