Up! L’ultimo capolavoro della Pixar è, in effetti, un capolavoro

26 ottobre 2009

up_pixar_one-sheet_poster_022Immagino che ormai abbiate visto tutti Up, l’ultimo cartone animato in 3D prodotto dalla Pixar e distribuito dalla Disney.

Il catalogo della Pixar fa impressione: non ha mai realizzato un film brutto. Si va dai film divertenti, ma non memorabili, come Ratatouille, Cars e A Bug’s Life a capolavori come Monsters & Co. e Wall-E.
Up fa parte senza dubbio della seconda categoria.

Come ogni buon film fantastico, una volta tolti da Up gli elementi che lo separano dalla realtà, case sollevate da palloncini, cani con collari che traducono in linguaggio umano i loro latrati, uccelli giganti e terre perdute, rimane una storia solida, avvincente, emozionante, che parla di persone, di promesse, di responsabilità e di scelte.

Una storia raccontata con una sintesi e un’economia di immagini da manuale di sceneggiatura. Mentre la maggior parte dei film in 3D di oggi pare essere una raccolta di riferimenti e citazioni pop, buttate lì per allungare il brodo e fare l’occhiolino agli adulti (DreamWorks, parlo proprio di te!), i film della Pixar si concentrano su una cosa sola: la storia dei loro personaggi.

La prima parte di Up, che ci racconta la vita di Carl da bambino sognatore a vecchio brontolone, è magistrale. Un montaggio privo di dialogo che non racconta, ma mostra tutta la sua vita, gli eventi che lo hanno formato e portato a essere la persona che è all’inizio del film. Dopo questa carrellata, potevo dire di conoscere Carl come se avessi passato la vita con lui. E come conseguenza, avevo il timore che avrei assistito anche alla sua morte.

Timore, sì, perché gli sceneggiatori e registi Pete Docter e Bob Peterson sono riusciti a costruire una macchina che assume il totale controllo delle nostre emozioni. Di scena in scena ci fanno ridere, preoccupare, spaventare, tirare un sospiro di sollievo, emozionare, impaurire. A seconda della loro volontà, ridiamo o piangiamo dei personaggi e con i personaggi del film.

E la successione di emozioni che sono stati in grado di suscitare è ritmata in modo perfetto. La sequenza esilarante che chiude il primo tempo ci inchioda alla poltrona: ovunque andranno questi personaggi, noi vogliamo andare con loro (in realtà io alla fine del primo tempo più che stare inchiodato sulla poltrona, volevo andare a comprare il biglietto per lo spettacolo successivo e rivedere il film).
La sequenza drammatica che chiude il secondo atto del film ci lascia disperati e preoccupati. Io e molti altri in sala abbiamo pensato “è tutto perduto, come possiamo uscire da questa situazione?” Alcuni dei bambini in sala lo hanno detto ad alta voce.
Le emozioni del terzo atto ci fanno uscire dal cinema così sollevati e contenti da sembrare tirati in cielo da una nuvola di palloncini colorati.

Questa empatia dimostra che Up non è un film di situazioni, ma un film di personaggi. Ognuno dei personaggi principali ha il suo arco di storia, non semplici momenti, che lo porta a cambiare, a crescere e trovare la sua strada, in un modo che si armonizza con l’arco che compie la storia principale.

E’ interessante vedere come anche la Pixar stia seguendo un arco, una sorta di evoluzione. Ogni film ha temi più maturi e profondi dei precedenti. Anche se le storie sono sempre destinate a un pubblico di bambini e adatte alla loro sensibilità, c’è una maturazione delle situazioni che la Pixar offre ai suoi spettatori. Come se avesse iniziato a produrre per bambini piccoli con Toy Story 1 e di anno in anno realizzasse un film adatto all’età raggiunta da quei primi spettatori. Forse non è un caso se Toy Story 3 inizierà con Andy ormai cresciuto che va al college lasciandosi alle spalle i giocattoli della sua infanzia.

Ultima considerazione: il 3D. Di film in film la mia opinione non cambia: è sicuramente una tecnologia affascinante e vedere i paesaggi di Up in tre dimensioni è uno spettacolo in sé. Ma il 3D non aggiunge niente alla storia, anzi, forse l’effetto di realismo della terza dimensione toglie un po’ di dimensione favolistica. Io vi consiglio di risparmiare qualche soldo e vederlo in 2D, così non vi dovrete neanche preoccupare degli occhiali che vi volano via dalla faccia quando vi piegate in due per le risate. Per un film in cui il 3D dovrebbe essere funzionale alla storia bisogna aspettare Avatar.

E poi, nei cinema in cui il film viene proiettato in 3D manca il tradizionale cortometraggio di apertura, che vi inserisco qui sotto, nel caso non lo abbiate visto in sala.

In sintesi: Up. Meraviglioso.

3 commenti

  • BACo 27 ottobre 2009a10:00

    Il fatto che i film della Pixar stiano avendo un’evoluzione è innegabile, e devo dire, più che apprezzata. Devo dire che nutro alcuni dubbi su quanto Up! sia un film ancora completamente adatto ad un pubblico di giovane età.
    Senza dubbio molte scene parlano ai bambini quanto agli adulti e per quanto evocativo, comunicativo, commovente e potente, l’intro della storia del protagonista ha lasciato confusi i bambini che erano in sala con me. Ma in effetti è stato solo un momento.
    Per quanto mi sia dispiaciuto di non aver visto il tipico corto della pisar, in realtà credo che il 3D, per quanto non funzionale alla storia, sia piacevole e dia un tocco artistico più profondo all’intera opera. Preferisco un 3D utilizzato in questo modo, senza scene che forzatamente cercano di uscire dallo schermo, piuttosto che oscenità come Valentino di Sangue 3D (che grazie al cielo non ho visto, ma ho avuto il dispiacere di sentire raccontato) o come quella delizia di Coraline, dove alcune scene 3D stavano là più per stupire che altro. Anzi, alle volte distraevano dal contesto, con questi oggetti eccessivamente “fuori”.
    In Up! invece è perfettamente bilanciato con la storia, le scene non cercano di uscire dallo schermo tanto per stupire. Quelle che ci sono, stanno lì perchè servono, ed il fatto che siano in 3D è quasi accidentale.
    L’unico biasimo è verso i gestori delle sale cinematografiche italiane: se il 3D serve a rilanciare il cinema contro l’aggressione dell’home video, alzare i prezzi non giocherà a favore.

    Ad ogni modo, l’attesa per Up! è stata ripagata ben oltre le aspettative! Sebbene abbia pianto (eh si, 105Kg che piangono al cinema sono una sorpresa), è forse il più bel film che abbia visto negli ultimi 10 anni.

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