Recensione di “Immortali” di Maria Elena Cristiano

13 febbraio 2010

4948_1012395769648_1817660436_20800_5091584_nImmortali, di Maria Elena Cristiano, edito da Kimerik,  è un romanzo curioso. Cercherò di parlarne senza dare troppi dettagli della trama, perché è ricco di sorprese e colpi di scena che non voglio rivelare.

I primi capitoli sembrano raccontare una storia che riprende molti luoghi comuni dell’urban fantasy, o meglio ancora del thriller fantasy con tracce di horror. In più di una occasione mi ha riportato alla mente, per eventi e ambientazioni, il Pendolo di Focault di Eco. Abbiamo una giovane donna, razionale studentessa di medicina, che viene strappata dalla sua quotidianità e trascinata in un mondo di misteri, sette segrete, persone avide di potere e antichi rituali volti a donare l’immortalità.

Negli ultimi è evidente che la strada seguita è completamente differente, sia dal romanzo di Eco, che da tutto il tradizionale filone dell’urban fantasy. Ma soprattutto, sono differenti gli scopi che si prefigge Maria Elena Cristiano. L’autrice non cerca di accrescere l’alone di mistero dietro sette esoteriche e religioni antiche, non incunea la sua storia in anfratti e zone d’ombra del mito, ma anzi, con piglio positivista, attacca e abbatte i miti e li denuncia come elaborati inganni orditi da alcuni potenti e ambiziosi, che usano la superstizione per giustificare la loro pretesa di potere.

Per tutto il romanzo la Cristiano disorienta il lettore creando situazioni tipiche, per non dire prevedibili e scontate, salvo poi imprimere alla storia una direzione diversa e sorprendente. Anche coraggiosa, nel finale amaro.

Devo riconoscere una certa originalità alla trama, anche se per vedere le prime sorprese che permettono di rendersi conto di non avere tra le mani il “solito” urban fantasy bisogna aspettare troppe pagine. Lo stile, invece, non è ancora all’altezza dell’inventiva e ritrovo molti dei problemi tipici dell’autore esordiente. La scrittura è poco uniforme: alcuni dialoghi sono ispirati, ma la maggior parte delle descrizioni sono piatte e monotone. In alcuni scambi di battute si cerca una raffinatezza ed elaborazione di espressione che non è propria del linguaggio quotidiano, mentre altre battute sono prive di verve. Le parti didascaliche sono veri e propri blocchi di infodumping enciclopedico. Alcune parti scritte con un linguaggio accessibile vengono rallentate, più che impreziosite, da un qualche termine medico, sempre usato correttamente, ma che risulta troppo tecnico per il lettore occasionale, lasciato lì com’è in mezzo alla frase, senza nessuna spiegazione. Infine, problema che si ritrova anche in autori più esperti, troppo, troppo, troppo spesso storia e azione vengono raccontate più che mostrate. Questo soprattutto verso la metà della prima parte del romanzo, in cui appaiono una serie di flashback che potevano essere evitati strutturando diversamente la narrazione.

Sembra che per tutto il romanzo la Cristiano sia indecisa tra usare un linguaggio e uno stile narrativo semplice o uno più elaborato. Penso che avrebbe potuto utilizzare agevolmente uno dei due, invece si è incastrata in una via di mezzo che non mi convince del tutto.

Questo stile a volte porta a passaggi poco chiari o contraddittori. Uno per tutti, quello che porta a prendere una decisione cruciale per il finale della storia (occhio allo spoiler): “Secondo qualcuno il bene di molti vale il sacrificio di pochi o di uno: David era assolutamente convinto che nulla valesse quanto la vita di sua figlia.” Messa così questa frase non ha senso. “Data la premessa: facciamo il contrario.” Rileggendo e semplificando, il periodo si può ricostruire in maniera più ordinata e logica.

Nel corso della narrazione vi sono alcuni errori logici. Per esempio, alla fine della prima parte del romanzo i due protagonisti decidono di fuggire e nascondersi dalla setta che dà loro la caccia. All’inizio della seconda parte li ritroviamo qualche anno dopo, intenti a vivere la nuova vita che si sono costruiti. Hanno avuto delle difficoltà perché non hanno potuto utilizzare le ricchezze depositate sul conto in banca di uno di loro, per non destare sospetti nella setta. Però utilizzano i loro nomi reali. Uno dei due riprende la carriera che aveva abbandonato prima dell’inizio della storia. Mi pare poco credibile che la loro prudenza arrivi al punto di non usare un conto in banca che potrebbe essere sorvegliato, ma non al punto di costruirsi una nuova identità (e avrebbero i mezzi per farlo: uno dei due ha poteri telepatici). Come mi pare poco credibile e minacciosa una setta così organizzata da poter sorvegliare i movimenti di un conto bancario, ma in cui nessuno pensi di prendere in mano un elenco del telefono.

Non sono riuscito ad appassionarmi a nessuno dei personaggi della storia. L’unico che mi pareva interessante è stato bruciato prima di potersi sviluppare completamente: doppiogiochista, viene scoperto appena cerca di mettere in atto il suo piano da uno dei protagonisti, che ha acquistato capacità telepatiche. Nella logica della storia questo è corretto: il telepate legge i pensieri del traditore e ne anticipa il tradimento. Il personaggio non sparisce e svolge un ruolo anche nella seconda parte del romanzo, ma ormai ero distaccato anche da lui. Ristrutturando gli eventi della storia, poteva essere utilizzato meglio, farlo entrare ancora di più nelle mie simpatie e rendere il suo tradimento (e le rivelazioni associate ad esso, che lo trasformano da simpatico mascalzone a mascalzone e basta) un evento più forte e sorprendente.

Nessuno degli altri personaggi mi ha impressionato. I protagonisti spesso risultano artificiali e antipatici. Nel libro compaiono molti personaggi che nascono e muoiono nell’arco di pochi capitoli, senza lasciare una grande traccia. Forse concentrarsi su un cast più ristretto avrebbe permesso di creare personaggi più interessanti. Purtroppo, tra le figure più deboli c’è quella del cattivo, che è un personaggio fondamentale per la riuscita di un thriller come questo.

Il momento peggiore per i protagonisti e per il cattivo è proprio il finale del libro. Anche qui l’autrice crea una situazione già vista e poi le imprime una svolta sorprendente. Però nelle ultime pagine i due protagonisti fanno un passo indietro e da personaggi attivi diventano passivi. Si limitano a reagire a quello che succede tra un personaggio importante sì, ma introdotto solo nella seconda parte della storia, e il cattivo, che si comporta come la peggiore macchietta di cattivo di serie b e inanella una serie di errori che causano la sua caduta. Probabilmente l’idea era quella di descrivere l’impotenza dei due protagonisti di fronte alla corruzione di qualcosa che era puro e per loro importante. Ma il risultato non è ottimale. L’epilogo, poi, in cui i protagonisti cercano di trovare una soluzione a questa corruzione, viene tirato via in un dialogo di due pagine: mostrato e non raccontato.

Immortali non mi è piaciuto. Devo sottolineare la sorprendete originalità della trama. Lo stile narrativo e i personaggi però non mi hanno mai affascinato e tirato dentro la storia. Avrei potuto abbandonarlo in qualsiasi momento senza avere la curiosità di sapere come va a finire. Maria Elena Cristiano ha al suo attivo alcuni racconti brevi e infatti si vede una certa capacità nel raccontare, superiore rispetto ad altri romanzieri esordienti, e una capacità di immaginare e descrivere situazioni forti molto sviluppata. Ma deve ancora farsi le ossa per evitare alcune delle ingenuità comuni negli autori che non hanno ancora la completa padronanza della scrittura e non hanno ancora sviluppato uno stile proprio. Secondo me Immortali necessitava di una ulteriore rilettura e riscrittura, per eliminare alcune scene e personaggi che non aggiungono niente alla trama, risolvere alcune scene raccontate e non mostrate, rendere più scorrevoli alcuni dialoghi.

Ecco il book trailer di Immortali.

2 commenti

  • Marilena Cristiano 14 febbraio 2010a17:33

    Non sono assolutamente d’accordo con la critica redatta sul romanzo Immortali. L’ho letto tutto d’un fiato, ho trovato la trama non solo interessante ed innovativa, ma la tecnica narrativa usata dalla scrittrice fluida, interessante, scorrevole ed accattivante. Credo che Immortali sia un ottimo romanzo d’esordio, che merita attenzione ed una lettura meno tecnica e più “artistica”. Sono certo che la scrittrice non tarderà a farsi notare e consiglio caldamente il romanzo a chi ha voglia di tuffarsi in un mondo fatto di misteri da svelare.
    Andrea.

  • Marilena Cristiano 14 febbraio 2010a17:44

    Ho postato il commento di uno dei lettori, Andrea De Cesare, che hanno letto la tua recensione del mio romanzo. Non tutti, per mia fortuna, concordano con quanto hai scritto. Comunque ogni opinione, per quanto opinabile, è rispattabile.
    Maria Elena Cristiano

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