Alice in Wonderland: la mia recensione

14 marzo 2010
Locandina di Alice in Wonderland

Locandina di Alice in Wonderland

Alice in Wonderland, l’ultimo film della trimurti Tim Burton, Johnny Depp, Helena Bonham Carter mi ha annoiato parecchio. E mi è dispiaciuto. Il paese delle meraviglie di Alice è il territorio ideale per la fantasia di Burton e quando il regista annunciò che avrebbe realizzato un film ispirato all’opera di Lewis Carroll, nessuno fu sorpreso: era inevitabile, prima o poi lo avrebbe fatto. E lo ha fatto. Male.

I problemi della pellicola sono tutti nella sceneggiatura. C’è un baratro tra la realizzazione visiva, splendida, affascinante, coinvolgente, e la parte scritta del film. Battute piatte e storia coming of age banale, disperati tentativi di replicare le invenzioni verbali e i giochi di parole di Carroll fanno tristezza se paragonati alla migliore realizzazione del mondo fantastico descritto dallo scrittore inglese che sia mai apparsa sullo schermo.

Immagino che abbiate già visto tutti il film, per cui saprete che non si tratta di adattamento dei due romanzi di Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio, ma di una storia originale che vede il ritorno di un’Alice diciannovenne nel paese delle meraviglie, governato con pugno di ferro e ampio ricorso alla decapitazione dalla Regina di cuori. Secondo una profezia solo Alice può liberare il paese e consegnare il regno alla Regina Bianca, sorella minore della Regina Rossa. Per farlo dovrà uccidere il drago Ciciaramba (sarebbe il Jabberwocky, ma ognuno lo traduce come preferisce) brandendo la spada Vorpal.

L’approccio di Burton al film mi ha ricordato Il Pianeta delle Scimmie. Allora il regista dichiarò che non avrebbe realizzato un remake del film del 1968, sostenendo correttamente che se uno avesse voluto rivedere quella storia, avrebbe potuto guardarsi l’originale. Ottima intuizione, ma sappiamo tutti come è finita. In questa occasione, ha dichiarato di non voler realizzare un mix di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio, come hanno fatto gli altri registi che si sono cimentati col materiale. Secondo lui, questi film si traducono in una serie di episodi e incontri bizzarri di cui Alice è più spettatrice che protagonista. Quello che voleva realizzare era invece un’opera con una struttura completa e coerente e con un maggior senso di storia. Di nuovo, ottima intuizione e ottimo proposito. Purtroppo, il risultato finale non è all’altezza delle aspettative.

E in realtà, non è colpa di Burton. E’ la sceneggiatura di Linda Woolverton, veterana di casa Disney, che non funziona. La Woolverton non è una novellina: ha sceneggiato la Bella e la Bestia, ha collaborato al Re Leone e fornito del materiale per Mulan. E nel film si trovano molti dei temi che lei ama e sa trattare molto bene: la crescita, la presa di consapevolezza del proprio ruolo, la ribellione a schemi antiquati, il rifiuto di conformarsi a un ruolo deciso da altri.

Il problema è che, anche se popolata da personaggi non convenzionali, la sua storia alla fine è molto convenzionale, fino al terzo atto super classico nella struttura, debole nella realizzazione e fuori luogo per l’ambientazione: Alice si rende conto di non stare sognando, decide di eseguire il compito assegnatole dalla profezia (per la serie: scegli il tuo destino, fai quello che c’è scritto qui), battaglia finale buoni-contro-cattivi, ritorno al mondo reale come donna liberata e indipendente. Oltre che nella trama, la Woolverton è debole anche nel linguaggio: la sua capacità di creare dialoghi brillanti si scontra con l’inventiva letteraria di Carroll e ne esce pesantemente sconfitta.

Il Ciciaramba illustrato da Tenniel

Il Ciciaramba illustrato da Tenniel

E’ un peccato, perché sul piano visivo, Burton dà sfogo a tutta la sua fantasia e a tutte le sue capacità, supportato dalla tecnologia degli effetti speciali che è finalmente in grado di trasformare la sua immaginazione in realtà cinematografica. Sul piano visivo è tutto bello: il fantastico mondo sotterraneo con i suoi fantasiosi abitanti, le architetture dei palazzi, i costumi, il trucco. Burton ha mischiato la sua idea del paese delle meraviglie con le rappresentazioni classiche di John Tenniel, autore delle illustrazioni originali dei romanzi di Carroll: l’illustrazione di Alice contro il Ciciaramba che appare nell’Oraculum è ispirata a una delle più note opere di Tenniel. Ottima idea da parte di Burton, che in questo modo è riuscito a rendere l’ambientazione allo stesso tempo originale e familiare, come aveva fatto già Peter Jackson, creando la Terra di Mezzo a partire dai disegni dei più noti illustratori tolkeniani.

Furba l’idea di sottolineare i vari momenti della storia attraverso i cambi d’abito di Alice. Il vestito rosso ha fatto la gioia di tutti gli appassionati di gothic (come me), mentre l’armatura è una strizzata d’occhio ai nerd (come me). E’ facile immaginare che le prossime manifestazioni di cosplay saranno invase da Alici e Cappellai Matti.

Già il Cappellaio Matto. Sempre bravo Johnny Depp, ma solo io mi sono stancato di vederlo fare smorfiette e faccette buffe nei film di Burton? Ottima la giovane Mia Wasikowska nel ruolo di Alice. Ho apprezzato l’ironia della recitazione sopra le righe di Anne Hathaway, truccata come un travestito con quelle labbrone, e di Helena Bonham Carter. Il cast comprende molti altri ottimi attori, ma tra trucco pesante o riproduzione digitale e doppiaggio italiano, si perdono le finezze della loro recitazione. Ho scoperto la presenza di molti attori che apprezzo, Stephen Fry e Alan Rickman su tutti, solo leggendone i nomi nei titoli di coda.

In finale, Alice in Wonderland è un film da vedere nel senso più stretto del termine: la parte visuale è splendida, la storia e i dialoghi da buttare, le musiche di Elfman e le canzoni originali sono belle, ma per risentire Avril Lavigne e Robert Smith c’è Youtube.

Ultima nota sul 3D. Non vale la pena secondo me. Per vedere qualcosa uscire dallo schermo e qualche ciuffetto d’erba in primo piano staccato dallo sfondo tocca vedere il film con immagini scure e colori un po’ spenti. Non so se sia colpa del 3D dell’Adriano di Roma, ma ho sentito anche altre persone lamentarsi che in altri cinema e per altre pellicole il 3D causa questo effetto di mancanza di luminosità e ho letto da qualche parte che è una caratteristica dei proiettori tridimensionali. Vedere il film scuro mi ha dato fastidio in Up, figuratevi qui! Ad oggi non ho ancora visto un film in cui il 3D abbia aggiunto qualcosa all’esperienza. Probabilmente vedrò Avatar in 3D (ebbene sì, ancora non l’ho visto), ma a parte quello, difficilmente andrò a vedere altre pellicole in tre dimensioni, almeno fino a che si debba rinunciare alla luminosità per la profondità.

Ed ecco il trailer di Alice in Wonderland

3 commenti

  • Rocco 14 marzo 2010a20:32

    Molto bella questa recensione e concordo su tutto. Per me la sceneggiatura e’ talmente debole che distrugge l’intero film, anche se i “visuals” erano molto ben fatti.
    Non sono comunque un fan del 3D a tutti i costi. Avatar era una cosa, Alice un’altra.

  • BACo 18 marzo 2010a10:36

    Bella la recensione, soprattutto perchè mi ha tolto gli ultimi dubbi sul film, che pertanto non andrò a vedere.
    Soprattutto concordo sulla recitazione di Jhonny Depp: è un bravo attore, ma anche io sono un poco stufo di vedergli fare sempre le stesse faccette buffe.

    • ancos 18 marzo 2010a11:38

      Secondo me può anche valere la pena vederlo, perché nella parte visiva Burton ha fatto un ottimo lavoro.
      Da non vedere in 3D, quelli sarebbero soldi buttati. Tra l’altro ho letto un’altra recensione che conferma alcuni miei dubbi: il film è stato girato in 2D, quindi usando tutti i trucchi e le accortezze che i registi bravi utilizzano per dare profondità e spessore all’inquadratura. Il passaggio in 3D ha rovinato tutto. Paradossalmente, il film ha più profondità nella versione 2D.

      E’ un problema che vedremo ancora, sia perché i film vengono girati in 2D e poi convertiti al 3D, sia perché molte major intendono portare in 3D parecchi film vecchi di successo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *