Huxley legge se stesso: l’audiolibro de Il Mondo Nuovo

7 maggio 2010

_photos_uncategorized_brave_new_world_cover_1Il libro classico della fantascienza distopica è 1984 di Orwell. Non sono qui per discutere questa tesi.

Sono qui per parlarvi dell’altro classico della fantascienza distopica: Il Mondo Nuovo, Brave New World, di Aldous Huxley. Il libro di Huxley è una lettura fondamentale secondo me, al pari del testo di Orwell.

Huxley è stato accusato di aver plagiato altre opere, Brave New World è stato bandito da numerose librerie e scuole nel corso del tempo. Sì, è un romanzo controverso.

Huxley, come Orwell, descrive un futuro in cui le cose vanno male per l’umanità. Ma a differenza di Orwell, il male è più sottile. Le persone, nel futuro di Huxley, sono felici e spensierate. E questo è il problema.

Le persone sono felici, vivono in un mondo pieno di piacere edonistici e desideri appagati. E per questo sono facili da controllare.
L’informazione è libera e abbondante. Tanto libera e abbondante che la verità viene affogata in un mare di informazioni inutili e irrilevanti, è facile annacquarla o distrarre le persone con qualcosa di più divertente.
La società del futuro è una società del triviale, impegnata ad appagare desideri effimeri.

La grande frustrazione di chi lotta per i diritti civili è che le persone che vorrebbero liberare hanno un insaziabile appetito per le distrazioni. Panem et circensem.

Se per Orwell quello che temiamo ci avrebbe incatenati, per Huxley è quello che desideriamo che ci condurrà alla rovina.

Di cosa dobbiamo avere paura, oggi? Quale delle due predizioni si è rivelata più accurata? Un misto delle due, secondo me.

Do per scontato che abbiate tutti uno smartphone o un lettore MP3. Usatelo per una buona causa: Ascoltate il radiodramma tratto da Brave New World, letto dallo stesso Aldous Huxley. Scaricate la prima parte e la seconda parte.

E’ in inglese. Qualcuno di voi potrebbe obiettare che non conosce l’inglese. Io gli risponderei che “la conoscenza vi renderà liberi” e lo lascerei a trarre le sue conclusioni.

Questo articolo è stato pubblicato anche su apofenia.

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