Il Drago di Sua Maestà di Naomi Novik

5 luglio 2010

9788834712443gHo letto Il Drago di Sua Maestà, primo del ciclo di Temeraire di Naomi Novik, un po’ per caso.

Ho scaricato Kindle per Android, il programma di lettura ebook che porta le funzionalità del Kindle di Amazon sui cellulari con sistema operativo Android. Mi sono collegato al Kindle shop per provarlo subito, sono andato nella sezione fantascienza, ho ordinato l’elenco dei libri per prezzo crescente e ho iniziato a scorrere i titoli. Volendo solo fare una prova, ho guardato solo i titoli a costo zero. Tolti quelli che avevo già letto, come varie opere di Mary Shelley, e i libri di analisi storica erroneamente catalogati come science fiction, questo His Majesty’s Dragon in promozione sembrava l’unico titolo appetibile. Quindi l’ho scaricato e me lo sono letto.

Letto è sbagliato, l’ho divorato. Ammetto che l’ho divorato più per la possibilità di leggere comodamente, senza sforzo in ogni momento libero, che per i meriti del romanzo in sé. Grazie a Kindle ho potuto leggere mentre cucinavo, annaffiando il giardino, durante gli spostamenti tra un cliente e l’altro, ritrovandomi sempre sull’ultima pagina letta ogni volta che riprendevo in mano il libro. Non ho sfruttato la possibilità di sincronizzare la lettura tra telefono e computer, perché leggere sullo schermo del telefono si è rivelato molto più confortevole che sul monitor da 24 pollici. Il monitor è rigido, mentre il cellulare ha la maneggevolezza di un libro. Lo schermo è chiaro, la possibilità di regolare l’illuminazione permette di non affaticare la vista, i caratteri sono ben leggibili, l’interfaccia è scarnaì, ma funzionale. Unico appunto: è difficile capire quanto manca alla fine del capitolo, per decidere se sospendere o meno la lettura.

Comunque, se il libro non fosse stato per lo meno interessante, Kindle o non Kindle non gli avrei dedicato del tempo.

Il Drago di Sua Maestà è Hornblower coi draghi. Forse avrete visto il film con Gregory Peck, o la serie TV con Ioan Gruffud. Hornblower è un ciclo di romanzi scritti da Cecil Scott Forester che racconta le avventure dell’ufficiale della reale marina inglese Horatio Hornblower durante le guerre napoleoniche. Ecco, prendete un esemplare capitano della marina di Sua Maestà, aggiungete una spruzzata di Battaglia d’Inghilterra, condite tutto con tanti draghi usati per combattere battaglie aeree e missioni di bombardamento e avrete un’idea del mondo creato da Naomi Novik.

I draghi, nel mondo di Temeraire, esistono e convivono con gli umani da sempre. Sono intelligenti, in grado di parlare e collaborare con gli uomini e di venire addestrati. Quando un uovo si schiude, se ci sono umani intorno, il drago potrebbe scegliere uno di loro come compagno e permettergli di dargli un nome. Una volta che il nome viene dato, si forma un vincolo indissolubile tra umano e drago: l’animale vede l’umano a cui si è legato come un amico e sviluppa una forma di affetto e di fedeltà assoluta per il suo padrone. I draghi vengono utilizzati per scopi militari e, per quanto riguarda gli inglesi, diventare il padrone di un drago significa dover rinunciare alla propria vita ed entrare in aviazione, per dedicarsi anima e corpo ad accudire il proprio drago e alla difesa dell’Inghilterra.

E’ quello che accade al capitano Will Laurence, comandante di una nave da guerra inglese. Durante una missione di pattuglia intercetta e cattura una nave francese che trasporta un uovo di drago. Al momento della schiusa, il drago sceglie proprio Laurence come suo custode. Laurence battezza il drago Temeraire. Da Bravo ufficiale di Sua Maestà, Laurence conosce il proprio dovere: abbandonare la carriera in marina, rinunciare a comandare una nave, abbandonare la vita condotta fino a quel momento e tutti i progetti fututi e unirsi ai corpi aerei. Tanto è rigida, formale, disciplinata e organizzata la vita in marina, tanto è informale e anarchica la vita nei corpi aerei. Laurence avrà quindi difficoltà ad adattarsi alla sua nuova situazione. E d’altra parte, Temeraire è un raro esemplare di drago cinese e anche lui avrà difficoltà a integrarsi con gli altri draghi del suo squadrone. La maggior parte del romanzo racconta l’addestramento di Laurence e Temeraire e il loro percorso per farsi accettare tra gli aviatori.

Il romanzo è ben scritto, la Novik ha fatto un notevole sforzo di ricerca per descrivere con precisione il periodo storico: dal linguaggio agli eventi, dai comportamenti alle opinioni la ricostruzione è credibile. La storia si svolge nell’arco di un anno, quasi tutto dedicato all’addestramento di drago e comandante, e si conclude subito dopo la Battaglia di Trafalgar, con elementi che richiamano la Battaglia d’Inghilterra e la situazione della RAF durante la Seconda Guerra Mondiale: pochi mezzi, pochi uomini, ottimo addestramento, grande organizzazione.

Se la storia è ben scritta, non sempre è coinvolgente. Laurence è un perfetto capitano di marina inglese ottocentesco. Il che vuol dire che spesso è rigido, arroccato sulla difesa del suo onore e lento ad adattarsi alla nuova situazione. Ovvero, spesso è antipatico. Il rapporto con Temeraire, ma in generale dei draghi coi loro padroni, è bizzarro. Sono mossi dalla stessa cieca fedeltà tipica del bravo cane. Però sono creature di intelligenza variabile, ma sicuramente superiore a quella di un cane. E parlano. L’effetto dell’intelligentissimo Temeraire che parla un inglese forbito e lo usa per ottenere l’equivalente verbale dello scodinzolare e rotolarsi ai piedi del padrone è decisamente strano. Come è strano vedere Temerarire che passa fasi di insicurezza adolescenziale, ma non ha problemi a spiegare a Laurence i passi più difficili dei testi di fisica, matematica e filosofia che il suo capitano gli legge. I draghi di questo mondo hanno un qualche grado di originalità: presentano le caratteristiche tipiche di questa razza di animali fantastici, compreso il gusto del possesso dei tesori, associate a una personalità più umana. Da adolescente umano, per quanto visto fino a ora. Non sempre essere originali significa essere convincenti. Soprattutto quando si spinge molto sul lato adolescente umano.

Attorno ai due protagonisti ruota un cast abbastanza corposo, composto dai membri dell’equipaggio di Laurence, altri capitani, draghi e ufficiali dell’aviazione. Nessuno è caratterizzato in maniera profonda ma, aiutandosi con parecchi luoghi comuni, la scrittrice riesce a dare a ciascuno una sua personalità.

La storia è molto telefonata. Potrei mettere un’allerta spoiler qui, ma non ce n’è bisogno: tutti i colpi di scena sono prevedibili. Appena un certo personaggio fa la sua comparsa, tutti voi penserete “ecco la spia francese”. Sul finire del libro, lo squadrone di Laurence e Temeraire riceve la notizia della vittoria ottenuta da Nelson nella battaglia navale e aerea di Trafalgar. Mentre i personaggi festeggiano, voi guarderete il numero di pagine che ancora rimangono da leggere e vi renderete conto di due cose: che ne mancano tante e che Laurence e Temeraire non hanno ancora avuto modo di partecipare a una vera battaglia. Manca insomma la Grande Scena d’Azione. E quale può essere una Grande Scena d’Azione in un romanzo che racconta le guerre napoleoniche combattute coi draghi? Ovviamente un tentativo di invasione aerea della Gran Bretagna che ricorda da vicino la Battaglia d’Inghilterra. Invasione respinta grazie alla scoperta all’ultimo secondo, un vero e proprio deus ex machina, che non solo Temeraire è in grado di soffiare – cosa rara tra i draghi – ma il suo soffio è il più raro e potente che esista, meglio del fuoco o dell’acido. Anche questa rivelazione è scontatissima: fin dalla prima volta in cui Temeraire chiede se sarà mai in grado di soffiare, per noi lettori è chiaro che oh, sì, soffierai e sarà fichissimo. E quando i draghi inglesi iniziano a trovarsi in difficoltà contro gli invasori sapremo che ecco, è il momento del soffio misterioso!

La Novik ha dei problemi con le descrizioni. I draghi sono di varie dimensioni. Temeraire è un drago di quelli grossi. Pesa svariate tonnellate e trasporta un piccolo equipaggio: il capitano Laurence, vari sottufficiali, fucilieri, almeno un medico, un conciatore per riparare le imbracature che assicurano bagagli e uomini al corpo del drago. Però, quando la scrittrice descrive le scene di intimità tra il drago e il suo capitano, quando i due si appartano per leggere, meditare sulla loro condizione di estranei nel corpo degli aviatori, o semplicemente chiacchierare, il drago sembra molto più piccolo. Viene sempre descritto come un animale imponente, Laurence si accoccola tra le sue zampe per leggere o dormire, ma non sembra mai grande e ingombrante quanto un piccolo camion.

Ci sono problemi con le scene d’azione: è chiaro che la Novik ha in mente delle scene di volo e combattimento aereo spettacolari, ma non riesce a mettere su carta quello che vede nella sua testa e molta della potenza di queste scene viene annacquata. Purtroppo il caso più eclatante è proprio quello della tentata invasione francese. Enormi trasporti pieni di soldati, ciascuno trasportato da quattro enormi draghi (non sono un po’ pochi per tutto quel peso? D’accordo che è un fantasy, però…) e scortati da nuvole di altri draghi. Nella mia immaginazione, le immagini e la battaglia sono molto più vivide e appassionanti di quanto scritto nel libro. E sicuramente meno edulcorate di quanto descritto. Immaginate un film d’azione adatto anche per bambini, come i Pirati dei Caraibi: battaglie e morti, ma senza una goccia di sangue. Anche i pasti dei draghi sono edulcorati: vengono descritti come faccende feroci: bestiame divorato vivo, sangue e interiora che schizzano ovunque, ma non c’è mai qualcosa di veramente disgustoso. Come il pasto dei dinosauri in Jurassic Park.

La storia è un po’ monotona. Anche se il linguaggio è avvincente, la trama alla fine dei conti non è altro che un lungo periodo di addestramento e ambientazione, intramezzato da poche scene di tensione. E durante le une e le altre la Novik non perde occasione per ricordare quanto è bello Temeraire, quanto è forte Temeraire, quanto è elegante Temeraire, quanto è intelligente Temeraire, quanto è raro come esemplare di drago Temeraire, è l’unico drago conosciuto in grado di rimanere in volo sul posto Temeraire e quanto sono bravi Laurence e Temeraire che in appena un anno raggiungono e superano il livello di preparazione di aviatori in servizio da quando avevano dieci anni. A Temeraire manca solo di essere un vampiro di Twilight, poi il quadro sarebbe completo.

Nonostante questi problemi il libro si lascia leggere. L’ambientazione è più interessante e fantasiosa di quanto sia descritto nel testo: l’immaginazione di Naomi Novik in questa sua prima opera è migliore della sua capacità di descriverla. Questo è un mondo in cui si entra volentieri. Il libro è una lettura leggera e perfetta per l’estate.

Con Il Drago di Sua Maestà la Novik ha vinto il Compton Crook Award, il premio John Wood Campbell come migliore esordiente ed è stata candidata all’Hugo come migliore romanzo. Peter Jackson ha opzionato i diritti del libro per trarne un film. Non è detto che si farà, ma non mi dispiacerebbe vedere un flintlock fantasy al cinema.

Il Drago di Sua Maestà è il primo libro del ciclo di Temeraire, che continua con Il Trono di Giada, La Guerra dei Draghi, L’Impero d’Avorio, tradotti in italiano, e Victory of the Eagles, ancora da tradurre. E’ previsto un altro romanzo, per ora intitolato Tongues of the Serpents e sul sito di Naomi Novik vi sono anche dei racconti. Non mi dispiacerebbe tornare nell’Europa alternativa di Temeraire, ma i giudizi su Amazon per questi seguiti sono abbastanza scoraggianti. Se anche questi titoli verranno messi in offerta a zero dollari per Kindle, potrei leggerli. Altrimenti, no.

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