Recensione di The Umbrella Conspiracy

27 agosto 2010

reUscito nell’Ottobre del 2001 in versione pocket Mondadori con il titolo Tyrant il Distruttore e rimesso in vendita nel Luglio del 2002 in contemporanea con l’uscita del film assieme al secondo libro della serie (in una non troppo onesta manovra commerciale la prima e seconda raccolta, che includeva il terzo e quarto libro, avevano una sovracopertina rappresentante il poster del film) The Umbrella Conspiracy è la trasposizione del primo Resident Evil della scrittrice Stephani Danielle Perry, che si è occupata in precedenza dei marchi Predator, Aliens, Xena e Star Trek.

I restanti libri Caliban Cove, City of the Dead, Underworld, Nemesis, Code Veronica e Zero Hour sono le trasposizioni di altri capitoli della saga (terzo, quinto, sesto e settimo libro) o storie originali con gli stessi protagonisti dei videogiochi (Caliban Cove e Underworld).

Ambientata all’interno e nelle immediate vicinanze della immaginaria località di Racoon City la storia ci conduce assieme ai membri della squadra speciale S.T.A.R.S. Jill Valentine e Chris Redfield durante la loro investigazione lungo i tenebrosi sentieri seguiti dalla potente Umbrella Corporation nello sviluppo di bioarmi e gli accadimenti successivi a quello che sembra inizialmente come un incidente dalle conseguenze terrificanti.

The Umbrella Conspiracy non è un capolavoro di narrativa, non pretende di esserlo e non potrebbe, nonostante le opinioni di alcuni fan meno smaliziati della serie, estasiati dall’idea di poter leggere abbastanza fedelmente i percorsi che hanno seguito durante la loro avventura orrorifica inizialmente su PS1.

La scrittura della Perry è (volutamente?) semplice e lineare, tanto semplice che alcuni dialoghi che dovrebero essere colmi di terribili rivelazioni e atti di indicibile tradimento risultano imbarazzanti per la loro assenza di pathos. Divisa dal tentativo di descrivere in dettaglio i movimenti dei personaggi durante il gioco dando motivazione logica agli indovinelli che affrontano e in quello di offrire una panoramica a volo d’uccello su una situazione che va oltre l’esperienza ludica (iniziando la narrazione degli eventi qualche tempo prima della cruenta opening del videogioco, introducendo dettagli non canonici sulla vita dei personaggi e inserendo elementi esterni come l’Ufficio Bianco della Umbrella ed il misterioso Trent che la scrittrice utilizzerà come collante per le sue storie) la Perry fallisce nell’offrire quell’esperienza di suspence tecnofobica che l’opera richiede.

Anzi, descrivendo i pensieri ed le azioni dell’ambiguo Wesker (qui visto non come un ambizioso e freddo manipolatore che ascenderà al ruolo iconico di malvagio della serie ma come un sin troppo fallibile mercenario con velleità da villain di serie B, in contrapposizione al personaggio di Trent, creato dalla scrittrice), che nel videogioco si muove quasi interamente nell’ombra, i piani della corporazione vengono mostrati immediatamente al lettore, laddove in RE 1 si comprendono gradualmente via via che la trama si dipana all’interno della casa infestata e inquietanti indizi vengono alla luce. Peggio ancora i personaggi del gioco risultano stereotipati e senza reale spessore, mentre invece quelli creati dall’autrice mostrano nelle loro brevi apparizioni una cura maggiore. La descrizione delle situazioni talvolta si fa confusa, come se la stessa autrice non si rendesse conto dove i personaggi si muovono e perchè.

Il libro non è comunque privo di qualche merito: sebbene senza palpitazioni o colpi di scena è assolutamente privo di impegno e scorre rapidamente, una perfetta lettura da spiaggia.


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