Vincenzo dice la sua su God of War

15 settembre 2010

Kratos è un guerriero senza eguali, famigerato in tutta la Grecia antica per la sua sete di sangue: votato al dio della guerra Kratos ha portato morte e distruzione per dieci anni ai nemici del suo signore, sino a commettere nella sua cieca furia un innominabile crimine, che lo condanna a orribili incubi che erodono inesorabilmente la sua già scarsa sanità mentale. Rinnegato il suo patrono dopo l’inganno subito e trasformatosi nel Fantasma di Sparta, Kratos, armato con le devastanti Lame del Caos, si pone sotto l’egida di Atena seguendo la via della vendetta contro Ares: un percorso che lo condurrà in luoghi inimmaginabili per i comuni mortali ad affrontare nemici emersi dalle profondità dell’Ade.

God of War è la trasposizione in romanzo, edito da multiplayer.it, dell’omonimo videogioco della Capcom ad opera dello scrittore Matt Stover, che ha al suo attivo quattro romanzi di Star Wars (tra i quali la trasposizione de La Vendetta dei Sith) ed il Ciclo di Caine: i suoi libri oltre l’universo di Lucas gli hanno permesso di ottenere un piccolo ma vivace gruppo di estimatori.

Kratos è una figura violenta e moralmente spregevole e quindi apprezzabile nel contesto ludico, specialmente per i giovani giocatori che desiderano sfogare le loro basse pulsioni: mentre cerca l’oblio dai suoi incubi il Fantasma di Sparta non esita a uccidere innocenti lungo il suo percorso, disprezzando tutti coloro che reputa deboli e incurante di tutto ciò che sia estraneo al suo unico scopo. E’ proprio il suo distorto nichilismo a renderlo vagamente interessante nei tentativi di introspezione dell’autore che comunque quasi scompaiono nella mutilazione certosina e quasi artistica di ciclopi, minotauri e arpie di passaggio. Ogni tipo di interelazione non violenta tra Kratos ed altri personaggi, generalmente dei che impongono sottoquest, è limitata ad incontri fugaci e di poche frasi. Altra inevitabile mancanza è il senso di epicità oltre la pura brutalità offerto dal gioco attraverso la sua elaboratissima estetica e “titanica” architettura che nella versione cartacea non può non essere perduta.

Il romanzo mantiene ciò che promette e poco altro: nelle oltre trecento pagine Kratos macella con granguignolesco dettaglio le forze di Ares e risolve saltuariamente degli enigmi per continuare la sua missione. Se il potenziale lettore cerca il Trono di Spade in salsa greco mitologica deve rivolgersi ad altri indirizzi, ma se quello che necessita è una dose continua e financo ripetitiva di ultraviolenza ludica, God of War non lascia delusi.

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