Vincenzo recensisce My Name is Bruce

21 settembre 2010

Un gruppetto di ragazzi della provincia americana vandalizza nottetempo un cimitero ottocentesco di operai cinesi liberando così il vendicativo Guan-Di, Dio della Guerra, Protettore dei Morti e del formaggio di caglio, che inizia a massacrare sanguinosamente gli abitanti della vicina cittadina mineraria di Gold Lick. Solo un uomo li può salvare, suo malgrado: il virile Bruce Campbell!

Ma Bruce Campbell non è il suo personaggio Ash, come scopriranno loro malgrado gli abitanti di Gold Lick: è un fanfarone, ubriacone e donnaiolo che abita in uno scalcinato trailer con un cane alcolizzato che lo disprezza. E’ un attore che maltratta i propri fan e che sembra destinato definitivamente al viale del tramonto dopo aver recitato in troppi film trash.

Distante dal crepuscolare e malinconico Bubba-Ho-Tep, autoreferenziale e autoironico, demenziale quasi al punto giusto My Name is Bruce è un fim a bassissimo budget con aspirazioni da metacinema. Purtroppo in esso non vi è un soffio di originalità nonostante il potenziale delle primissime scene, e scorre sui topoi consolidatissimi della redenzione del cialtronesco protagonista (è possibile indovinare cosa accadrà e quando con una perfetta tempistica) ma non è comunque di originalità che il film necessita quanto della voglia di impegnarsi di Campbell con il suo giocattolo, unico motivo di esistenza del film, di offrire pungenti one-line, di momenti cult qui completamente assenti.

Alla fine My Name Is Bruce è un film diretto dal “più famoso attore di film di serie B” unicamente per i suoi fan e che al di fuori della presenza di Campbell non offre motivi per guardarlo.

Nonostante i risultati al botteghino non esaltanti è attualmente in cantiere il sequel Bruce Vs. Frankestein. Possiamo sperare che il seguito sia un poco meglio dell’originale?

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