Man with the screaming brain – recensione di Vincenzo

28 settembre 2010

Bruce Campbell, l’attore icona dei B-Movies americani e feticcio di Sam Raimi, ha debuttato alla regia nel 2005 con la commedia horror Man with the screaming brain, di cui è anche protagonista.

William Cole, presidente di una compagnia farmaceutica, effettua un viaggio in Bulgaria con la moglie Jackie nella speranza di diversificare i suoi investimenti nello sviluppo della metropolitana locale.

Convinto capitalista Cole ha una pessima visione degli stati ex comunisti che non accettano la loro americanizzazione. Caso vuole che la coppia, in crisi matrimoniale da tempo, scelga per i suoi spostamenti il taxi di Yegor, ex agente del KGB. Tra Yegor e Jackie nasce una tresca che causa l’ira della zingara psicotica Tatoya, ex fidanzata del tassista, che uccide Yegor e Jackie e getta in coma Cole. L’intervento provvidenziale del geniale dottore Ivan Ivanov, interessato ad un finanziamento di Cole per lo sviluppo di un farmaco in grado di evitare ogni tipo di rigetto dei trapianti, salva in qualche modo i tre: parte del cervello di Yegor viene trapiantato nel corpo di Cole mentre quello di Jackie viene inserito in un animatrone.

Mossi dal desiderio di vendetta Yegor e Cole, costretti ad una difficile convivenza in un solo corpo, e la robotica Jackie si muovono separatamente alla ricerca di Tatoya inseguiti a loro volta da Pavel, sconclusionato assistente di Ivanov.

Primo film diretto da Campbell per i suoi fan dopo la sua gavetta come regista nei serial televisivi The Man with the Screaming Brain nasce come trama negli anni ’80 omaggiando i film horror degli anni ’50 a base di scienziati pazzi e vittime mostruose di empi esperimenti, senza disdegnare una strizzatina d’occhio ai classici dei Tre Marmittoni.

Il film, inizialmente pensato come tv-movie e solo successivamente adattato al grande schermo, era previsto doversi girare nei sobborghi di Los Angeles ma in seguito, con la caduta del comunismo, si è deciso di spostare a Sofia la location per tagliare i già limitati costi di produzione, offrendo quasi casualmente un sapore diverso alla storia, di conflitto tra due mondi opposti -elemento che comunque non viene usato se non per dare motivazioni di contrasto tra i protagonisti-.

La situazione, di per se assurda, raggiunge scene di pura follia mentre Campbell si ingegna di rappresentare una sorta di Frankestein con un intruso nella mente di opposte vedute politiche e sociali, perdipiù amante della moglie.

Questo film dimostra, come se ce ne fosse bisogno, che le doti caricaturali di Campbell devono essere dirette da mano diversa dalla sua: i suoi movimenti e le sue espressioni facciali sono ciò che si sia aspetta da lui ma il ritmo del film scarseggia, incapace di scegliere quale genere di parodia intende intraprendere e risultando alla fine un mosaico di situazioni con vari livelli di sviluppo.

Come risultato finale si ha infine una commedia che può risultare divertente per una singola visione ma che non è memorabile in alcun modo.

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