E insomma, Inception

Ormai lo avrete visto tutti, quindi posso dirvi la mia su Inception senza paura di spoiler.

A me Inception è piaciuto. Che detta così sembra la conclusione della recinzione del Palomba di Memento. E in effetti, c’è continuità tra i film, no? Sul piano logico, insomma. Stiamo sempre a parlare di cosa è vero e cosa no, quali ricordi sono veri e quali no, se stiamo vivendo una vita vera o un’illusione e siamo un cervello in un vaso.

Inception è un film controverso. Per molti a causa del finale aperto, dei buchi nella sceneggiatura che non si capisce se sono voluti o no, per le premesse da cui parte e le conseguenze a cui vorrebbe farci arrivare.

Per me è controverso perché con tutto che mi è piaciuto, se ripenso al film, le prime cose che mi vengono in mente sono quelle che non mi sono piaciute. Le scene d’azione, per esempio. Nolan è il primo ad ammettere di non saperle girare, ma insomma! Gli sgherri che sparano ai nostri eroi per tutto il film prenderanno il posto delle truppe d’assalto imperiali nelle barzellette sulla pessima mira. Dopo un po’ il loro sparare perde ogni tensione, c’è da chiedersi perché Yusuf si dia tanta pena alla guida del furgone, quando è evidente che non vengono colpiti neppure quando stanno fermi. Sì, sì, Saito viene colpito. Fuori scena, ne vogliamo parlare?

Ma se la capacità o meno di dirigere scene d’azione può essere sorvolata, mi paiono più gravi i problemi che ha Nolan nel gestire le regole del mondo che lui stesso ha creato. Gli architetti possono cambiare le prospettive, creare paradossi architettonici escheriani, ma paiono farlo solo per permettere al regista di sfoggiare degli interessanti effetti speciali. Mentre Arthur cerca di colpire uno dei guardiani dei sogni di Fischer, Eames (grande personaggio, grande attore), lo scosta e brandendo un lanciagranate esclama “Non aver paura di sognare un po’ più in grande” aprendo un oceano di possibilità, che però viene immediatamente richiuso e dimenticato. Certo, una delle regole è non attirare l’attenzione. Ma come conseguenza, il mondo onirico di Inception è piuttosto blando e le scene nell’albergo senza gravità non bastano a riscattarlo. Quanto sarebbe stato più interessante un mondo del sogno in cui gli infiltrati possono manipolare la realtà, ma devono farlo in modo sottile per non attirare l’attenzione, e intanto si confrontano con le stranezze, le incongruenze, le illogicità e i non sequitur tipici del sogno. Qui c’è un’idea di film molto più intrigante di quello che abbiamo visto al cinema e sono certo che è un’idea di film che Nolan è in grado di realizzare. Non capisco perché si sia accontentato di un film d’azione standard, con una spruzzata di scetticismo filosofico.

Tecnicamente, nulla da dire. Impressionante. A parte il discorso sulle scene d’azione, è tutto praticamente perfetto. A partire dalla musica, usata con sottigliezza. Ecco, se nel cinema di oggi tocca rimanere fino alla fine dei titoli di coda per l’orrida abitudine di piazzare una scena a sorpresa dopo la parola fine, qui rimanere fino alla fine è un piacere, per gustare il colpo di scena musicale che chiude il film.

Ho idea che con Inception Nolan, consapevole o meno, abbia cercato di creare un nuovo Matrix. Un film d’azione e filosofia. Secondo me non c’è riuscito: Matrix è più viscerale, più accattivante, più immediato. Ma il tentativo è ottimo.

La critica ha proclamato questo film uno dei migliori dell’anno e forse il migliore per quanto riguarda la fantascienza. Di nuovo, no non riesco a capire come si possa considerare Inception migliore di Toy Story 3, per dire il primo film che mi viene in mente. Ma riconosco che è un ottimo film e ho voglia di rivederlo in inglese. Non tanto per chiarirmi elementi della storia, ho tutto chiaro, ma per vedere l’interpretazione degli attori in lingua originale.

Magari ora, dopo tutte le critiche, vorrete anche sapere perché Inception mi è piaciuto.

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