Mi preparo per il NaNoWriMo: un romanzo in un mese

Come sanno quelli che mi seguono sui social network, continuo a prepararmi per il NaNoWriMo, l’evento annuale in cui si prova a scrivere un romanzo in un mese. Non posso iniziare a scrivere prima del primo novembre, ma le regole permettono di prepararsi, fare  schemi, strutturare la storia ed effettuare ricerche. E io preparo, schematizzo, strutturo e ricerco.

E’ un processo nuovo per me, io di solito prima scrivo di getto tutto, poi torno indietro, riscrivo e aggiusto. Non sono abituato a questo approccio più meditato e adottare questo nuovo modo di scrivere è già una prima conseguenza interessante della partecipazione al Nano.

Mi sto scrivendo addosso. Vedo la storia che prende forma, trovo e correggo degli errori, ma non posso scrivere una sola riga nonostante mi senta la storia nelle dita. Infatti, questo post lo sto scrivendo più per sfogarmi che per altro.

Vi racconto il processo che sto seguendo. Ho buttato giù delle idee durante un’ottima e solitaria cena giapponese. Nel quaderno delle idee ho ritrovato spunti che avevo scordato e che utlizzerò per questa storia. Poi ho ribattuto a computer quello che avevo scritto. Poi ho lasciato perdere il computer: un word processor usa un approccio troppo lineare e non mi dà visione d’insieme e non ho programmi pensati apposta per gestire la narrativa. Quindi ho stampato le mie note e le ho usate come base di partenza. Poi ho iniziato a elencare le scene che comporranno la storia su post-it e li ho attaccati alla lavagna. Così ho sia lo sviluppo lineare, che la visione d’insieme, che la possibilità di spostare le scene, aggiungerne di nuove e cambiare la sequenza. Non ho seguito un metodo ordinato: sui post-it ho scritto sia le scene che appunti sui personaggi. Ho usato post-it di colore diverso per segnarmi delle domande su punti della storia che non mi convincono e altri ancora per le risposte. Li ho attaccati uno sopra l’altro per avere uno schema scena-problema-soluzione. Chi è più bravo di me usa post-it di un colore per un tipo di scene, di un altro per un altro tipo di scena, di un altro ancora per i personaggi eccetera. Cliccate la foto della lavagna per vederla ingrandita.

Questo sistema di creazione visuale della storia mi ha permesso di vedere problemi, trovare soluzioni e inventare nuove scene per mandare avanti la storia. Oltre a essere visuale, è anche un sistema fisico: la storia la scrivo, la sposto, la tocco. Per inventare la trama e creare la struttura si è rivelato un sistema vincente.

La storia attaccata alla lavagna è diversa da quella abbozzata nelle note. Normale, dando forma alla trama ho visto che alcune cose non funzionavano, altre andavano modificate.

Il passo successivo è stato armarmi di quaderno buffo e penna e uscire di casa, per allontanarmi dalla lavagna e dalle distrazioni. Mi sono rifugiato in un bar e ho provato a strutturare la trama. Naturalmente sono sorti altri problemi e mi sono bloccato. Nonostante io sia una zappa a disegnare, sentivo che la soluzione era in un disegno e di nuovo sono stato salvato dall’approccio visuale. Ho buttato giù una mappa mentale per avere di nuovo una visione d’insieme dei personaggi, delle scene e dei loro collegamenti. La mappa è stata un’altra grande salvata: mi ha sbloccato tutta la seconda parte della storia, permesso di inserire nella trama un elemento che secondo me è interessante, ma fino a quel momento era un po’ un episodio a se stante e recuperare un colpo di scena che avevo scartato mentre lavoravo con la lavagna e i post-it.

Non sono ancora convinto del finale, ma per ora lo lascio così. Magari mentre scriverò mi verrà in mente una soluzione migliore. Oppure stasera sotto la doccia, non so. Adesso voglio buttare giù degli appunti sui personaggi e sulle varie locazioni in cui sarà ambientata la storia. Poi farò un paio di ricerche per verificare delle ipotesi.

Il romanzo parlerà di identità e memorie. Il genere è la fantascienza, anche se è il tipo di cui scrive oggi Gibson. Ovvero un ventunesimo secolo in cui esistono già aspetti tecnologici e sociali da fantascienza, solo che non ci facciamo caso. Perché si sono infiltrati nella nostra quotidianità seguendo un’evoluzione, dandoci il tempo di abituarci, non apparendo di botto. Due personaggi useranno al massimo la tecnologia disponibile in questo momento in un comune negozio di elettronica. Potreste rimanere stupiti da quello che si può fare con un cellulare al giorno d’oggi. A differenza di Gibson, io userò una soluzione tecnologica che non esiste (non al livello a cui la userò io). Quanto agli aspetti sociali, tirerò in ballo movimenti e stili di vita esistenti e di nicchia, magari romanzandoli un po’. Anche qui, potreste rimanere sorpresi scoprendo cosa ho inventato e cosa è assolutamente vero.

Insomma, penso sia chiaro, sono eccitatissimo. Non ho ancora scritto una riga di prosa, ma tutto questo lavoro di preparazione e l’anticipazione per il momento in cui inizierò a battere sui tasti mi sta facendo amare la scrittura come non mai.

Questa è la parte creativa, parliamo di aspetti tecnici. All’inizio volevo scrivere a mano il romanzo. Ho un magnifico quaderno rilegato in (finta) pelle bianca comprato ad Amsterdam che prega di essere usato per un romanzo. Però poi sarebbe stato lungo ribattere ogni giorno quello che scrivo, per condividerlo. Potrei fare delle foto alle pagine, ma questo mi costringerebbe a concentrarmi sulla calligrafia, oltre che sulla scrittura. Non è nello spirito del Nano. Quindi scriverò direttamente con un word processor. Quale? I candidati sono due. Se, come penso, per questioni di comodità scriverò sul desktop, userò il programma con cui sto scrivendo questo post. Si chiama FocusWriter, è uno di quei word processor superminimal, ma dotati di tutte le funzioni essenziali (compreso l’irrinunciabile correttore ortografico) che si aprono a tutto schermo e nascondono barre di comando, pulsanti, barre di informazione e tutto quello che può distrarre dalla scrittura. Se utilizzerò il netbook, su cui ho installato Ubuntu 10.10, userò GEdit o FocusWriter per Linux. Stesso motivo: interfaccia minimal, funzioni essenziali e nessuna distrazione.

Il netbook è stato il secondo pensiero dopo il quaderno. Per comodità lo collegherei al monitor 24 pollici e alla tastiera che uso col desktop. Qual è la differenza, quindi? Nel fatto che il netbook posso portarmelo dietro e, soprattutto, che tutto sommato le prestazioni sono quelle che sono, quindi anche volendo è difficile utilizzare in contemporanea word processor, browser, programmi di chat e altre distrazioni.

Probabilmente, grazie alla magia di Dropbox (un software che crea cartelle condivise e sincronizzate tra computer, praticamente una chiave USB virtuale – non potete vivere senza), alternerò la scrittura su desktop e netbook, lavorando su un solo file sincronizzato.

Tutto lo spam che sto facendo qui e sui social network è funzionale alla scrittura. Non solo serve a tirarmela annunciando al mondo che “Guardatemi! Sono uno scrittore! Scrivo un romanzo! Come altre migliaia di persone in questo momento!”, ma anche a motivarmi. Quando arriverà, e arriverà, il momento di crisi “Non ce la faccio! Non ho tempo! Non so come continuare! Dio, perché mi hai dato il pollice opponibile!”, il pensiero della figuraccia che farei dopo aver scassato le scatole a mezzo universo social mi farà andare avanti.

Bene, per ora chiudo qui. Ma non temente continuerò a parlare di NaNoWriMo fino a fine novembre. Intanto, il mio profilo è questo. Se partecipate anche voi, diventiamo amichetti di scrittura, dai!

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