Dead Space: Martyr

Qualcosa di impossibilmente antico e inconcepibilmente alieno si sta lentamente risvegliando sotto l’abisso oceanico di Chicxulub, nello Yucatan: misteriosi impulsi elettromagnetici, anomalie gravitazionali e il sinistro mutamento delle leggende locali sulla “Coda del Diavolo” attirano l’attenzione dello scienziato Michael Altman e lo sguardo rapace di una empia alleanza tra corporazione ed esercito.

Costretto a collaborare con i rapitori per salvare la sua donna, Altman inizia un lento percorso dantesco nei segreti che l’artefatto conosciuto come Black Marker nasconde.

B. K. Evenson vive e lavora a Providence, nel Rhode Island, ed è autore di diversi racconti e romanzi, fra cui Aliens: No Exit, The Open Curtain, finalista all’Edgar Award e all’lnternational Guild Award, e Last Days.

Ambientato duecento anni prima del videogioco capostipite della saga, Dead Space: Martyr deve essere valutato in modo differente se lo si considera come libro fanta-horror a sé stante o come parte del franchising dal quale scaturisce.

Come romanzo autonomo, togliendo i riferimenti ridondanti agli altri spin off, ha i suoi buoni momenti specialmente nella descrizione semi-lovecraftiana degli effetti nefasti del Black Marker su coloro che vi si avvicinano: una follia violenta e dilagante che porta parte delle sue vittime al suicidio, all’omicidio o al fanatismo religioso.

Il problema di credibilità del lettore si palesa nelle improbabili scelte della spietatissima corporazione, non giustificabili neanche con un costruito senno del poi: laddove Altman in più di una occasione si rivela essere un pericolo notevolissimo per il segreto del Black Marker la corporazione, che dimostra ripetutamente di non avere problemi ad eliminare letalmente ogni ostacolo, decide di continuare ad usarlo per le sue capacità analitiche ma senza un basilare controllo sulle sue azioni, addirittura offrendogli un ruolo assolutamente scollegato rispetto alla sua specializzazione (scelta palese dell’autore per far ottenere al personaggio alcune informazioni).

In realtà tutta la tempistica del libro lascia a desiderare: la prima parte, piuttosto lenta, vede Altman e la corporazione, assieme a personaggi secondari che vanno a morire od a svanire dalla storia,investigare sugli strani avvenimenti che circondano la Coda del Diavolo mentre la seconda sposta Altman sotto il controllo ricattatorio della corporazione stessa. La parte conclusiva e più breve parte del libro si trasforma in rapida corsa contro il tempo a base di proto-Necromorfi pasteggianti con carne calda: è proprio l’introduzione dei “Necromorfi terrestri”, presenza quasi necessaria in un libro del franchising, a porre particolari dubbi per la sua introduzione non giustificabile da sfortunati “incidenti di laboratorio”.

Martyr è leggermente deludente: la figura profetica e quasi messianica di Altman, fondatore della Chiesa di Unitology accennato nei giochi, fumetti ed animazione, avrebbe potuto e dovuto ricevere un trattamento ben differente, magari con una esplorazione nel doppio ruolo di carismatico leader e scienziato con venature di mistico in conflitto con le autorità e con dissidi all’interno del suo stesso culto, dubbioso sul suo ruolo: una possibilità volutamente persa dall’autore, palesemente incapace di gestire questo percorso, che ha deciso di rendere la potente Unitology una creazione a tavolino e la poderosa immagine storica del protagonista una invenzione postuma della corporazione nel raffazzonato finale, offrendoci purtroppo un personaggio principale non approfondito (nonostante le roboanti dichiarazioni dell’autore sulle sue fonti di ispirazioni letterarie) e dotato unicamente di una improbabile curiosità che pone in consapevole pericolo la donna che dovrebbe amare, rapporto che senza dettaglio si incrina in poche generiche righe e della non spiegata capacità di resistere agli influssi psichici del Black Marker, comodo mezzo dell’autore che permette al lettore di immedesimarsi nell’unico personaggio mentalmente sano in un ambiente che a va degradarsi emotivamente.

Come risultato finale Martyr non si pone a pietra miliare del genere ma offre di certo qualche ora di svago non pretenzioso al suo lettore.