Misfits: supereroi, inglesi, fuori controllo

Cinque ragazzi inglesi vengono condannati dal tribunale, per crimini diversi, ad un periodo di riabilitazione nei servizi sociali: Simon, silenzioso e con serie difficoltà a comunicare con gli altri; il volgare e buffonesco Nathan; Kelly, che perde talvolta il controllo quando arrabbiata; la mancata stella olimpionica Curtis, e l’egocentrica Alisha dalle abitudini sessuali disordinate.

Nella prima stagione di Misfits, il serial TV inglese che è già diventato un cult, i cinque giovani criminali e il loro assistente sociale vengono colpiti da un fulmine durante una misteriosa tempesta: ben presto si renderanno conto che, come altri in città, sono ora dotati di poteri collegati alle loro personalità ed ai loro desideri. Costretti ad uccidere il loro sorvegliante impazzito ed a nasconderne il corpo i cinque delinquenti dovranno affrontare le conseguenze del loro atto, combattendo nel frattempo altri individui dotati dalla tempesta di incredibili capacità, mentre un personaggio mascherato, che sembra conoscere ogni loro azione, li osserva in segreto.

Nella seconda stagione i protagonisti si ritrovano coinvolti in una “spirale temporale” (un elemento rischioso da introdurre come Heroes dimostra), mentre il loro periodo di servizio sociale si conclude, storie romantiche nel gruppo finiscono e nuove iniziano: la scelta di cosa fare “da grandi” si avvicina.

Misfits ha vinto nel 2010 il BAFTA Television Award for Best Drama Series.

Prima di tutto Misfits non è una serie di supereroi o di supervillains ma di persone normali con superpoteri, e questa importante differenza è da sottolineare: in effetti è un ibrido ben riuscito di drama, teen e black comedy e sci-fi che sin dal primo episodio, dai primi minuti, mostra quello che è, senza veli e senza pretenziosità e questo può renderlo antipatico per chi si aspetta un fumettone con maschere e mantelli.

Il linguaggio è gioiosamente scurrile e allegramente volgare e la serie è generosa nel regalare scene di sesso o pesanti riferimenti ad esso (dall’inconsapevole granny sex e zoofilia a varie sfumature di masturbazione sino alla simulazione di una lunga fellatio con una bottiglia di plastica), ben oltre quello che viene mostrato nei comics della Marvel e della DC (ad eccezione forse delle linee Vertigo e Marvel Max) sottoposti al Comics Code of Authority o nelle serie TV sui “supereroi” attuali con ben altro target e altro budget: un vago paragone potrebbe essere fatto con No Heroics, altra brillante serie non a caso sempre inglese.

Gli “Spostati” non desiderano (almeno inizialmente) portare giustizia, reclamare vendetta, far del bene all’Umanità o conquistare il mondo, non possiedono divise in spandex (genialmente sono le loro uniformi da lavoro a poter essere considerati i costumi): pur possedendo capacità eccezionali i protagonisti sono sempre giovani normali, seppur problematici, che passano il loro tempo tra discoteche, cazzeggio, droghe leggere, storie di amore, tradimenti, e scalmanato sesso adolescenziale in attesa che il loro periodo di servizio sia scontato mentre la aumenta la coesione, resa difficile dai loro caratteri spesso opposti, di questo improbabile gruppo. E’ appunto l’amicizia, mai dichiarata, che li spinge a sacrificarsi vicendevolmente in più di una occasione anche a costo della vita. O a uccidere, sempre per il bene del gruppo, persino gli “innocenti”.

La struttura delle prime due stagioni è pesantemente episodica: mentre le sottotrame perdurano per tutto l’arco narrativo, personaggi rilevanti (siano essi parenti perduti, rapidi love affair o villains) appaiono e scompaiono (o sin troppo spesso muoiono) nell’arco di quarantacinque minuti senza lasciare eccessive tracce emotive o riferimenti negli episodi successivi.

Sia la recitazione che lo script funzionano, e funzionano bene: nonostante le personalità eccessive, estreme sino al punto di essere asociali ed irritanti si finisce rapidamente per tenere alla squadra ed alle sue idiosincrasie, dal pesante accento della tamarra Kelly (i suoi “fook ya” e “what” seguito da uno sguardo di sfida sono esilaranti) all’attitudine di Nathan allo sberleffo continuo e politicamente scorretto.

Di certo alcune situazioni potevano essere gestite meglio: l’atto di sangue iniziale e le conseguenze che porta, elemento cardine della prima parte della prima stagione, non viene sempre gestito in modo adeguatamente realistico e certe situazioni eccessivamente ridicole (come lo scontro con il tatuatore) paragonati ad altri episodi “drammatici” abbassano la qualità globale della serie. Anche il passaggio tra le due stagioni è a dir poco raffazzonato, con un personaggio principale creduto letteralmente morto e sepolto che torna alla sua vita normale senza più di qualche improbabile frase di spiegazione. Ma di realismo Misfits volutamente latita, con eclatanti buchi di logica che vogliono essere orgogliosamente tali (dai paradossi temporali alla mancanza di investigazioni sulle continue morti o sparizioni attorno a loro, dalla mancanza totale della presenza di quasi tutti i genitori dei protagonisti all’assenza di curiosità delle origini dei poteri).

Misfits è lungi dall’essere perfetto ma è meravigliosamente irriverente e ferocemente sarcastico, acqua fresca per un palinsesto televisivo stantio a base di belle facce hollywoodiane. Da provare.

2 risposte a “Misfits: supereroi, inglesi, fuori controllo”

  1. Concordo su tutto, per altro lo trovo divertente anche se alle volte quasi prevedibile.
    Un’unica correzione/precisazione. Si tratta di fellatio simulata e non connilinguus simulata.

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