Homefront – La Voce della Libertà

17 febbraio 2011

In seguito ad una recessione senza precedenti, gli Stati Uniti hanno perso completamente la loro supremazia militare ed economica riducendosi ad essere l’ombra della superpotenza che erano: senza più alcun ostacolo a contenere le sue ambizioni la Corea, da poco unificata sotto la guida del figlio di Kim Jong-il, ha assoggettato con la forza tutto il Sud-Est asiatico ingannando nel frattempo l’opinione pubblica internazionale. Nel 2025, anticipata da attacchi terroristici sincronizzati e da un potente impulso elettromagnetico che disabilita quasi tutti gli apparecchi elettronici, l’invasione coreana degli USA ha inizio.

Scampato al caos iniziale Walker, ex reporter di un giornale scandalistico, si mette in viaggio attraverso una terra ormai infestata da bande di spostati e priva delle sicurezze più basilari della civiltà: testimone dell’occupazione della sua nazione da parte di un nemico implacabile, il giornalista si ritroverà spinto dagli eventi a ricoprire il ruolo di voce degli oppressi. Quello che Walker e nessun americano ancora immagina è che l’attacco militare è solo il prologo al mostruoso piano progettato dal Grande Compagno per assoggettare e razziare il Nord America, una strategia dal sinistro nome in codice di Serpente d’Acqua.

L’eclettico John Milius (sceneggiatore e regista di Conan il Barbaro, Il Vento ed il Leone, Addio al Re e sceneggiatore di Apocalypse Now solo per citarne alcuni) riprende la struttura fondamentale del suo Alba Rossa (1984, ma c’è un remake in arrivo), aggiungendo una mano di realismo tecnico-militare ma senza rinnovarne i contenuti ideologici. In questo suo parziale restyling viene supportato da Raymond Benson, romanziere specializzato in racconti originali di James Bond e responsabile degli adattamenti cartacei di Metal Gear Solid e Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty e con lo pseudonimo di David Michaels dei primi due titoli della serie Tom Clancy’s Splinter Cell.

Homefront: La Voce della Libertà è il prequel dello shooter in prima persona Homefront, in uscita per Marzo 2011 per PC, per Xbox 360 e per PS3, scritto sempre da Milius. Il romanzo inizia due anni prima degli eventi del videogame, percorrendo le fasi inizali della guerra ed il sorgere dei vari movimenti di guerriglia anticoreana.

Nonostante la consulenza tecnica dell’FBI, le carenze logiche partono dal secondo capitolo mentre il protagonista riassume, con artificio forzato a favore del lettore, gli eventi degli ultimi quattordici anni che hanno portato al collasso degli USA e alla predominanza economica della Grande Corea: troppi mutamenti globali e troppo repentini per essere credibili, troppo imbelle la leadership USA innanzi alla crisi petrolifera che potrebbe essere risolta militarmente (come tenta l’URSS nel Red Storm Rising di Clancy del 1986) come la storia moderna tragicamente dimostra. Di certo i videogiocatori esaltati dalla carneficina non avranno necessità di notare queste minuzie ma per un lettore più esigente possono risultare rilevanti.

Le sfumature morali sono quasi inesistenti: i coreani, rappresentati dal fanatico infiltrato e poi governatore Salmusa (unico nemico con un accenno di personalità per quanto assurdamente estrema), sono asserviti alla propaganda di regime, assolutamente spietati, odiosamente astuti, sadicamente crudeli ed incapaci di comprendere lo spirito dell’Uomo Libero Americano, al pari di qualunque stereotipato nazista da fumetto anni ’60, senza alcun fattore che possa redimerli o anche solo umanizzarli. L’esercito statunitense, in contrapposizione, pur in inferiorità numerica e sottoposto a pesantissime perdite si pone come ultimo baluardo dei nobili ideali a stelle e strisce: gli eroici collaboratori della neonata Voce della Libertà si danno al patriottico martirio stritolati dalle fauci coreane: non appaiono, neanche di sfuggita, doppiogiochisti o traditori americani di sorta così come non fanno capolino soldati coreani che hanno defezionato.

Fuori tempo massimo di trent’anni, è questo il primo pensiero che sopraggiunge durante la lettura di Homefront: uno scontro improbabile di ideologie ormai morte o morenti mostrato ingenuamente (o con falsa ingenuità) atttraverso lenti bicrome. Ma proprio perchè consapevolmente così tardivo e palesemente proamericano il libro ottiene una qualche forma se non di valore o unicità almeno di peculiarità: nonostante tutto Homefront si lascia leggere.

E si legge scorrevolmente: superato l’imbarazzo generato dalle ingenuità patriottistiche la chiara distinzione tra “buoni” e “cattivi”, le descrizioni semplici e funzionali delle città semiabbandonate, la stessa mancanza di spessore del protagonista permettono una lettura distratta e persino scanzonata attraverso gli orrori della repressione e dei campi di concentramento. E sorge spontanea l’unica domanda rilevante: quanto di ciò che viene rappresentato è gioco e quanto genuino timore post Guerra Fredda nella mente di Milius?

Nessun commento

Rispondi