Spartacus: sangue e sabbia

«Quanti uomini uccideresti per rivedere ancora tua moglie?»
«Li ucciderei tutti».

Negli ultimi anni il mercato delle serie televisive americane ci ha offerto, con diversi risultati, infiniti generi e derivazioni: reboot delle serie degli anni ’80 talvolta di qualità notevole (Battlestar Galactica) e talvolta infima (Visitors), investigativi scientifici (NCSI) e cospirazioni parascientifiche dalla logica dolorosamente fallace (Fringe) e che tuttavia mantengono un pubblico fedele, esperimenti di eclatante successo (Lost) e di ingiusto insuccesso (Dollhouse e Serenity).

Poi abbiamo Spartacus: Blood and Sand che si pone, semplicemente, a parte.

Il primo episodio della prima stagione composta da tredici puntate è stato trasmesso il 22 Gennaio 2011: un mese prima della messa in onda la Starz dichiarò che una seconda stagione era già in cantiere. I dati della premiere confermarono l’ottimismo con 1,285,000 spettatori.


Sin dal primo episodio la serie trae pesantemente dalle fonti del periodo rimescolandone gli elementi discordanti o parziali per ottenere il massimo effetto hollywoodiano: un prode guerriero Trace di cui ignoriamo il nome (Andy Whitfield) è costretto a disobbedire agli ordini dell’odioso legato romano Gaius Claudius Glaber (Craig Parker) per salvare la moglie Sura (Erin Cummings) dall’attacco di una tribù nemica. Separato dalla bella consorte e condannato dai suoi ex alleati a morire nell’arena, il Trace riesce a sconfiggere ii primi avversari e quindi, osannato dalla folla, si ritrova reclutato con il nome di Spartacus in una scuola gladiatoria di Capua dove è costretto ad un patto con il Dominus del ludus per salavare la moglie.

L’archetipico eroe virile quindi, in cerca di giusta vendetta contro un repellente traditore. Assolutamente nulla di nuovo sotto il sole.

Ma la linearità della narrazione si incrina già dalla seconda puntata e viene distrutta nella terza mentre si introduce rapidamente una pletora di personaggi intriganti e la politica di provincia, riflesso di quella senatoriale, si fa crudele e bizantina.

Ed è qui il reale fascino di Spartacus: Sangue e Sabbia, il suo vero e incontestabile punto di forza: ogni personaggio anche solo vagamente rilevante viene delineato con cura ed inserito nel mosaico intrecciato di relazioni dove nessun protagonista ha una visione globale degli eventi, un mosaico di cui lo stesso Spartacus rappresenta solo una parte, e alla fine neanche la più interessante. Re e pedine danzano sul palco di Capua, inconsapevoli che le loro azioni porteranno a uno sconvolgimento epocale nel rapporto tra sottoposti e padroni: Batiatus, (un magnifico John Hannah dalla trilogia de La Mummia e da Sliding Doors) vera anima della prima stagione, sanguigno e ambizioso erede di un ludus in crisi che nonostante le umili origini aspira a elevarsi politicamente; Lucretia (una più matura e interessante Lucy Lawless, nota ai fan nel ruolo di Xena), devota, orgogliosa e infedele moglie di Batiatus; “il buon” Solonius (Craig Walsh-Wrightson) lanista rivale di Batiatus che aspira alle grazie di sua moglie; Varro (Jay Courtney), un libero cittadino vendutosi gladiatore per pagare i debiti di gioco e che diverrà il migliore e unico amico di Spartacus; il taurino Crixus (Manu Benett da 30 Days of Night), spietato Gallo che anela solo a mantenere il suo ruolo di Campione di Capua; Ashur (Nick Tarabay da NCSI Miami), volpesco siriano che persa la sua occasione di gloria a causa di Crixus riesce a sfruttare per i suoi scopi l’ambizione del dominus; il severo Doctore (Peter Mensah, già visto nel breve ruolo di ambasciatore di Serse in 300), onorevole addestratore votato a far recuperare al ludus di Batiatus la gloria dei suoi fondatori; Barca (Antonio Te Maioha) detto la Bestia di Cartagine, tanto feroce con i novizi quanto delicato con il suo giovane amante Petros, e diversi altri.

E’ il grigiore morale che ricopre come una patina tutti i presenti sul palco a rendere stimolanti, comprensibili ma spesso imprevedibili gli sviluppi. Non vi sono veri eroi e non vi sono malvagi assoluti a parte forse Glaber: “l’eroico” Spartacus è disposto a rischiare la vita di tutti gli schiavi del ludus per vendicarsi di Batiatius; il bullesco Crixus che detesta Spartacus per il suo ruolo di outsider è nondimeno disposto a rischiare la vita per il Trace in quanto entrambi sono membri della “fratellanza” dei gladiatori; persino il simpatico “bamboccione” Varro nel suo passato si esaltava innanzi ai combattimenti senza regole nelle Fosse delle viscere di Capua.

Le stesse personalità mutano, evolvono e si adattano agli accadimenti: l’inimicizia rancorosa tra Spartacus, che aspira solo alla libertà e al ricongiungimento con la moglie e Crixus, che anela inizialmente solo alla gloria dell’arena, si trasforma gradualmente nella comprensione prima (il Trace impara a gustare il giubilo della folla e Crixus incontra per la prima volta l’amore) e poi in quello che potrebbe essere interpretato come un legame fraterno; lo stesso Spartacus da ribelle immaturo, istintivo ed egoista si fa freddamente astuto, arrivando a progettare la distruzione di un intero sistema che costringe gli amici a uccidersi per il divertimento delle folle.

La violenza grafica rappresentata, volutamente eccessiva al punto di essere quasi surreale o da videogioco, è una delle critiche maggiori mosse alla serie e che per alcuni ne dovrebbe inficiare la qualità. E di certo di violenza da exploitation ve ne è in abbondanza e varietà con mutilazioni, decapitazioni, crocifissioni, flagellazioni, impalamenti e sgozzamenti in una combinazione slow motion/fast motion/normal motion qui portata a nuove vette: il sangue viene versato, letteralmente, a decalitri con onde di emoglobina in CG (in opposizione ai geyser scarlatti tarantiniani) che si infrangono sullo schermo evaporando a mezz’aria, con una brutalità cinetica che attacca i sensi dello spettatore impreparato.

Di certo l’effetto gore è massiccio ed autocompiaciuto ma non solo, sorprendentemente, fine a se stesso. Probabilmente l’adolescente e l’immaturo andranno ad esaltarsi per lo squartamento e lo sventramento al pari delle esecuzioni a freddo e a caldo di un Romanzo Criminale, ma le morti cruente che vengono mostrate hanno anche lo scopo, lievemente più sottile, di far comprendere quanto la vita degli schiavi e, in seguito alla ribellione, persino dei nobili romani, sia a buon mercato. Neanche i personaggi principali e per i quali si prova simpatia vengono risparmiati da una fine trucida e dolorosa.

Altro elemento per alcuni troppo pruriginoso è, ovviamente, l’abbondante dose sesso, sia etero che omo, che viene mostrato in ogni sua forma: violenza carnale di gruppo, masturbazione, orge, adulterio eccetera. Ma anche il sesso può essere interpretato come il rapporto che pone la semplice, rozza passione dei gladiatori e degli schiavi in opposizione alla decadenza romana.

Il seguito della prima stagione ha avuto un esito travagliato: dopo essere stata posticipata a causa di un linfoma diagnosticato a Whitfield, la Starz ha trasformato il previsto episodio prequel in una miniserie di riempimento di sei puntate intitolata Spartacus: Gods of Arena.

In seguito al ritorno del linfoma, Whitfield è stato sostituito da Liam McIntyre e l’inizio della seconda stagione è stato spostato ai primi mesi del 2012.

Spartacus: Gods of Arena è ambientato alcuni anni prima dell’arrivo del Trace a Capua: Batiatus è solo l’iroso delegato della volontà del severo padre, Lucretia è ciecamente fedele al marito, Solonius è sorprendentemente amico e alleato di Batiatus, gli inesperti Crixus e Ashur non hanno ricevuto il marchio della Fratellanza e sono quindi crudelmente vessati dai gladiatori veterani, mentre il futuro Doctore, impreparato al suo manto, è desideroso di tornare nell’arena dopo un anno di convalescenza. Campione del ludus è il tanto buffonesco quanto mortale Celta Gannicus che incontrerà a breve il suo fato.

Il prequel funziona bene in quanto non risulta fine a se stesso, ma offre nuove relazioni e personaggi già accennati (il padre di Batiatus, la moglie del Doctore) e altri completamente nuovi, sebbene risulti a tratti troppo veloce nel tentativo di ripetere gli elementi introduttivi della prima stagione: la miniserie si muove sui robusti binari di come muteranno i rapporti tra alcuni protagonisti e persino le loro stesse attitudini alla vita.

Di certo è difficile classificare la qualità artistica di Spartacus, con la sua violenza e il suo sesso probabilmente troppo commerciali, nonché la presenza di palestratissimi attori, che sembrano usciti da una riunione della World Wrestling Federation, senza considerare l’uso di una CG/green screen per i fondali che non sempre si fa apprezzare, specialmente nel primo episodio.

Anche trovare similitudini con la serie Rome è errato in quanto Spartacus: Sangue e Sabbia non cerca di essere fedelmente storico e gli errori per quanto limitati di importanza sono comunque numerosi e non sempre necessari per lo svolgimento degli eventi. Più probabilmente la ricerca di vera arte è alla fin fine inutile ed i continui paragoni dei denigratori con il film degli anni ’60 pretestuosi. Spartacus: Sangue e Arena è semplicemente intrattenimento dinamico, un fumettone con elementi splatter e soft porno a suo modo intelligente, che basa il suo successo sulla sincera empatia degli spettatori per questi umani, sin troppo umani, morituri.

Caldamente consigliato.

UPDATE

Il 12 Settembre 2011 Andy Whitfield muore a 39 anni di linfoma non-Hodkin dopo diciotto mesi passati a combattere contro la malattia.

Ecco il di Spartacus: Sangue e Sabbia

Commenti

  1. ToTi scrive:

    Una bellissima serie. L’ho già vista sulle reti inglesi e mi ha preso parecchio.

  2. Anonimo scrive:

    [...] e prediligente viceversas le tinte forti e le estremizzazioni di stampo pseudo-fumettistico. Recensione di Spartacus: sangue e sabbia Alessio "AlextheLioNet" Bianchi Rispondi Citando + Rispondi [...]