My Boss My Hero

Il ventisettenne Sakai Makio (Tomoya Nagase del gruppo musicale “Tokio”) detto “Tornado Makio” è il primogenito del padrino della famiglia Yakuza delle Zanne Affilate del Kanto. Makio con le sue doti di combattente è l’elemento portante della banda ma è anche ignorantissimo (riesce con difficoltà a scrivere il suo nome e non sa far di conto) e poco brillante, il che manda a monte alcuni lucrosi affari del padre.

L’esasperato Oyabun Kiichi (Ichimura Masachika) impone all’asinino Makio una scelta: riuscire a diplomarsi entro l’anno al liceo privato Saint Agnes o lasciare il ruolo di erede delle Zanne Affilate al fratello minore, il malaticcio e geniale Mikio (Kikawada Masaya) che tuttavia pare, almeno inizialmente, non troppo interessato agli affari di famiglia.

Costretto a fingersi diciassettenne e a nascondere la sua vera identità, Makio gradualmente imparerà ad apprezzare i preziosi e fugaci momenti della giovinezza, divenendo il beniamino della classe per il suo cuor d’oro e la sua goffa determinazione e investendo tutte le sue forze nello studio anche grazie all’amicizia del delicato Sakurakoji “Sakuraqualcosa” Jun (Tegoshi Yuya), all’impegno della splendida professoressa Hagiwara Saki (Murakawa Eri), al supporto morale del protettivo e vessato sottoposto Manabe “Kazu” Kazuya (Tanaka Koki) e all’attrazione verso la dolce Umemura Hikari (Aragaki Yui).

Ispirato al film coreano Doosabu Ilchae (2001) con l’interprete di film d’azione Jung Joon Ho, My Boss My Hero è un “dorama” di dieci episodi trasmesso nel 2006 che lungo gli anni ha raggiunto un certa base di fan grazie alla sua combinazione di slapstick comedy e Yakuza story.

My Boss My Hero è semplicemente divertente in modo fresco e frizzante, una commedia solo apparentemente leggera che stimola incontrollabili sorrisi e sogghigni nello spettatore, mentre il povero Makio si ritrova invischiato in sfide alquanto improbabili per un temuto membro della Yakuza: dalla gara di corsa per ottenere di uno dei pochissimi, squisiti budini della mensa alla Sfida di Coraggio notturna nel cimitero. Ancor più esilarante è la dicotomia improbabile di studente e mafioso del protagonista, che appare quanto mai evidente quando si rivolge in modo cafonesco e tirannico verso i suoi sottoposti e in forma keigo (“onorifica”) verso i suoi compagni e professori. Il tutto è ovviamente condito come ogni commedia scolastica di triangoli sentimentali, incomprensioni e sentimenti non espressi.

Anima della serie è di certo la mimica plastica di Nagase (che ricorda non poco quelle dei personaggi cartacei di Hirohiko Araki), spassosa nelle espressioni aggressive “a bocca di polipo” e assolutamente fuori luogo ed irresistibile in quelle stupite e basite. Nagase è comunque un attore a tutto tondo ed anche le sue dimostrazioni fisiche di agonia inquietano lo spettatore tanto più sono distanti dalla maschera giocosa alla quale ci ha abituato.

Verso il finale la serie muta di tono e la commedia scanzonata lascia gradualmente spazio alla sottile malinconia mentre Makio si rende conto di dover compiere delle scelte sul suo futuro che lo separeranno per sempre dai suoi amici: il combattimento sotto la pioggia contro una banda rivale nell’ultima puntata è carico di pathos epico, tipico delle produzioni asiatiche, e tocca punte commoventi quando il sacrificio di Makio, sotto lo sguardo dei suoi attoniti ed increduli compagni, inevitabilmente si compie..

Una serie scanzonata che, data anche la sua brevità ed incisività del messaggio intrinseco, merita di essere seguita. E’ possible trovarla in lingua originale o in inglese, con i sottotitoli in italiano.

Ed ecco la famosa corsa per il budino.