Warhammer – Vampire Wars

Secoli sono trascorsi da quando il leggendario Sigmar, possessore del martello runico Ghal-Maraz, ha riunito le tribù degli uomini sconfiggendo le orde degli orchi e degli uominibestia, uccidendo il Prescelto delle Potenze Perniciose Morkar ed abbattendo infine il Grande Necromante prima di svanire dalla storia e entrare nel pantheon degli dei del Vecchio Mondo: mentre i Conti Elettori delle varie Province, discendenti dei capitribù alleati di Sigmar, tramano gli uni contro gli altri per sedersi sul trono dell’Imperatore lasciato vacante, una nuova minaccia giunge dalla maledetta terra di Sylvania. Cadaveri di contadini appestati si ergono dalla mota delle putride paludi, nei tumuli bui ricoperti da licheni mani scheletriche degli antichi guerrieri stringono ancora una volta armi arrugginite e sotto gli alberi dai rami contorti carcasse di lupi privi di cuore ululano sinistramente alla luna del Caos. Una legione vacillante ed inarrestabile si muove alla volta delle città degli uomini animata dalle volontà di una creatura disumana e maligna e della sua coorte di mostruosi lacchè. Se gli uomini non si uniranno per tempo innanzi al lascito del Grande Necromante rimarrà loro solo scegliere se servire i padroni della notte in vita od in morte.

Le Guerre dei Conti Vampiro sono iniziate.

I Nonmorti sono parte integrante dell’ambientazione di Warhammer – Il Gioco delle Battaglie Fantasy (Warhammer Fantasy Battle o WFB) sin dai suoi primordi, sebbene le guerre dei Conti Vampiro vengono per la prima volta messe in cronaca solo nell’Army Book Undead del 1994. Nelle edizioni successive i Conti Vampiro e i Re dei Sepolcri (questi ultimi assai meno considerati dai giocatori e quindi dalla Games Workshop stessa) hanno ricevuto liste degli eserciti distinte, differenziandosi ulteriormente come spirito e stile di gioco, pur rimanendo legati ad una origine comune: la magia nera di Nagash, il Grande Necromante che non può non ricordare il Sauron tolkeniano con il suo enorme potere magico e nella sua brama insaziabile di dominio. Con la quinta e la sesta edizione di WFB la storia dei Conti Vampiro si arricchisce ed i dettagli si delineano maggiormente attraverso l’introduzione delle varie linee di sangue discendenti dai seguaci di Nagash (i mostruosi Necrarchi, i selvaggi Strigoi, le seducenti Lahmie, gli aristocratici Von Carstein, i bellicosi Draghi Sanguinari ed altre ancora solo accennate) che nei tratti risultano palesi combinazioni dei clan di Vampiri La Masquerade, all’epoca al suo culmine nelle vendite prima del suo inesorabile declino. Nel 2006 la Black Library, editore inglese collegato alla Games Workshop che si occupa di romanzi e fumetti relativi a Warhammer Fantasy e Warhammer 40,000, decise di rendere trilogia gli eventi narrati nei Libri degli Eserciti: Conti Vampiro dando incarico di ciò a Steven Saville, vincitore nel 2002 del premio Writers of the Future ed editore di numerose antologie.

Con Inheritance (2006) viene mostrato il sorgere della famiglia vampirica dei Von Carstein come infezione in seno alla decadente aristocrazia sylvaniana, dall’acquisizione dei territori dei folli Von Drak all’attacco a sorpresa contro l’Impero sino alla morte violenta del capostipite Vlad e della di lui moglie Isabella.

Dominion (2006) narra delle vicende di Konrad e Mannfred, entrambi progenie di Vlad, della lotta intestina per decidere il nuovo patriarca del casato Von Carstein ed in seguito delle rinnovate guerre di Konrad contro i Conti Elettori.

Il ciclo si conclude in Retribution (2007) con la sconfitta definitiva di Mannfred a Palude Infernale per mano di una coalizione di umani e nani.

I tre volumi vengono raccolti in un omnibus nel 2008, anno di uscita per la settima edizione del Libro degli Eserciti: Conti Vampiro. Nel 2010 la Mondadori ha iniziato con “L’eredità” la traduzione della trilogia in volumi singoli.

Di certo la Black Library, apprezzabilissima per l’estetica ricercata dei suoi libri e manuali, non può offrire capolavori di innovazioni di trama ed idee originali dovendo per sua stessa natura seguire in modo fedele la pluridecennale ambientazione della Games Workshop ma in genere ci si attende dalle sue forge un lavoro di qualità artigianale: «I Cavalieri della Morte», «Il Marchio del Caos» e tutta l’epopea di Gotrek e Felix non saranno mai capisaldi della letteratura fantasy ma permettono di godere di qualche ora di onesto divertimento.

Poi abbiamo libri, trilogie, saghe che non dovrebbero mai essere lette e tanto meno essere scritte se non come esercizio doverosamente privato: le Vampire Wars sono purtroppo un tale esempio.

Innanzi a noi abbiamo ottimi elementi per una storia epica e coinvolgente: alleanze transitorie, passione immortale, tradimenti, vendetta e crudeli succhiasangue in un setting fantasy. Ma come ogni buon cuoco sa non bastano gli ingredienti per creare una delicatezza per palati raffinati, o anche solo un pasto mangiabile.

La continuity dei tre libri è frammentata in una serie di scene malamente legate all’interno di un periodo temporale che spazia attraverso i decenni: una serie di quadri che cercano di fornire una visione globale degli eventi risparmiando però sulla fatica della gestione dei tempi morti.

Alcune situazioni che possono risultare interessanti come il furto rocambolesco dell’anello magico di Vlad, le azioni infide di Mannfred o le numerose battaglie che si susseguono vengono accennate, abbozzate o nel migliore dei casi mostrate rapidamente senza alcun pathos e senza dettaglio o ricerca storica dell’elemento tattico. Peggio ancora certe scene, come l’atto del vampiro Jerek (un tempo Gran Maestro dei Templari del Lupo Bianco e poi involontaria progenie di Vlad) di distruggere quasi casualmente l’alleanza tra Mannfred e la sorellanza di Lahmia, toccano vette di ridicola ingenuità considerando l’antichità e la supposta astuzia delle creature coinvolte.

Le figure del Gran Teogonista del periodo e della “batoriana” Isabella vengono sminuite e trasformate in statue di cartapesta che si reggono malamente su intelaiature di stereotipi. Vlad e Mannfred sono scatole laccate e vuote: sappiamo che il primo è un ambizioso conquistatore dal fascino ferino ed il secondo è un abilissimo manipolatore perché l’autore lo sottintende ma fallisce totalmente nel mostrarlo. Delle origini dei due poco viene accennato rispetto alle scarne informazioni già presenti sui Libri degli Eserciti dando l’impressione netta che Saville non possieda conoscenze addizionali, arrabbattandosi con accenni ed indizi che possono indicare tutto o nulla. Konrad risulta semplicemente un pazzo furioso, e ci possiamo quasi accontentare di come viene rappresentato.

Piuttosto che approfondire manipolazioni e intrighi del casato Von Carstein o dei Conti Elettori o di concentrarsi sulla passione oscura tra Isabella e Vlad Saville, come il tipico scrittore di fan fiction alle prime armi, preferisce concentrarsi sui personaggi di sua creazione (l’ex cacciatore di streghe corrotto dal vampirismo Skellan, Jerek che cerca di mantenere la sua umanità in modo stucchevole nonostante il suo nuovo stato, il nano vendicativo e vendicatore Kallad che appare assolutamente piatto) che risultano il motore trainante ed elemento di svolta delle vicende generando nel lettore solo un senso di fastidio per l’egocentrismo dell’autore.

Vampire Wars non è di certo un buon prodotto letterario sia considerandolo una costola di WFB sia a volerlo vedere come un fantasy generico: unico fattore che lo salva dalla giusta dimenticanza è il recupero di Gav Thorpe di alcuni elementi presentati nei tre romanzi doverosamente modificati (ad esempio Jerek non viene reso vampiro ma muore orribilmente per mano di Vlad) ed inseriti nella sezione storica del Libro degli Eserciti: Conti Vampiro per la settima edizione di WFB.

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