Repo Men

4 aprile 2011

In un prossimo e distopico futuro la penuria cronica di donatori di organi è stata risolta dalla creazione di sostituti artificiali: la corporazione Union si occupa di tutto il procedimento, dall’installazione degli impianti biomeccanici al fornire il proibitivo mutuo per gli stessi. Se il debitore non riesce per tempo a pagare le rate in scadenza sono i “recuperatori” di organi della Union ad occuparsi dell’insoluto, quasi sempre con risultati letali.

 

Remy (Jude Law) e Jake (Forrest Whitaker) sono i “recuperatori” migliori della Union, amici d’infanzia e induriti ex commilitoni uniti da un saldo legame. I due validi professionisti hanno una visione opposta del loro lavoro: per Remy è solo un modo per arrivare a fine mese mentre per Jake rappresenta una dimostrazione di civiltà.

 

Nonostante l’opinione contraria del suo affezionato partner Remy, spinto dalla sensibile moglie a passare nel settore delle vendite della ditta, durante il suo ultimo recupero si ritrova a causa di un incidente nelle stesse condizioni delle sue prede: innanzi a tale traumatico cambiamento le sue sicurezze inizieranno a vacillare e la strada che deciderà di intraprendere lo metterà contro Jake e tutta la Union.

 

Basato sul romanzo The Repossession Mambo di Eric García (che il film cita pesantemente) Repo Men è un miscuglio di parodia, scene violente, humor nero e morale non troppo subdola riferita all’attuale sistema sanitario statunitense e alla politica delle ditte farmaceutiche. Ma quello che su carta mostra indubbio potenziale non riesce su pellicola a mantenere completamente le aspettative lasciando nella mente dello spettatore dubbi irrisolti sino ai titoli di coda: il gore grafico ed esplicito di alcune scene è una scelta commerciale o artistica? La mancanza di espressività di Law è dovuta alla deumanizzazione del suo personaggio o alla mancanza d’impegno dell’attore? L’incisività del messaggio è smussata nella facile violenza per scelta del regista o per incapacità di mantenere il giusto ritmo sino alla fine?

 

Purtroppo anche il finale “alla Philip K. Dick”, per quanto deliziosamente vada contro i canoni dell’happy ending, viene telefonato durante il primo quarto d’ora ed in maniera meno che sottile.

 

Di certo non si tratta del solito action flick girato senza troppo impegno: Liev Schrieber ci offre una parentesi deliziosamente cinica nella sua amoralità, Whitaker come sempre usa tutto il suo corpo come mezzo di comunicazione e la scenografia è di certo pensata. Per non rischiare un film lento ed impegnato tutta la struttura della trama è basata sul solido cliché dei film di fantascienza “d’azione”, la ribellione del protagonista contro il sistema che un tempo accettava, che è già stato esplorato in tempi non sospetti da Brazil e da La Fuga di Logan ai più moderni Equilibrium e Minority Report.

 

Di certo Repo Men fa quasi pensare, causa vago sdegno, diverte persino nel suo tentativo di essere serio ed intelligente ed inquieta con la sua visione di una società che accetta come un male necessario l’uso dei “recuperatori” e di certo merita di essere visto almeno una volta anche solo per il tentativo di estradare la critica politica nel reame dell’azione pura.

 

Ecco il trailer:

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