Season of the Witch – L’Ultimo dei Templari

Quattordicesimo secolo: i cavalieri Behmen (Nicolas Cage) and Felson (Ron Perlman) da decenni portano morte agli infedeli nel Vicino Oriente in nome della Croce. Ma durante uno dei loro numerosi massacri Behmen ha una crisi di coscienza e abbandona l’esercito cristiano, seguito dal suo laconico e fedele compagno. Un mese dopo la defezione i due disertori vengono riconosciuti in un villaggio devastato dalla peste e catturati dalla milizia locale. In attesa dell’esecuzione la coppia riceve una proposta da parte del Cardinale D’Ambroise (un irriconoscibile Christoper Lee che sembra essersi specializzato in cameo) impossibile da rifiutare: i due si ritrovano a scortare una sospetta strega (Claire Foy), che si crede origine della pestilenza, sino all’abbazia di Severac dove verrà esaminata grazie ai poteri dell’unica copia del Libro di Salomone e, se ritenuta colpevole, arsa sul rogo. Ai due cavalieri si uniscono il prete Debelzag (Stephen Campbell Moore), la guida Hegamar (Stephen Graham), il soldato Eckhart (Ulrich Thomsen) e l’aspirante cavaliere Kay (Robert Sheehan). Lungo il viaggio una serie di eventi sovrannaturali metteranno in forte dubbio l’innocenza della ragazza.

Diciamo tutta la verità: laddove Perlman si ammanta di ogni ruolo secondario donandogli dignità (“Blade II”, “Alien Resurrection” e “Mutant Chronicles” docet) Cage ha dimostrato negli ultimi anni la poco invidiabile attitudine nell’impantanarsi, forse per mere ragioni economiche, in film meno che brillanti, dall’imbarazzante “Il Prescelto” al mediocre “Ghost Rider” all’onesto ma in qualche modo monco di finale “Next”. Fortunatamente questo non è il caso ma ci si domanda se l’attore di “Face/Off” riuscirà a risalire la china prima che il suo nome si ritrovi definitivamente legato al semitrash ed ai B-Movie. Il prossimo “Drive Angry 3D” potrà forse dircelo.

Diretto dall’apprezzabile Dominic Sena (“Kalifornia”, “Nome in Codice: Swordfish”, e sempre con Cage “Fuori in Sessanta Secondi”) Season of the Witch, che da noi usicrà col titolo L’Ultimo dei Templari il 15 giugno, è stato colpito sin dall’inizio da diversi problemi di produzione: girato tra Austria, Ungheria e Croazia nel 2008 e con la distribuzione prevista per il 2010 venne posto in stand by per mesi rischiando di approdare direttamente in DVD. Per salvare il prodotto nuove scene vennero girate nel Settembre 2010 e la trama fu alleggerita passando da horror medioevale ad avventura dark fantasy: purtroppo la transizione non è adeguatamente sfumata e si percepisce che tra blocchi di scene vi è un netto cambio di atmosfera.

Similmente a “Black Death” ci viene presentata una Europa medioevale stretta nella morsa della malattia e della superstizione (sebbene in Black Death l’elemento “sovrannaturale” sia solo apparente mentre qui sin dai primi minuti è letalmente reale) con un gruppo di eroi scelti per una prova per fermare l’epidemia. Ma laddove in Black Death il gruppo è perlopiù composto da fanatici religiosi e carogne della peggior risma (o una ambigua combinazione tra i due) Behmen e Felson sono personaggi fondamentalmente positivi e scevri da una mentalità realisticamente medioevale con i quali il pubblico statunitense può empatizzare (il primo grazie al rimorso che lo muove ed il secondo per l’amicizia che prova verso il primo) mentre il resto della tipica truppaglia è composto da carne da cannone che ha lo scopo di rimarcare il binomio Chiesa/male-minore-necessario-innanzi-al-Male-Maggiore, svicolando da questioni teologiche troppo spinose.

Nonostante la coreografia povera (i combattimenti mancano della maestria di stile Scott e Snyder, risultando poco spettacolari sebbene abbastanza realistici) ma dignitosa e la fotografia adeguata il film non può nascondere diversi problemi tanto di budget quanto di sceneggiatura, dal mancato sviluppo del personaggio della strega alla CG rozza (non che una CG più evoluta possa salvare il ciarpame come “Van Helsing” e “Skyline” dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio), dagli errori storici pacchiani ai modi di esprimersi troppo “americani” : tutto ciò contribuisce a non far ingranare quella marcia in più che lo renderebbe realmente godibile superando il suo ruolo di B-Movie dell’Europa dell’Est. Come risultato finale abbiamo un action flick pseudo-storico senza eccessive pretese e che come tale va visto.

Ecco il trailer di Season of the Witch

 

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