Scott Pilgrim vs. The World – recensione del film

Scott Pilgrim (Michael Cera) è un disoccupato ventiduenne che vive con il suo amico gay Wallace Wells (Kieran Culkin): ancora traumatizzato da una relazione conclusa disastrosamente con la bella “Envy” Adams (Brie Larson) Scott  ha iniziato una storia con l’ossessiva liceale diciassettenne Knives Chau (Ellen Wong). Suonatore di basso per la banda dei Sex Bob-omb che comprende la sua ex Kim (Alison Pill) e gli amici Stephen (Mark Webber) e il Giovane Neil (Johnny Simmons) Scott si innamora della (letteralmente) ragazza dei suoi sogni, la misteriosa Ramona Flowers (Mary Elizabeth Winstead).

Ramona spiega a Scott che per potersi mettere insieme con il ragazzo questi deve prima affrontare e sconfiggere la Lega dei Sette Malvagi suoi Ex composta da Matthew (Satya Bhabha), Lucas (Chris Evans), Roxy (Mae Whitman), Todd (Brandon Routh), i gemelli Katayanagi (Shota Saito e Keita Saitou) ed il potente e carismatico Gideon (Jason Schwartzman). Riuscirà Scott nella sua epica impresa ed a affrontare nel frattempo la gelosia di Knives?

Scott Pilgrim Vs. The World è la trasposizione piuttosto fedele della multipremiata graphic novel in sei volumi Scott Pilgrim di Bryan Lee O’Malley usciti tra il 2004 ed il 2010 per la Oni Press. La diretta collaborazione tra O’Malley e gli sceneggiatori ha portato alcune scene del fim ad essere integrate nel quinto e sesto volume del fumetto.

Ci sono rari film che si avvicinano per intendimento di target, stile visivo e comunicazione di messaggio alla perfezione e SpvsTW si può fregiare dell’essere uno di questi. O forse, più semplicemente, SpvsTW non è neanche un film in senso stretto quanto l’elaborato manifesto o piuttosto l’inno frizzante alla sottocultura pop che nata negli anni ’80 esplode qui in tutta la sua gloria. SpvsTW è, da diversi punti di vista, una coraggiosa innovazione del genere apprezzata dalla critica di settore nonostante il comprensibile quanto ingiusto flop al botteghino.

Edgar Wright (regista di quei Shaun Of The Dead e Hot Fuzz che hanno lanciato giustamente Simon Pegg) dimostra una rara maestria nel cogliere l’elemento videogame del fumetto innestandolo come colonna portante nel film: come un abile artista circense il regista riesce a mantenere in aria diversi concetti senza farne cadere a terra nessuno; rock indipendente, scene bollywoodiane, azione da film di Hong Kong e anime, commedia giovanile e persino un romanticismo insospettabilmente maturo. In effetti sia Scott che Ramona non sono adolescenti da favola Disney divisi da un fato crudele ma individui che hanno commesso e commettono scorrettezze mortificanti nei confronti delle persone che li amano in favore di un egoismo dovuto ad una istintiva (fatale?) attrazione reciproca che forse, solo forse, potrebbe essere la base di un sentimento più profondo. Eppure nonostante la loro negatività via via resa palese allo spettatore sono personaggi piacevoli perchè, a loro modo, credibili.

Una atmosfera surreale gestita con sofisticatezza permea tutto il film: situazioni bizzarre si sovrappongono alla vita “reale” di tutti i giorni dei protagonisti senza che nessuno lo reputi degno di nota: colpi segreti, poteri psichici e mistici,  suoni che assumono l’aspetto di avatar mitologici in un baillame folle con fattoidi sovrimposti in stile fumetto e suoni ad 8-bit.

I combattimenti contro i malvagi ex sono indubbia dimostrazione di puro genio visivo e sono meritevoli di fare storia: i ricchi effetti speciali usati non sono inutilmente ridondanti quanto un mezzo per rimarcare il senso degli avvenimenti.

Tutti gli attori si impegnano con ottimi risultati e quasi tutti i personaggi, per quanto secondari, risultano interessanti sebbene il poco tempo a disposizione su schermo dedicato lasci l’impressione che alcuni, come la sorella di Scott, non siano stati adeguatamente sviluppati.

Profondamente ingranato nella cultura geek SpvsTW non è un film comprensibile ai profani per i suoi riferimenti continui ma per coloro che riescono a coglierne la raffinatezza concettuale ed estetica il suo valore è lampante. Purtroppo l’edizione italiana difetta pesantemente nella cura nella traduzione e nella scelta dei doppiatori.

Un film da vedere, possibilmente in versione originale.

Ecco il trailer:

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