Hobo with a Shotgun

Un vecchio vagabondo (Rutger Hauer) durante il suo peregrinare giunge nella città di “Hopetown” con il desiderio di iniziare una nuova vita. Le sue speranze svaniscono completamente quando l’ “hobo” si rende conto che il luogo è dominato attraverso il terrore dal sadico Drake (Brian Downey) e dai suoi sballati figli Slick e Ivan (Gregory Smith e Nick Bateman). Dopo essere stato malmenato dal corrotto capo della polizia e aver salvato la prostituta Abby (Molly Dunsworth) da uno stupro il vagabondo viene condotto oltre la soglia della sopportazione e armatosi di un fucile a canne mozze inizia a portare, un proiettile alla volta, giustizia nella città.

Al pari di Machete HwaS nasce come finto trailer all’interno del Grindhouse di Tarantino/Rodriguez e ancor più di Machete HwaS è un omaggio, meno elaborato e forse più sincero, ai film di exploitation degli anni ’70. Ma laddove la presenza di Trejo era inscindibile dall’impatto visivo e dal concetto del trailer di Machete e  quindi non poteva di certo essere sostituita nel film derivato con HwaS si è preferito affidare il ruolo dell’hobo non a David Brunt, che nel trailer ottimamente rimarca con la sua cadenza ed il suo camminare sbilenco l’alienazione del senzatetto, ma ad un Hauer che nulla ha perso con la vecchiaia e che ancora può dare al cinema, come dimostra il suo monologo nella nursery.

HwaS è estremo tanto da essere surreale -la città è così improbabilmente pregna di crimine e tanto moralmente in bancarotta da far sembrare Sin City il villaggio dei Puffi-, violento in modo compiaciuto, carico di un elemento splatter che in genere è concesso solo alle produzioni indipendenti: anche i bambini non scampano alla crudeltà del film e questo può far storcere il naso ad alcuni.

La brutalità grafica, priva dello pseudorealismo di Frontiers o della cervelloticità sterile e giustificazionista degli ultimi Saw, è così eccessiva da risultare alla fin fine ilare: il gore è copioso, le mutilazioni sono piuttosto creative senza essere macchinose ed ogni pretesa di politically correctness è bandita.

Ovviamente la trama è ridotta all’osso ma non è priva dei suoi punti di interesse: a differenza del trailer e del film di Machete la semplicità di HwaS viene mantenuta nel passaggio da spoof a film e permette al regista di giocare con le figure dell’hobo, lungi dall’essere il tipico protagonista macho hollywoodiano, e di Abby, con le quali si può almeno empatizzare.

HwaS non è per gli stomaci deboli e per i palati troppo delicati: è un concentrato di chili bollente versato direttamente in bocca. Ad alcuni di certo può piacere.

 

Il finto trailer originale:

 

 

Il trailer del film:

 

Rispondi