Priest, la recensione

3 Giu 2011

In una realtà simile alla nostra i vampiri e gli umani si affrontano da tempo immemorabile per la sopravvivenza e la supremazia: la lunga lotta tra le due specie ha danneggiato l’ecosistema terrestre e costretto gli umani a rifugiarsi in vasti distretti metropolitani senza luce naturale, città distopiche governate da un clero onnipresente. Mentre alcuni coraggiosi pionieri, considerati eretici dalla Chiesa, cercano di recuperare faticosamente le desertiche wastelands i Sacerdoti, preti-combattenti che hanno permesso la vittoria ultima degli umani, incapaci di integrarsi nel mondo civile sono isolati dalla comunità e costretti ai suoi margini, memoria scomoda del lungo conflitto.

 

Un Sacerdote senza nome divorato dai dubbi (Paul Bettany) riceve notizia da parte dello sceriffo Hicks (Cam Gigandet) del terribile massacro della sua famiglia e del rapimento a opera di un branco di vampiri di sua nipote: disobbedendo agli ipocriti superiori infrange i voti ed inizia una caccia nel deserto che lo condurrà ad affrontare il suo tragico passato.

 

Scott Charles Stewart, ex responsabile di effetti speciali e già veterano di un’opera non eccelsa come Legion (ancora una volta religione cattolica in annacquata salsa yankee meritevole solo per la sua spietata cupezza) si ispira solo marginalmente al temporalmente dislocato manhwa Priest di Min – Woo Hyung preferendo piuttosto trarre ispirazione da Blade Runner, Dark City e Mad Max.

 

Uno dei difetti del film è la sua brevità (solo 87 minuti) che partecipa a dare l’impressione se non dell’incompletezza (il finale è volutamente aperto) almeno della possibilità di approfondimento dell’ambientazione.

 

Priest, al di là dell’ambientazione particolare, è un action movie puro: la trama è volutamente lineare, i colpi di scena quasi inesistenti, i dialoghi prevedibili e gli attori inespressivi come cernie morte da una settimana. Eppure è in qualche modo divertente nel suo guazzabuglio ben dosato di western hi-tech, selvaggi vampiri e di combattimenti tanto dinamici quanto deliziosamente illogici (e qui ancora una volta il 3D postproduzione si dimostra assolutamente inutile) della famiglia di Blade e Resident Evil.

 

L’estetica postindustriale della città, espressione dell’oppressione orwelliana dell’onnipotente Chiesa (sin troppo spesso manifestazione di ogni cieco dogma secondo la cinematografia statunitente di intrattenimento), i disumani vampiri lontani da quelli brilluccicosi di Twilight e vicini agli xenomorfi di Alien, il concetto di letali monaci-combattenti con il loro armamentario a base di croci-shuriken e croci-pugnali: il tutto offre una esperienza visiva interessante senza essere sterile come il “Vampires” di Carpenter.

 

Priest è di certo un buon film fracassone che si troverebbe a maggior agio in un dvd o blu-ray piuttosto che su grande schermo.

Ecco il trailer di Priest.


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