John Carpenter’s The Ward – Il Reparto

7 giugno 2011

1966, Stati Uniti: Kristen, una misteriosa ragazza senza memoria, dà fuoco ad una fattoria disabitata, mossa da quello che sembra un folle raptus. Catturata rapidamente dalla polizia e rinchiusa in manicomio la giovane inizia a sospettare che le altre pazienti del suo reparto ed il personale medico nascondano un terribile segreto collegato alla scomparsa di una precedente reclusa. Quando le altre pazienti iniziano a scomparire senza lasciar traccia Kristen decide di organizzare una fuga prima di essere la prossima vittima della misteriosa “Alice”.

Dichiaratamente “un film di vecchia scuola con una regista di vecchia scuola” The Ward segna dopo una lunga assenza il ritorno di John Carpenter sul grande schermo. Purtroppo quello che poteva essere un sincero omaggio, pur autoreferenziale, al genere risulta un dimenticabile atavismo con poca anima e ancor meno stimoli.

Gli anni non sono stati generosi con Carpenter: il Maestro ha perso gran parte di quel genio visionario che lo ha contraddistinto forse perchè ancorato indissolubilmente agli anni ’80. O forse ha messo da parte quella voglia di osare e di provare nuovi stili come testimonia il noiosissimo Vampires ed anche la sua ultima opera prima del lungo ritiro, Fantasmi da Marte, pur con i suoi spunti interessanti genera alla fin fine solo apatia. Eppure con l’onirico Cigarette Burns della serie Masters of Horror Carpenter aveva dato nuova prova di se ed aveva fatto ben sperare per le sue future opere. Speranze in gran parte deluse.

Purtroppo The Ward è fuori tempo massimo, sa di già visto dall’inizio alla fine: un mosaico di scene e situazioni presentate in precedenza da altri con energia e impegno qui assenti: Shutter Island, Identity, Session 9 e Sucker Punch giocano con maggior eleganza con i temi della distorsione della percezione della realtà riuscendo a spingere lo spettatore, consapevole o meno, in un vortice di verità e illusione che qui è assente.

La linearità della storia, apparentemente nulla più di uno Slasher spettrale, non inganna e ci si aspetta una rivelazione sui fatti sin dai primi minuti: la sfigurata Alice è troppo poco incisiva per essere l’ennesimo clone di Michael ed il suo make-up privo di originalità non aiuta. Altro problema sono le “pazienti”: graziose e inespressive bambole troppo “sane” per essere credibili: laddove in Sucker Punch ciò è parte della funzione stilistica qui è semplice faciloneria che strizza l’occhio al pubblico maschile.

The Ward manca di ritmo, non ha un adeguato crescendo, ancor meno suspence  e di conseguenza il climax finale non ha che un lievissimo impatto emotivo sullo spettatore. Ci si domanda dove sia la crescita stilistica del regista, che fine abbiano fatto la sua commistione di personaggi memorabili, le sue one-liner epocali e la denuncia sociale.

Chiunque auspicava con The Ward il ritorno in grande stile di Carpenter con ogni probabilità rimarrà deluso. Peccato.

 


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