Riflessioni su ebook (che ho) e figli (che non ho)

20 giugno 2011

Tempo fa ho scritto alcune riflessioni su libri in formato elettronico e cartaceo. Ci torno sopra perché la situazione si è evoluta. Devo fare un trasloco, sto pensando al mio futuro e, ovviamente, i libri sono parte fondamentale in entrambe le questioni.

Il libro di carta è un oggetto fisico formato da pagine incollate, sui cui sono stampate a inchiostro delle parole. Queste parole formano la storia. Il libro contiene la storia e fino a qualche tempo fa, per i lettori il libro era la storia. Dire “Il Signore degli Anelli è un bel libro” se ci pensate non ha molto senso, a meno che non stiamo dando un giudizio estetico sull’aspetto del tomo di carta.

Se volessimo dare un giudizio sintetico sulla storia, sulla vicenda che narra e come è scritta dovremmo dire “La storia del Signore degli Anelli è bella.” Oppure “La storia raccontata nel libro Il Signore degli Anelli è bella.” Ma il libro era la storia, quindi siamo abituati a dire “Il Signore degli Anelli è un bel libro.

Però non è così. Non lo è da tempo per gli studiosi, inizia a essere chiaro anche per i lettori, ora che gli ebook diventano cosa comune. Il libro è l’oggetto di carta, colla e inchiostro. La storia che contiene è un’altra cosa. E possono essere separate. Come lo erano prima della scrittura e la storia era nella voce che la raccontava, ma non era la voce del narratore.

Siccome le parole che raccontano la storia sono le stesse, leggerle su carta, schermo di un computer o schermo di un lettore ebook è la stessa cosa: la storia è la stessa, ci provocherà le stesse emozioni.

Un libro, l’oggetto di carta e colla e inchiostro, non è però solo un contenitore. E non lo è proprio perché è un oggetto. Quindi può essere un ricordo: di un momento particolare, di una persona, di un emozione. Può essere un oggetto da collezionismo. Può essere un simbolo. Può, insomma, avere un valore che va al di là del valore della storia in esso contenuta. Potremmo buttare e ricomprare mille volte il nostro libro preferito senza problemi, ma potremmo non voler separarci mai da un libro, nel senso dell’oggetto, che ha per noi un qualche significato.

La scelta tra ebook e carta, per me, è una scelta personale e non ha niente a che fare con la lettura, ma riguarda il nostro rapporto con gli oggetti. Per questo, non ha senso chiedersi se è meglio un tipo di supporto o l’altro.

Al termine delle riflessioni avevo preso una decisione. Scegliere la carta per i libri che per me sono significativi in quanto oggetti. Digitalizzare tutto il resto.

Ecco l’evoluzione.

Devo fare un trasloco, i libri vanno inscatolati. Quale occasione migliore per liberarmi dei libri-oggetto non significativi, dopo essermeli procurati in ebook.

E qui apro una parentesi per spiegare che il fatto che non siano significativi come oggetti non ha nulla a che vedere col fatto che la storia mi sia piaciuta o meno. Non ho problemi a disfarmi di libri belli di carta, mi basta averli come ebook: sono legato alla storia, non al contenitore.

Insomma, libri significativi, trasloco, scatole.

Dopo una rapida cernita, ho visto che i libri-oggetto significativi (io continuo a scrivere libri-oggetto per chiarire la differenza tra contenuto e contenitore, ma ormai dovrebbe essere chiaro che i libri sono oggetti) che possiedo in realtà sono pochi. Molto pochi. Diciamo che se volessi essere rigoroso, il tempo di inscatolamento passerebbe da oh-mio-dio-non-finirò-mai a venti minuti. Con pausa caffè.

(Se non che ci sono i fumetti da inscatolare, e anche quelli portano via un’eternità. E i fumetti rimangono di carta finché non arriverà una valida alternativa digitale.) (Sì, ho visto i fumetti su iPad, no, i tablet non sono una valida alternativa digitale.) (Cioè, non per i fumetti esistenti, i tablet vanno bene per un nuovo modo di fare fumetto.)

Per cui la morale della favola dovrebbe suonare più o meno come “Ehy, libri gratis! Venite a prendere quello che volete!” Vittoria totale: io faccio meno fatica, voi recuperate dei vecchi Urania.

E però…

Ho 39 anni, vivo una relazione stabile. Ho dei nipoti, potrei avere dei figli. E un dubbio si è fatto strada in me. Come fa un figlio a sviluppare un amore per i libri, se non vede libri intorno a sé? (Quel piccolo cialtrone farà bene a sviluppare un enorme amore per i libri, altrimenti gli renderò la vita ancora più dura di quanto stia già pianificando).

Siccome non ci facciamo mai mancare nulla, mentre facevo queste riflessioni è arrivata pure una botta di apofenia sotto forma di un post sul blog di Berg:

Posso mettere il libro giusto in mano a un bambino, ma come fa a saltare di libro in libro, se non ci sono libri su cui saltare? O meglio, se ci sono solo quelli che io, per motivi miei, ho deciso di tenere sugli scaffali? Come fa a crearsi il suo percorso? Non rischia di ripercorrere il mio, seguendo le tracce che io ho lasciato sugli scaffali?

Questa riflessione è del tutto irrazionale. Un mio figlio sarà un nativo digitale di terza o quarta generazione. Vai a sapere come consumerà i libri. Magari svilupperà un grande amore per la lettura non perché si troverà una casa piena di libri, ma un Kindle pieno di libri (e genitori che leggono, perché se i genitori non leggono il figlio lo puoi anche seppellire di libri, non leggerà senza un buon esempio). Magari ci sarà un nuovo modo di fruire la lettura. Magari verrà abbattuta la barriera tra libro, film, fumetto, cartone animato. Magari odierà leggere (Brutto errore, figlio mio, brutto errore.)

Magari non lo so. Ma so che mio figlio vivrà nel futuro. E quindi non ha molto senso che io pretenda di imporre una tecnologia (con le sue conseguenze) a chi vivrà nel futuro.

Io sono ciò che sono perché ho avuto l’opportunità di allungare una mano e prendere un libro. Poi un altro. Poi un altro. Vorrei che mio figlio avesse la stessa opportunità. Ma non è detto che sia necessario lo stesso gesto fisico: prendere un oggetto, sfogliarlo.

Parte del fascino dei libri è il momento in cui si legge. Appallottolati sul divano. Arrampicati su un albero. Nascosti sotto le coperte con una torica elettrica. Immersi nella vasca da bagno. Di nuovo, qualcosa che non ha a che fare solo con la storia, ma con l’oggetto che la contiene e come ci rapportiamo a esso, come costruiamo la nostra esperienza di lettura.

Sono certo che ciascuno di voi che mi sta leggendo conserva il ricordo di un momento magico di lettura e pensa: “con un lettore ebook non sarebbe stata la stessa cosa.”

Probabilmente è vero, ci sono esperienze di lettura che sono possibili con un tipo di oggetto (il libro di carta) e non con un altro (il lettore ebook). Probabilmente sarà vero il contrario e mio figlio grazie all’ebook potrà vivere momenti di lettura impossibili con un libro di carta.

Non credo che questo sia un bene o un male. Semplicemente è.

Le cose cambiano, come sempre.

2 commenti

  • amnell 1 agosto 2011a16:14

    Io ricordo di essermi avvicinata ai libri non perchè i miei genitori fossero grandi lettori, ma perchè li credevo oggetti “bizzarri”. Penso che un bambino scorrerebbe un libro in formato digitale per lo stesso motivo per cui oggi si interesserebbe ad un computer: pura curiosità.
    Personalmente, sto lottando con l’idea di comprarmi un bel lettore ebook – se non altro per risollevare le sorti dell’economia! – , anche se è triste sapere che la libreria che occupa mezza stanza non servirà più a nulla…

    • Andrea 1 agosto 2011a17:47

      Ciao Amnell.

      Sicuramente la curiosità gioca un ruolo fondamentale nell’avvicinarsi ai libri.
      E penso che per un bambino del futuro prossimo, abituato ad agire in digitale, sarà naturale essere curioso in digitale. Sarà interessante vedere come si evolveranno le cose in questo momento di passaggio tra due tecnologie.

      Io ti consiglio di comprare il lettore ebook: è praticissimo e poter comprare un libro con un click e iniziare a leggerlo subito è fantastico. Averlo non significa dover rinunciare per forza alla carta. Significa avere più scelta.

      Le librerie saranno sempre utili, ma per contenere certi tipi di libri, secondo me.
      Ci sono libri che per il loro design e la loro struttura non possono essere replicati in digitale.
      Ieri ho comprato questi due:
      http://www.amazon.co.uk/gp/product/0974308927/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&tag=magratheait-21&linkCode=as2&camp=1634&creative=19450&creativeASIN=0974308927
      http://www.amazon.co.uk/gp/product/0316019984/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&tag=magratheait-21&linkCode=as2&camp=1634&creative=19450&creativeASIN=0316019984

      Ti metto i link per farteli vedere, ma non li ho comprati su Amazon, li ho visti e presi in libreria.

      Oggi ne parlavo con un amico che lavora nell’editoria elettronica e ci siamo trovati d’accordo: il libro cartaceo continerà a vivere e vivere bene, ma solo se gli editori sapranno progettare oggetti di questo tipo, non solo copertina-pagine-copertina. In effetti, anche gli autori devono imparare a proporre libri del genere, le librerie devono avere il coraggio di averli sugli scaffali e i lettori devono richiederli.

      Poi, i libri come oggetti di collezionismo e i libri legati ai ricordi avranno sempre bisogno di librerie e non potranno essere soppiantati dal digitale. Almeno spero 🙂

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