Conan The Barbarian 3D

Secoli dopo la caduta del regno dei necromanti di Acheron il crudele Khalar Zym (Steven Lang da Avatar) aiutato dalla perfida figlia Marique (Rose McGowan da Grindhouse) è alla ricerca dell’ultimo frammento di un artefatto che riporterà in vita sua moglie, potente strega in grado di sottomettere con le sue magie l’Hyboria tutta. La ricerca di Zym lo conduce infine nel villaggio cimmero di Corin (Ron Perlman) e del suo giovane figlio Conan (Jason Mamoa). Dopo aver rubato il frammento perduto, ucciso orribilmente Corin e lasciato Conan per morto Zym e Marique iniziano la ricerca di Tamara (Rachel Nichols da Alias), ultima discendente purosangue degli abitanti di Acheron per eseguire il rituale di resurrezione: i due si renderanno conto troppo tardi che anche dopo anni il vendicativo Conan è sulle loro tracce.

Ammetto che dopo aver visto prima il teaser e poi il trailer di essere entrato quasi speranzoso in sala: di certo non mi sarei ritrovato di fronte ad un’opera di qualità pari all’iconico Conan degli anni ’80 ma forse ci si poteva aspettare un film onesto, adeguatamente “caciarone”, che non tradisse lo spirito originario di Howard. E di certo l’impatto iniziale con la nascita e l’infanzia cruenta di Conan è tutto sommato positivo sebbene il pathos del film di Milius sia solo una invidiabile e diafana immagine lontana.

Jason Mamoa, apprezzato e apprezzabile nel ruolo di Khal Drogo in A Game of Throne, ha un phisique-du-role per il personaggio certamente superiore a quello di Arnold dei bei tempi andati, viene vestito con capi metrosexual che Frazetta approverebbe ed esprime, anche se solo di sfuggita, alcune sfumature caratteriali e concettuali del personaggio originale di Howard tralasciate nel film del 1982.

La maestosa scenografia in CG appare pensata per generare un senso di una grandeur conclusa da secoli ed in tal senso funziona abbastanza bene sebbene si percepisca un richiamo lontano proveniente dall’estetica de Il Signore degli Anelli. La violenza è gustosamente grafica e non si teme di mostrare morti truculente, un (sin troppo casto  e romantico) accenno di sesso e qualche mutilazione en passant. Non dimentichiamoci poi del sempre presente Perlman nel ruolo del padre di Conan che, a parte un paio di momenti eccessivamente sopra le righe (la nascita di Conan sul campo di battaglia), non delude.

Purtroppo i lati positivi si concludono qui senza scampo.

Mettendo pietosamente da parte le dubbie traduzioni italiane di nazioni (Zingaran invece di Zingara) che dimostrano una inesistente preparazione degli adattatori è difficile riuscire ad esprimere in poche parole il senso di delusione se non addirittura di presa in giro di tutta l’operazione.

I dialoghi meritano un premio per l’assoluta, totale, abissale piattezza e l’imbarazzante ingenuità tanto da generare in alcuni punti una involontaria risata catartica.

Non vi sono one-line memorabili nonstante i flebili tentativi, non vi è un più profondo concetto filosofico che si intravede tra le pieghe della trama. E questo senza parlare degli henchmen anonimi, del villain dimenticabile o della di lui figlia, poco più di un clone con look cenobita di Evil-Lyn.

Il film non ha ritmo e la linea temporale è composta da scene individuali create unicamente per rafforzare la sin troppo rapida azione, mentre si ignorano completamente le notevoli distanze tra i luoghi. E’ come osservare una stagione di una serie televisiva fantasy generica, condensata in centododici interminabili minuti e carica di (non eccezionali) effetti speciali e maledetta dal 3D di postproduzione che sta divenendo un deprecabile marchio di commercialità sopra la qualità.

Ecco quindi Conan The Barbarian (3D!) l’ennesimo cugino sterile di Prince of Persia e Clash of the Titans creato con il solo scopo di generare sequel senza anima.

Ricordate il nome del regista, Marcus Nispel, ed evitate i suoi film in futuro.

La prima scena del film:

http://www.youtube.com/watch?v=H_oi5AyLPDE

Il trailer:

 

 

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