Endhiran – Robot

Lo scienziato Vaseegaran (Rajnikanth) ignorando i sentimenti della bella fidanzata Sana (Aishwarya Rai Bachchan) per dieci anni ha lavorato ossessivamente su un sofisticato androide da combattimento con lo scopo di venderlo all’esercito indiano e andare così a ridurre le perdite umane durante i conflitti.

Vaseegaran egocentricamente dona le proprie sembianze alla creatura sintetica (interpretata sempre da Rajnikanth) e gli da il nome di Chitti. Gradualmente Chitti, anelato per la sua avanzatissima intelligenza artificiale dal professor Bohra (Danny Denzongpa), bieco mentore di Vaseegaran, otterrà sentimenti umani ed entrerà in violento conflitto col proprio creatore per ottenere l’amore di Sana.

Dopo Sivaji – The Boss il regista Shankar Shanmugam e la superstar indiana Rajnikanth sono tornati assieme nel film più costoso mai prodotto in India (“L’Avatar indiano” secondo i poster pubblicitari) e più distribuito.

Nonostante le entusiastiche dichiarazioni dei fan indiani (la cui infantile esaltazione nazionalistica per il film può risultare alla lunga irritante) gli effetti speciali (Industrial Light & Magic per gli effetti visuali e Stan Winston Studios per gli animatroni) pur essendo funzionali alla storia sono distanti dai quelli dei blockbuster di Hollywood ma questo non è necessariamente un male: di fronte ad alcuni prodotti luccicanti, pretenziosi e freddi che il cinema statunitense ci ha propinato negli ultimi anni Endhiran con i suoi onesti SFX  è paragonabile ad un bicchiere di acqua fresca.

La trama del compianto sceneggiatore Sujatha (morto durante la produzione durata ben due anni) è molto semplice, con vette di favolistica e forse voluta ingenuità ed i personaggi vengono immediatamente delineati sin dalle prime scene (ma non necessariamete inquadrati nella dicotomia buono/malvagio come dimostrano i crudeli atti di tardiva gelosia di Vaseegaran): non vi sono colpi di scena sconvolgenti sebbene troviamo qualche sorpresa nella seconda metà del film.

L’apprezzato regista Shankar, considerato da alcuni la punta massima del cinema Tamil, gioca con elementi tratti da Io Robot e L’Uomo Bicentenario scegliendo comunque la strada della leggerezza: se si cerca l’esplorazione profonda e raffinata di concetti come “cosa è umano” qui si troverà una risposta vaga. Ma Shankar ha una visione personale del suo prodotto, ed è una visione che penetra specialmente attraverso le scende di azione grazie all’inestimabile supporto di Yuen Woo Ping (regista di Hong Kong che ha creato gli stunt di Kill Bill e Matrix).

Gli attori meritano una menzione particolare: la superstar Rajnikanth, amatissimo in India, qui deve destreggiarsi tra ben tre ruoli: il professor Vasi, il primo Chitti ingenuo e romantico ed in seguito il Chitti “stiloso” e distruttivo: una sorta di ritorno alle origini in quanto Rajini ha debuttato nel cinema con ruoli negativi. Di certo Rajini è il cuore e l’anima del film e senza di lui, indipendentemente dagli sforzi profusi, Endhiran sarebbe risultato probabilmente un flop orribilmente costoso.

La splendida Aishwarya Rai, che riesce a nascondere i suoi anni, risulta l’archetipica “damigella in pericolo” con vaghissimi sviluppi post-femministi: tollerabile nella recitazione qui ha solo la funzione di dare una spinta energica alle scene di ballo.

E’ difficile inquadrare Endhiran dal punto di vista europeo: il film è talmente ingranato nello storytelling tipico del subcontinente indiano che gli elementi inseriti che per noi possono essere considerati semplicistici, eccessivi, ripetitivi o prevedibili per l’audience locale sono dimostrazione di maestria.
Lo spettatore nostrano dovrà prepararsi a estemporanei balli (orecchiabili le musiche di A. R .Rahman “Kadhal Anukkal”, “Robo Dance”, e “Boom Boom”) sebbene deliziosamente coreografati in una pellicola che dura, nel bene e nel male, quasi tre ore. Ma probabilmente ne varrà la pena.

Il trailer:

http://www.youtube.com/watch?v=hNXHveyzUvY

 

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