Vanishing on the 7th Street

10 ottobre 2011

VS7Durante un black out Detroit cade nella tenebra più completa ed i suoi abitanti scompaiono senza lasciar traccia. Solo una manciata di individui (interpretati da Hayden Christensen, Thandie Newton e John Leguizamo), per ragioni ignote, scampano inizialmente al “rapimento” ma ben presto i sopravvissuti si rendono conto che la tenebra li anela e li richiama mentre le loro fonti di luce artificiale inesorabilmente vanno a morire. Bloccati in un bar fornito di sistema di alimentazione di emergenza i nostri eroi dovranno trovare un modo per abbandonare la città alla volta di Chicago, dove forse vi sono altri sopravvissuti, prima che anche le loro ultime speranze  si vadano a spegnere.

Il sospetto dello scarso valore del film parte con le prime scene e le improbabili reazioni dei sin troppo calmi protagonisti e più il tempo passa e più il dubbio assume i connotati di certezza: vi sono film brillanti che non offrono spiegazioni certe per gli avvenimenti misteriosi offrendo invece vaghi indizi, interpretabili in vari modi dallo spettatore, come Fulci dimostra: questo non è il caso.Vanishing on the 7th Street è un film pretenzioso e di palese inutilità, con uno script approssimativo, buchi di trama visibili ed uno svolgimento annoiato e non basta la citazione del mistero di Ronanoke per salvarlo.

Se il concept di base (la tenebra che tutto divora, l’atavico terrore del buio che qui ha dovuta motivazione, il mistero che non viene risolto neanche alla fine della storia) è affascinante, sebbene in una forma o nell’altra già esplorato, qui non viene sviluppato in modo adeguato e la mancanza totale di qualunque spiegazione (se non le vaghe teorie di uno dei protagonisti che si riveleranno in qualche vodo veritiere) di certo non aiuta. Peggio ancora gli avvenimenti sono palesemente strumenti del plot senza coerenza interna: le fonti energetiche funzionano o meno sotto l’influenza (sovrannaturale?) della tenebra e le ombre sono rapidissime o lentissime nel ghermire la preda senza motivazione apparente oltre la necessità di trama nel dato momento e la CG, come spesso accade, non aiuta.

Lo sviluppo dei personaggi è approssimativo: sappiamo poco di loro ma quel che ci viene mostrato non genera simpatia, empatia o reale interesse: esistono e si lasciano prendere o meno con facilità dalle ombre e con ciò la loro funzione si conclude.

Purtroppo Brad Anderson, già regista de L’Uomo senza Sonno e Session 9, non è riuscito a infondere vita a questo troppo, troppo lungo episodio di “Ai Confini della Realtà”, sceneggiato da un sin troppo inesperto Anthony Jawinski.

Da evitare.

Il trailer in italiano:

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