Impressioni di Romics 2011

11 ottobre 2011

Ci risiamo.

 

Quando alzi lo sguardo dal giornale e ti ritrovi nel vagone della metropolitana all’altezza della stazione Tiburtina assieme ad un mago nero e la sua retinue ti rendi conto di essere probabilmente sotto Romics. O durante uno degli eventi di GRV Italia. Da calendario propendo più verso la prima e grattandomi il mento medito sulla decisione da prendere.

Dopo qualche stazione di titubanza decido di rispettare la tradizione decennale e pagare servizio formale all’evento almeno la domenica pomeriggio, ultimo giorno utile. Un antipasto prima della assai più corposa Lucca. Mi riprometto di stare attento al portafogli, mi organizzo con gli amici di vecchia data che sono sopravvissuti alle mode e mi preparo per l’odissea.

Prima settimana di Ottobre.

Come ogni anno in questo periodo, per tutto il fine settimana, il treno locale dalla stazione Ostiense verso Fiumicino, generalmente colmo di pendolari irati per i ritardi o semiaddormentati, turisti dai trolley colossali ed hostess, deborda di giovani e giovanissimi e qualche imbarazzato meno giovane, cosplayer e semplici appassionati, fisicamente quasi stritolati ma uniti da un senso di anticipatorio buonumore. Il popolo della provincia, e non solo a giudicare dagli accenti, degli appassionati di settore compie la sua migrazione stagionale, quasi il suo pellegrinaggio, alla volta della nuova Fiera di Roma.

 

Riesco con grazia e terrore ad anticipare i miei compagni di viaggio di qualche metro e faccio mie le scalette che mi permettono di uscire dalla stazione minimalista. La mia transitoria posizione sopraelevata mi permette di avere il primo impatto della coda che si andrà rapidamente a formare. Il parcheggio è pieno di auto e pullman. Un buon indizio su ciò che mi aspetta.

 

La fila per i biglietti è fortunatamente breve e penetro rapidamente all’interno della fiera vera e propria, accolto dai primi gruppetti organizzati di cosplayer che si appostano nelle vicinanze del bar. Ma è sotto di me, al piano terra, il vero cuore della fiera. Animata, vivente, pulsante. Una marea colorata, come ogni edizione della fiera, affamata e soddisfatta dei suoi acquisti, dei suoi incontri, dei suoi preziosi e amati costumi.

 

Scivolando parallelamente al camminatoio mobile e scendendo le scale sino all’ingresso inferiore dei padiglioni vengo accolto da Alici emo-dark, amorevoli variazioni sul tema del Cappellaio Matto, tecnoesploratori e raffiante lady in puro stile steampunk (che, parafrasando Mugatu “tira una cifra quest’anno”), una intera squadra Ghostbusters dagli zaini protonici di notevolissimo e apprezzabile dettaglio, Joker post-Nolan con Batman, Harley Quinn e Catwoman al seguito, guerrieri spartani dalla invidiabile tartaruga , generici marines in tenuta mimetica e armi in pugno, sin troppo magre Miss Dronjo, X-Men al completo dalle tute in spandex instabili e guerrieri fantasy votati al Dio del Sangue le cui armature scolpite in modo certosino non smetto mai di apprezzare. Apprezzo assai di meno la valanga di cosplayer “commerciali” di Bleach, Naruto, il purtroppo inossidabile Dragonball Z e One Piece, ma è una questione di gusti.

 

Salto a piè pari teatro, anteprime, mostre e premiazioni, corollario per me non indispensabile: il tempo che mi posso concedere è volutamente limitato e memore dello stress degli anni precedenti (ore in piedi, a combattere nella folla ed in posizioni degne di un fachiro indiano per arraffare i fumetti mancanti), decido di ottimizzare le energie e concentrarmi esclusivamente verso i ponderati acquisti.

 

I padiglioni sono aumentati sebbene il numero degli stand commerciali appaia lievemente diminuito e quelli ludici risultino ora dispersi in ambienti troppo ampi, riempiti comunque dalla folla. Sull’area ludica incombe una inquietante Coca Cola Light mentre un dettagliato AT-ST quasi in scala 1:1 torreggia sullo stand di Tatooine tra Stormtroopers imperiali e Tusken Riders. L’eterna Camarilla Italia condivide i suoi spazi con una scuola di scherma, tra ditte che producono props per film e postazioni per i videogiochi mentre i visitatori stremati e grati posso possiarsi sulle panchine.

 

Immediatamente noto che gli stand sono gli stessi di sempre, più o meno nella posizione di sempre: da quello della Panini sul quale pende il solito Rat-Man agli stand-loculo dei piccoli e coraggiosi commercianti indipendenti. Come sempre il materiale giapponese (action figures di plastica di maghette e lolite delle quali mi sfugge la  serie, cari  super robot della Soul of Chogokin), è abbondante, con prezzi che vanno dal ladrocinio legalizzato a quasi accettabile con poche disperate eccezioni. Legioni di manga tascabili, vecchie serie e quasi nuove, si pongono in bell’ordine negli scaffali delle offerte speciali. Repliche deliziose delle spade del Signore degli Anelli. Raffinate maschere di carnevale prodotte a mano. Ultime uscite e giocattoli d’epoca che mi generano un vago senso di malinconia, che svanisce grazie allo stordimento dovuto alla folla.

 

Mi rendo dolorosamente conto che latita una reale offerta di giochi, un altro reame per intero quasi svanito: Magic e Warhammer fanno capolino, qualche boardgame in idioma italico con piccole concessioni al GdR più mainstream. A cercare con dedizione i negozi di Roma offrono qualcosina di più.

Stringo il selezionato bottino e al tramonto mi dirigo verso l’uscita. Il traffico della zona è divenuto rappresentazione di bolgia dantesca.

Alla fine mi rendo conto che manca qualcosa.

Il senso di evoluzione, crescita, miglioramento è assente. Il porsi di qualche gradino superiore al tardivo semiclone Romacartoon ha reso la fiera apaticamente soddisfatta di se stessa, la sua consapevolezza di essere perenne suddita di Lucca Comics & Games non la fa smuovere. Gli organizzatori hanno scavato la loro nicchia e non si muovono da essa. Ed ogni anno l’erosione si porta via un pezzetto in più.

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