Star Wars – The Old Republic: Alleanza Fatale

Tremilacinquecento anni prima dell’ascesa di Darth Vader e trecento dopo gli eventi di Knights of the Old Republic l’Impero Sith e la Repubblica hanno stabilito una forzata pace in seguito alle devastazioni della Grande Guerra Galattica: gli Jedi, ritenuti corresponsabili del conflitto, sono stati costretti a trasferirsi da Coruscant a Tython, culla dell’ordine, mentre i Sith, influenti in seno all’Impero, hanno fatto loro Korriban.

Logorati dalla prolungata guerra fredda sia l’Impero che la Repubblica sono alla ricerca di nuovi mondi vergine da sfruttare: quando gli Hutt organizzano un’asta per fornire informazioni sulla locazione di uno di questi preziosi pianeti le forze in campo si muovono per scoprire quanto i dati siano affidabili. Ciò che andranno a rivelare costringerà Sith, Jedi e Mandaloriani ad unire le forze per evitare la distruzione totale.

Prequel del nuovo MMORPG della BioWare assieme ai fumetti della Dark Horse Star Wars: The Old Republic – Threat of Peace e Star Wars: The Old Republic – Blood of the Empire Fatal Alliance getta le basi sociopolitiche e militari dell’universo dove si muoveranno i personaggi dei giocatori. Pubblicata in lingua originale nel Luglio 2010, scalando immediatamente i primi posti nella classifica delle vendite del New York Times, Fatal Alliance vede la sua versione italiana a cura della Multiplayer.it Edizioni ad undici mesi di distanza.

Con tutta la sincerità non sono un amante dell’Expanded Universe: mentre posso apprezzare le singole opere (sono rimasto letteralmente ipnotizzato da Dark Force Rising nella mia giovinezza) trovo che spesso e volentieri l’interpretazione degli autori tenda a violare (o peggio, violentare) lo spirito originale della saga con punti di rara bassezza qualitativa come l’involontariamente ridicolo matrimonio tra Luke e Mara Jade o certi episodi della Clone Wars in CG che meritano unicamente la damnatio memoriae. Mi si dirà che Lucas stesso ha distorto ripetutamente quello spirito spesso per fini squisitamente commerciali e non posso controbattere.

Sin dalle primissime pagine del romanzo veniamo accolti dagli stessi alieni di sempre: Sullustan(i), Rodiani, Ithoriani, Twi’lek, Gamorreani, Zabrak, Hutt, Kal Dor, citazioni di Geonosis e di Tatooine (ma non dovrebbe essere un mondo virtualmente sconosciuto?), del Sole Nero, del Sarlacc e dei Rancor (possibile che non vi siano altri animali di rilevo?)…gli ingredienti di sempre, i soliti vecchi volti che ci offrono un senso di confortante, forse eccessiva, familiarità. Ma ciò, dato lo scopo introduttivo, sembra inevitabile.

Rullo di tamburi: il cast. Un Padawan ancora troppo poco equilibrato per divenire uno Jedi a pieno titolo nonostante le sue riconosciute capacità. Segnato. Un membro delle forze d’elite repubblicane cacciata per aver fatto una delazione, Segnato. Un vecchio e crudele maestro Sith. Segnato. Un pirata spaziale con un suo codice etico. Segnato. Una adepta Sith dal passato misterioso. Segnato. Una spia imperiale. Segnato. L’ennesimo, tostissimo, Mandaloriano dagli scopi oscuri. Ci siamo tutti. Seguiamo binari consolidati, non si vuole rischiare di sconvolgere troppo il senso dell’ambientazione. Ci sta bene, siamo pronti.

La trama parte come una spy-story dalle palesi ingenuità: l’incontro casuale tra il Padawan e l’ex commando repubblicano si sviluppa in una alleanza duratura in modo a dir poco improbabile nonostante la spiegazione finale mentre molti personaggi appaiono immaturi, bizzarramente insicuri delle proprie capacità nonostante i delicatissimi incarichi che ricoprono od hanno ricoperto. Purtroppo a peggiorare la cosa in un paio di occasioni gli utilizzi della Forza appaiono troppo supereroistici: i protagonisti creano scudi di Forza per sopravvivere nel vuoto o generano campi per riscaldare metalli sino al punto di fusione.

Se il rapporto di sibilante ostilità tra il Sith e la sua apprendista non offre nulla di nuovo sotto il sole le idee politiche della idealista spia imperiale (che vede l’Impero come forza civilizzante e i Sith come un male necessario) ci offrono un punto di vista alternativo rispetto al solito.

Non vincolato dai limiti di una novelization l’australiano Sean Llewellyn Williams, già autore de Il Potere della Forza e Il Potere della Forza 2, riesce a gestire meglio il pacing della storia senza costringere il lettore ad infiniti e continui combattimenti dalla descrizione superficiale e preferendo concentrare tutta l’azione, dettagliata e (troppo) prolungata, in tre momenti intervallati da esplorazione ed investigazione.

La parte finale del libro risulta la più interessante, dispersiva, ingarbugliata e caotica quando, uniti dal pericolo comune, i vari protagonisti pur mettendo da parte gli interessi personali, si vanno a scontrare sulle ideologie dei rispettivi sistemi di governo e sulle rispettive filosofie. Possiamo apprezzare che il tentativo di far passare al Lato Oscuro il Padawan da parte del maestro Sith sia subdolo e persino ben argomentato ma rimane il dubbio che l’autore voglia porre una patina di grigiore morale sul manicheismo dell’ambientazione.

Alleanza Fatale non è un prodotto narrativamente eccezionale, non imbastisce una trama originale o particolarmente ispirata. E’ di certo però un romanzo onesto e senza fronzoli e quindi, nella sua nicchia, apprezzabile.

Una risposta a “Star Wars – The Old Republic: Alleanza Fatale”

  1. L’han tradotto coi piedi. Sarebbero da prendere, portarli per strada e picchiarli col badile. Hanno rovinato una storia grandiosa con una traduzione da piangere. Vergogna!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *