35 anni (e un giorno) fa: Goldrake

5 aprile 2013

Ierigoldrake, complice il turbinio di emozioni per la notizia della chiusura della LucasArts è quasi sfuggito un anniversario importante: il trentacinquesimo anniversario della prima puntata di Goldrake in Italia.

Era il 4 aprile 1978 e sulla Rete 2 andò in onda il primo episodio di Atlas Ufo Robot. E il mondo non fu più lo stesso.

Goldrake era diverso da qualsiasi cosa vista prima.

I cartoni della Disney, Tom & Jerry e i Looney Tunes della Warner avevano i colori e la dinamicità, ma non quello spessore nelle storie. I fumetti e i primi cartoni-fumetto di supereroi avevano trame complesse, ma non avevano quella dinamicità. Il massimo dell’esotico era La Famiglia Mezil.

Goldrake aveva tutto.

E’ inutile stare a raccontarci l’importanza di quel primo cartone giapponese (all’epoca manga e anime erano termini sconosciuti). La conosciamo tutti e sono stati scritti libri e articoli per analizzare la prima invasione giapponese, il lungo periodo di nostalgia e la seconda invasione, che stiamo ancora vivendo.

E’ inutile stare a farsi domande sugli adattamenti, i cambi di nomi e tutto il resto. Inutile puntualizzare che prima di Goldrake venivano i due Mazinga. C’è stato Goldrake, poi tutto il resto.

Mi pare più interessante raccontare cosa è stato Goldrake per chi c’era. Per chi era davanti alla TV in quegli anni e ha pensato “machedavvero?!?”.

In questo post raccoglierò i ricordi miei e di alcuni amici, siete i benvenuti ad aggiungere i vostri nei commenti.

Andrea:
All’epoca vivevo a Milano. Era da poco entrato in casa un televisore a colori. Con Goldrake imparai a leggere l’ora: guardavo l’orologio della cucina per capire a che ora mi dovevo piazzare davanti alla TV. Prima di ogni puntata c’era una trasmissione di approfondimento sulle notizie del giorno chiamata “Cinque Minuti” o “Cinque Minuti di…”, non ricordo bene. Ricordo che quei cinque minuti prima della sigla con le parole strane e i caratteri buffi erano interminabili. Mio padre faceva ironia dicendo a me, che avevo 6 anni, che era una roba da bambini. Ma quando poteva si guardava Goldrake pure lui. Quando Koji Kabuto, che per noi si chiamava Alcor, faceva di testa sua e si infilava in qualche guaio, lui commentava “Alcòr non si comanda!”.
Per il natale del 1980 ricevetti uno Spacer con delle luci colorate. In quel periodo ritornammo a vivere a Roma e per i primi giorni in casa non avevamo la corrente. Quello Spacer fu lampadario, torcia, candela attorno a cui mangiare. Se pensate che appena sei mesi prima di quell’aprile ’78 avevo visto Guerre Stellari, capite molte cose di me.

 

OneBACo:
Goldrake è uno dei primi cartoni animati di “robottoni” che abbia mai visto e costituisce, insieme a Jeeg Robot d’Acciaio e Daitarn 3, uno dei tre pilastri dei “Robot”.

Il miglior ricordo che ho è di come mi tenne compagnia a 8 anni, durante un pomeriggio che passai a casa con 39° di febbre: non so quale rete decise quel pomeriggio di dare 6 puntate di seguito in una specie di format chiamato (mi pare): “Actarus torna a casa”. Erano le ultime 6 puntate di Goldrake.

Ed in effetti dopo che Actarus tornò a casa quel pomeriggio, non vidi più alcuna sua avventura.

 
Vincenzo:
Nei miei ricordi non c’è un “prima di Goldrake” se non qualcosa di molto vago.
Dalla TV severamente in bianco e nero a casa dei miei nonni la corsa di Actarus durante la sigla diveniva ancora più epica, le note dalla sua chitarra, nel bosco, ancora più tristi. Ed i mostri di Vega… più grotteschi.
L’immagine cornuta di Goldrake al pari dell’improbabile, inutile, esaltante giravolta da disco a robot, dei joystick, della trasformazione in volo e dell’elmetto giallo si fondono con i giorni dell’asilo, dei primissimi giorni di scuola. L’odore di plastica dei giocattoli, del sussidiario, dell’ovomaltina (e dentro la confezione, anche lì, un minuscolo Goldrake di plastica!) e delle uova Kinder. Il vociare durante la ricreazione, il ripetere le mosse dell’ultima puntata con gli amichetti (rituale antico, quello dell’imitazione…) e le urla che riecheggiavano nel cortile…Alabarda Spaziale!
 

Andrea F.:
Goldrake è stato il primo.

Poi vennero Jeeg e Gundam che trovavo personalmente in crescendo come interesse nelle rispettive trame.

Mazinga era molto simile a Goldrake, veramente un gemello, almeno nei miei ricordi da bambino, poi Jetta Robot, Daitan (la R io non ce la metto! :D).

Ma a parte questo Goldrake rimane quello che guardavo (così mi hanno detto i miei genitori in seguito) sdraiato SOTTO la poltrona che stava davanti alla TV.

SOTTO la poltrona perchè, pare, avevo paura di tutti quei mostri e la protezione della poltrona mi dava sicurezza.

Ma, come si suol dire, di lui ricordo solo “Immagini… Sensazioni… Come in sogno.”

E non posso continuare nella citazione perché Goldrake NON era “Molto bello. Dolce, ma… Triste”.

Quello di cui ho sempre sentito la mancanza in futuro è sempre stato Gundam alla fine dei conti … almeno finché non è uscito Robotech.

 

LiLi:
Goldrake ce lo facevano vedere all asilo. Proprio a scuola. (Una maestra di nome Adele aveva organizzato, se ben ricordo, proiettore e tutto). Ricordo che alternavano Goldrake a Biancaneve (della Disney).

Io per qualche motivo non volevo stare seduta lì al buio (da piccola avevo anche paura di andare al cinema!).

Però non avevo paura dei cartoni di robottoni, infatti già da piccolina li guardavo spesso alla tv!

Proprio stamattina guardavo dei clip di Goldrake su youtube, e mi sono accorta di una cosa: nei miei ricordi Maria Fleed era diventata una specie di santarellina, invece era tutto il contrario! Un personaggio completamente diverso da come la ricordavo!!! Rivista oggi mi rendo conto che era un personaggio forte, molto moderno.

 

E per chiudere: la sigla di Goldrake

 

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