Oblivion: la Recensione

18 aprile 2013

Gli Scavenger, in fuga dal loro mondo morente, giunsero nel 2017 sulla Terra per impadronirsi del nostro pianeta: la guerra che ne seguì vide lo sbriciolamento della Luna ed il genere umano spinto alla fuga su Titano mentre i sopravvissuti Scavenger furono costretti a nascondersi tra le macerie. Jack (Tom Cruise) è uno dei tecnici rimasti sul pianeta assieme alla moglie Victoria (Andrea Riseborough) che funge da suo operatore. Privati della memoria per ragioni di sicurezza i due si occupano della manutenzione dei droni a guardia delle trivelle marine sotto attacco degli Scavenger superstiti. Mentre Victoria anela a partire per Titano Jack sente di avere legami con la Terra, e di avere ricordi che non possono essere i suoi

Vi sono film fastidiosamente inutili e vi sono film piacevolmente apprezzabili. Oblivion ricade, ironicamente, nei film dimenticabili.
Per qualunque appassionato di SF ed anche per molti conoscitori occasionali è palese che Oblivion faccia suoi e non amalgami adeguatamente elementi di diversi film che lo hanno preceduto: è facile scorgere tracce di Terminator, Total Recall, Indipendence Day, 2001 A Space Odissey e Wall-E.

Il regista Joseph Kosinski (TRON:Legacy) è più che capace nel suo lavoro estetico: indubbiamente le visuali aeree, sulle quali si basa buona parte del film, sono mozzafiato e l’uso delle telecamere è ben studiato: i panorami sono suggestivi, la scenografia è di grande impatto e il design degli elementi tecnologici ben elaborato (ma come si scoprirà a metà del film, in qualche modo concettualmente errato). Da questo punto di vista il plauso è onestamente dovuto.
Il punto dolente è la prevedibilità: lo svolgersi degli eventi può essere intuito sin dai primissimi secondi del film (personalmente sono riuscito ad indovinare l’aspetto fisico del capo degli Scavengers e persino il titolo di un libro solo dalla loro posizione concettuale all’interno del film) durante l’apertura narrativa, con largo anticipo ed i dialoghi sono talmente clichè che in alcuni casi, troppi, è possibile finire le frasi dei protagonisti con un doveroso ghigno.

Gradualmente i buchi della sceneggiatura si fanno sempre più imponenti, minuto dopo minuto assumono dimensioni eccessive sia dal punto di vista logico che da quello squisitamente tecnico (il velivolo di Cruise pare non essere controllabile a distanza dal suo stesso centro comandi, permettendogli fuga e combattimenti, sino alla fine del film dove si rivela altrimenti) mentre il villain, tecnologicamente ipersviluppato, alternativamente è in grado di seguire OVUNQUE le tracce di DNA del personaggio di Cruise e contemporaneamente risulta assolutamente deficitario nell’uso dei sensori di base, tanto a lungo che a cortissimo raggio.

Indubbiamente i misteri possono essere stimolanti per lo spettatore meno smaliziato ma molta della curiosità iniziale viene annegata da scene secondarie troppo lunghe e scene d’azione molto cinetiche ma non entusiasmanti.

Molti dei problemi incorsi si sarebbero potuti evitare con semplici accorgimenti: rimarcare la solitudine del protagonista (à la “Io sono Leggenda”, versione originale di Mathewson) eliminando il personaggio francamente inutile della sua compagna, trasformare l’incipit narrativo in una serie di più subdoli indizi e rivelazioni scaglionate.

Se si supera la fastidiosa percezione di prodotto narrativamente raffazzonato senza furbizia Oblivion offre un paio di ore di svago senza strascichi.

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