Pacific Rim e i film per i piccoli nerd ora cresciuti

18 giugno 2013

pacific rim

Emiliano mi ha chiesto su Facebook:

Andrea ma sono l’unico a pensare che essendo cresciuti con Gojira & Co, gli Eva e Nagai Go, un film come Pacific Rim è brodo riscaldato?

La risposta breve è: sì, ma va bene così.

La risposta lunga è: sì, ma va bene così e questo è solo l’inizio. Per un bel po’ avrai questa sensazione. Chi scrive storie professionalmente oggi è della nostra generazione, ha letto e visto le stesse cose che abbiamo letto e visto noi e oggi scrive il tipo di storie che noi all’epoca desideravamo vedere.

In questo post argomento la mia risposta, partendo da un excursus sulla mia storia di fan per arrivare a fare considerazioni sullo stato attuale e prossimo futuro delle produzioni cinematografiche di genere fantastico. Sono curiosissimo di leggere le vostre opinioni.

Partiamo da tanto tempo fa. Anche se produzioni giapponesi, animate e live, si erano già viste in Italia, la popolarità dell’intrattenimento che veniva dal Sol Levante è esplosa intorno alla metà degli anni ’70. Come sappiamo, l’impatto fu folgorante. L’abbondanza di cartoni animati durò circa un decennio. Intorno alla metà degli anni ’80 il numero di serie importate diminuì, la qualità degli adattamenti crollò e di cose che valeva la pena vedere ce n’erano poche.

Qualche anno dopo partì la seconda ondata, tutt’ora in corso, stavolta accompagnata anche dai manga.

Tra questi due periodi avvennero due cose: gli appassionati iniziarono a parlare e soprattutto a scrivere e nacquero le prime fanzine espressamente dedicate all’animazione giapponese. I bambini della metà degli anni ’70 iniziarono a farsi grandi, a uscire e a incontrarsi, cercando persone con cui parlare delle proprie passioni, ricordare le serie preferite, scambiarsi quel po’ di informazioni che venivano dal Giappone e passarsi videocassette con episodi di serie amate (ho ancora le videocassette di Gundam e Conan).

Ed è così che io ed Emiliano ci siamo conosciuti, due degli appassionati di anime e manga che gravitavano intorno alla fumetteria Metropolis di Roma.

Eravamo gli ultimi arrivati: oltre ai fan di anime e manga c’erano già quelli dei fumetti, supereroistici e d’autore, della fantascienza, del fantasy, dell’horror, dei giochi di ruolo, da tavola, videogiochi. I gruppi erano permeabili: la maggior parte di noi era infatti inquadrabile in diverse caselle del fandom.

Ora, tutto questo non lo dico per attribuire a me o Emiliano una qualche patente da alpha-nerd o per iniziare un discorso tipo “a regazzi’, tu nun lo sai com’erano le cose ai tempi miei“. Ma lo dico per sottolineare tre cose:

  • siamo vecchi 🙂
  • siamo stati giovani al momento giusto
  • ne abbiamo viste tante, anche solo per motivi anagrafici

Per questo sì, Mecha vs Mostri Giganti per noi non è originalissimo (in finale, io I-Zenborg l’ho visto la prima volta che l’hanno trasmesso in Italia, perché sono vecchio).

Ma il punto non è questo. Il punto è un altro.

A parte la passione per cose strane, c’era un altro elemento comune tra tutti i fan che si incontravano nelle varie Metropolis del mondo: la consapevolezza di avere una passione di nicchia. Quello che ci piaceva era snobbato dalla cultura mainstream e bollato come “roba da bambini.” Tutti i tentativi fatti per portare “fuori dalla nicchia” (leggi al cinema visto che il discorso parte da Pacific Rim) le cose che ci piacevano erano spesso deludenti. Ricordiamo Guerre Stellari, Conan, Excalibur. Ma non dimentichiamo tutti i tragici imitatori. Non dimentichiamo che i primi tentativi di portare al cinema i supereroi o qualcosa anche solo vagamente ispirato agli anime spesso davano vita a L’Uomo Puma o Robo Jox o Guyver (ve lo ricordate Guyver?). E a noi rimaneva un senso di insoddisfazione. Sì, bellissimo Blade Runner. Ma perché non possiamo vedere un film con storia e ambientazione ispirate a (se non direttamente tratte da) uno dei nostri manga o anime preferiti, al cinema, con attori veri, ben fatto? Perché per soddisfare la nostra passione dobbiamo accontentarci di videocassette malamente copiate da vedere in Giapponese su costosi videoregistratori multistandard? Perché non possiamo vedere qualcosa fatto da e per la nostra generazione?

Detto senza veli di nostalgia, il punto è questo: noi stavamo crescendo con certe passioni, ma non eravamo ancora cresciuti. Chi era cresciuto era chi scriveva seguendo le passioni con cui era cresciuto lui, una o due generazioni prima di noi. E chi produceva intrattenimento, lo faceva secondo la sua sensibilità, formata due o più generazioni prima della nostra, e avendo come target chi poteva permettersi di pagare per consumare questo intrattenimento, pagando direttamente o essendo appetibile per le pubblicità in TV.

Noi piccoli eravamo per la maggior parte poco appetibili da un punto di vista commerciale e ancora non c’erano creatori di storie cresciuti insieme a noi.

Agli inizi del Second Impact, anche lui avvenuto ormai un bel po’ di anni fa, c’erano quattro o cinque film fantastici validi all’anno (con validi intendo prodotti coi soldi e il talento necessari per realizzare un buon prodotto, non per fare cassetta seguendo un trend), una o due serie tv di fantascienza (Star Trek e qualcos’altro), zero fantasy, zero supereroi a parte qualche tentativo di breve durata (chi si ricorda Flash?) e i cartoni animati che valeva la pena seguire erano pochi. Adesso viviamo il sogno dei nerd: film di fantascienza e di supereroi uno dietro l’altro e per la maggior parte validi, fantascienza di ogni tipo in TV, Game of Thrones, anime in prima serata sulle reti nazionali e Blu-Ray e DVD di Gundam che escono da noi in contemporanea col Giappone.

Cosa è successo?

E’ passato del tempo e noi siamo cresciuti.

Gli sceneggiatori di oggi sono i nostri coetanei, i frequentatori delle Metropolis del mondo che sono cresciuti e hanno deciso di lavorare nell’industria che li ha fatti sognare.

Le persone che vanno al cinema, con potere di spesa e appetibili per chi compra spazi pubblicitari in tv,  siamo noi. E i produttori cinematografici e i network televisivi sono ben felici di darci qualcosa che ci spinga a vedere la tv e gli spot.

Certo, i nostri sono ancora considerati interessi di nicchia, un po’ infantili. Poco importa che i film di supereroi battano un record d’incasso dopo l’altro, che un videogioco abbia costi e incassi paragonabili – se non superiori – a un blockbuster, che J.K. Rowling e Terry Pratchett vendano più libri di tutti gli altri scrittori di lingua inglese del mondo messi assieme, che Miyazaki vinca l’Orso d’Oro a Berlino. I luoghi comuni sono duri a morire.

Ma non importa: l’intrattenimento di oggi è sempre più fatto per noi. Ci saranno sempre più film e serie TV realizzati per venire incontro ai gusti di chi era giovane negli anni ’80, realizzati con sempre maggior cura perché chi li scrive è uno di noi e chi li produce deve soddisfare i nostri gusti facendosi spazio tra una concorrenza agguerrita.

Ci saranno buffi momenti di confusione, come quando nel 2014 uscirà il film X-Men: Giorni di un Futuro Passato e qualcuno, giovane, commenterà che la storia è bella, ma è copiata dalla prima stagione di Heroes.

E poi a forza di successi e imitatori di successi ci sarà un declino della qualità. Poi avremo una saturazione e non ne potremo più e bisognerà prendersi una pausa.

E poi qualcun altro diventerà grande. Chi era piccolo con i Power Rangers, con i Pokemon, con Yu-Gi-Oh, con quello che vedono i bambini di oggi, diventerà creatore di storie e spettatore. E il ciclo riprenderà, come noi lo abbiamo ripreso dalla generazione prima della nostra.

E questo mi riporta alla domanda iniziale.

Pacific Rim è brodo riscaldato?

Io riformulerei la domanda così: è un bel film? Lo scopriremo dopo averlo visto. Il trailer mi convince.

E’ ovvio che per noi non c’è niente di originalissimo: io, Emiliano e Guillermo del Toro abbiamo visto gli stessi film e cartoni, letto gli stessi film e fumetti. Pacific Rim è la sintesi di pezzi di immaginario che abbiamo raccolto nel corso degli anni. Lui ha realizzato il film che sognava di vedere quando era piccolo e io lo guarderò con lo stesso spirito.

Ed è ovvio che un film “alla Mazinga“, per noi che siamo passati per Gundam ed Evangelion, potrebbe essere un po’ “soft”. Va bene così: non è solo “per noi”, ma pure per un pubblico che si diverte con effetti speciali e pugni a razzo ma non ha la nostra storia da nerd alle spalle.

Non dimentichiamo che se abbiamo avuto il Dark Knight Returns di Nolan è perché il primo Spider-Man di Raimi era il racconto praticamente pedissequo, ma molto onesto, delle origini dell’Uomo-Ragno: una storia per noi nerd vista e rivista e ben lontana dalle migliori storie dell’Arrampicamuri.

Sono ottimista per Pacific Rim. Non mi cambierà la vita, ma credo che mi divertirà. E potrebbe essere il primo passo verso un live action di Macross o Gundam, o “alla Macross“, “alla Gundam“. Storie che ho già visto e rivisto e dio solo sa quanto vorrei rivedere, uguali, sul grande schermo e con gli effetti speciali che abbiamo oggi.

E intanto a settembre esce Capitan Harlock!

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