Nelle sale: Pacific Rim

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Quando una legione di creature mostruose, chiamate Kaiju, emerge dagli oceani, scoppia una guerra destinata a distruggere milioni di vite e consumare le risorse umane per tutti gli anni a venire. Per combattere i giganteschi Kaiju viene creata un’arma speciale: enormi robot, chiamati Jaeger, controllati simultaneamente da due piloti le cui menti sono collegati a una rete neurale. Ma anche i Jaeger sembrano impotenti di fronte alla ferocia degli instancabili Kaiju. Sull’orlo della sconfitta, le forze militari che difendono l’umanità non hanno altra scelta che rivolgersi a un duo di eroi male accoppiati: un ex pilota caduto in disgrazia (Charlie Hunman) e una ragazza recluta senza esperienza (Rinko Kikuchi), che vengono chiamati a pilotare un leggendario quanto obsoleto Jaeger, una reliquia del passato. Insieme i due saranno l’ultimo bastione dell’umanità prima dell’apocalisse.

Metallo contro carne, seghe rotanti e scariche di bioplasma, palazzi che collassano mentre i titani si affrontano; ecco Pacific Rim, ultimo prodotto uscito dalla visione onirica di Guillelmo Del Toro (Hellboy, Blade 2, Il Labirinto del Fauno) che si consacra ulteriormente come uno dei massimi registi del genere.

Sebbene distante dalla raffinatezza stilistica del Labirinto del Fauno e di Hellboy 2 – The Golden Army il lavoro i Del Toro e del suo staff su Pacific Rim è comunque notevole: il design scelto per gli Jaeger (molto più vicino alle corazze di Halo che ai mecha degli anime giapponesi sebbene siano stati concessi degli eye candy come l’agganciamento della testa-cabina al corpo meccanico) è studiato in dettaglio offrendo allo spettatore la percezione di lenti colossi pronti a scattare. Anche per i Kaiju, ovviamente derivati concettualmente dal primo Gojira di Honda, si è deciso i rimanere nella relativa semplicità per potersi concentrare su ogni squamoso particolare. Il mondo presentato, una Terra sotto assedio e sul punto di capitolare, è ben rappresentata da una Hong Kong notturna, caoticamente viva e pulsante ma sotto costante pressione, e dallo Shatterdome, l’ultima base degli Jaeger rappresentata quasi come una cattedrale industriale.

La trama risulta estremamente lineare tanto da essere prevedibile dopo i primi minuti: è facile indovinare chi morirà, quando e dove e le sottotrame presentate ricalcano fedelmente i clichè dei film di azione americani dai tardi anni ’80 ad oggi (dalla rivalità con un compagno di squadra alla Top Gun al riscatto del protagonista caduto alla Rocky III) con una rielaborazione minima. Nuovamente la lotta dell’indomito spirito umano contro le avversità (perfettamente rappresentato al discorso di Elba nel finale) è l’unica metafora concessa, posta con estrema semplicità.

La qualità della recitazione è nella media, senza grandi scivoloni e senza momenti di reale intensità: rimane il dubbio sull’effettiva utilità della sottotrama relativa al duo di esperti nerd e del fornitore illegale di parti di Kaiju (un sempre brillante Ron Perlman) che appare inserita come riempitivo ma che nulla toglie alla qualità globale.

Sebbene superficialmente Pacific Rim sia a prima vista il sogno di ogni otaku (sin dai trailer molti erroneamente lo hanno paragonato con estrema superficialità a Neon Genesis Evangelion di Anno) in realtà si tratta di un omaggio voluto al genere ibridato con una gioiosa e semplificante ottica hollywoodiana, una evoluzione del fallimentare Robojox del 1989, privo dei sottili significati morali, misticismi ed interpretabili ermetismi dell’animazione giapponese d’azione.

Globalmente Pacific Rim è un film più che meritevole di visione, consapevole di ciò che offre con onestà e senza una inadeguata arroganza: pura azione adrenalinica senza effetti collaterali e senza sensi di colpa.

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