Of Dice and Men: la storia di Dungeons & Dragons e delle persone che ci giocano

27 agosto 2013

of-dice-and-men-coverAvevo 10 o 11 anni quando ho iniziato a giocare di ruolo. Ora ne ho 41, fatevi i conti.
Però non ho passato gli ultimi 30 anni a tirare dadi senza fermarmi, ci sono state delle fasi. Prima giocavamo con quello che c’era, che era Dungeons & Dragons. Poi è esplosa la passione e c’è stata la fase del proviamo tutto! Poi si sono consolidati giochi e gruppi di giocatori. Poi c’era altro da fare che giocare. Poi c’era la voglia, ma non c’erano i giocatori. Poi sono venuti fuori nuovi tipi di giochi da provare. Poi non c’era tempo o non c’erano le persone giuste.

Adesso? E’ come 25 anni fa: ci sono le persone ci sono i regolamenti che ci piacciono, c’è la voglia di provare qualcosa di nuovo ogni tanto. Il che non vuol dire che riesco a giocare ogni sera. Anche perché, tendenzialmente, nelle sere che avevamo destinato al gioco io ho scherma. Ma se volessi potrei e di sicuro gioco più ora di quando avevo 25 anni, ecco.

Immagino che la stessa storia valga per quanti di voi hanno una sacca di dadi a portata di mano. Anche voi avrete passato fine settimana interi avvinghiati a dadi, schede, patatine e coca-cola, poi non avete potuto più, poi avete ritrovato il tempo. Oppure avete mantenuto un gruppo storico attraverso le varie fasi della vita. Un mio amico gioca a Vampiri da secoli. Appuntamento fisso una volta al mese. Sta a Firenze e da secoli uno dei giocatori parte da Roma per andare a giocare.

Se leggete questo sito, è praticamente certo che avrete una o più storie da raccontare sulle avventure che avete giocato e sul gruppo di amici con cui le avete giocate.

Chi sicuramente può raccontare una cosa del genere è David Ewalt. E in effetti lo ha fatto: ha scritto Of Dice and Men: la storia di Dungeons & Dragons e delle persone che ci giocano.
Anche lui ha avuto delle fasi: da giovane era ossessionato dai giochi di ruolo. Crescendo li ha abbandonati e ora è tornato a giocare. Nel suo libro racconta la sua storia da giocatore, che farebbe accendere molte lampadine-nostalgia a molti di voi come le ha accese a me. Siccome di professione fa lo scrittore, Of Dice and Men è scritto bene, è scorrevole, emozionante dove serve, informativo dove serve. Ma non è solo l’autobiografia di uno di noi. Mescolata con la sua storia personale c’è il vero argomento del libro, la storia del nostro hobby: dalle origini a quella prima bozza di gioco di ruolo che era Chainmail a Dungeons & Dragons e i suoi spin off alla crescita e collasso della TSR, fino a oggi. Nel libro ci sono piccole e grandi digressioni e curiosità che hanno sorpreso perfino me. E nonostante l’effetto nostalgia ci sia, il libro è interessante anche per chi non ha una lunga storia di gioco di ruolo sulle spalle o per chi ce l’ha, ma non ha mai riflettuto sui giochi di ruolo, sulla loro storia ed evoluzione e sul loro impatto sulla cultura, sui videogiochi, fumetti, sulla narrativa e oltre.

Insieme al Larp Graffiti che mi ha regalato qualche tempo fa Vincenzo, Of Dice and Men è uno dei migliori libri che abbia letto ultimamente sui giochi di ruolo. E questo fa veramente venire voglia di chiamare gli amici e organizzare una partita.

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