Viviamo nel futuro! Controllare il corpo di una persona con il proprio cervello? Fatto!

Ci sono due elementi in questo post.

Il primo è la notizia, che già lei non è male.
Ricercatori dell’Università di Washington hanno sviluppato un sistema di comunicazione cervello-cervello tra umani.
Ovvero, una persona pensa delle azioni in una stanza, il corpo di un’altra persona esegue le azioni.

Potete leggere più dettagli in questo articolo e guardare il video lì sopra.

Questo risultato apre la strada a una serie di scenari fantascientifici – anche se non stiamo parlando di fantascienza, ma di realtà. Naturalmente, lo sottolineano gli stessi ricercatori, sono ancora lontani da quello che è uno scenario fantascientifico per un nerd. Il loro sistema trasmette solo segnali estremamente semplici, richiede un’apparecchiatura costosa, dedicata e ingombrante. Quindi, non immaginate di poter prendere presto il controllo di un’altra persona e, soprattutto, non a sua insaputa.
Comunque è un primo passo importante verso qualcosa che era prima era relegato solo alle pagine dei libri di fantascienza o film e serie tv di genere, sia dal punto di vista tecnologico che per le conseguenze morali, sociali, culturali.

Il secondo elemento del post è la serie di riflessioni che mi ispirano questa notizia. Quando pensiamo a scenari fantascientifici, pensiamo alle astronavi aliene che arrivano all’improvviso, dotate di tecnologia mai vista prima. O di un mondo in cui gli umani hanno compiuto significativi passi avanti dal punto di vista tecnologico (e conseguentemente culturale) per cui anche la nostra terra ha un che di alieno. Insomma, il futuro all’improvviso. Poi chiudiamo il libro, usciamo dal cinema e torniamo alla nostra Terra di tutti i giorni, sempre uguale, non fantascientifica.
Ecco, una cosa che mi piace fare è tenere gli occhi aperti, la mente sgombra e vedere che in realtà noi viviamo in un mondo fantascientifico. Ogni tanto ne scrivo (con una rapida ricerca ho recuperato questo post dagli archivi) e sono in buona compagnia. William Gibson lo dice da sempre, Warren Ellis tiene conferenze sul tema, Bruce Sterling twitta in continuazione notizie del genere.

Il “problema” del futuro fantascientifico è che non arriva all’improvviso con le astronavi, ma lentamente, in maniera organica. Piccoli passi incrementali che ci abituano alle innovazioni sociali, culturali e tecnologiche e non ci fanno provare il future shock. Ma se tenete gli occhi aperti, vi guardate intorno e, sopratutto, fate caso a come era la vostra vita dieci, quindici anni fa e che tecnologie avete a disposizione oggi, cosa oggi considerate normale al punto di essere banale, potreste rimanere a bocca aperta.

Pensate al volo. Qualche anno fa era in vita più di qualcuno che è nato quando in un mondo in cui il volo a motore non era possibile e si è trovato a vivere in un mondo in cui una stazione spaziale permanentemente abitata, servita da regolari missioni di rifornimento, non fa notizia.
Pensate alle stampanti 3D. Pensate ai cellulari. Ho recuperato un altro articolo che parte dalle risposte a una domanda posta su Quora: com’era la vita quotidiana prima dell’arrivo dei cellulari? Tutto da leggere!

Le vostre opinioni? Vi siete mai trovati a esclamare “wow, fantascienza!” di fronte a una tecnologia o movimento culturale che pare un’invenzione da un libro di Gibson e invece è lì davanti a voi?

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