Tesoro, mi si è ristretta la Palla

4 gennaio 2014

cover_2Nel secondo numero de Il Colophon parlo di come la tecnologia abbia reso il mondo più piccolo.

Ecco il mio articolo, per leggere il resto del magazine, il cui tema è Palle, potete scegliere tra la versione iOS e quella Android.

Nel III sec. a.C. Eratostene calcolò la circonferenza della palla che ci porta a spasso nel cielo. Venne un numero grande. Oggi questo numero è diventato piccolo perché si è rimpicciolita la palla. Ve ne eravate accorti?

Nel 2006, il sole australiano entrava copioso dalla finestra alle spalle di Lizzie, si riversava nella sua webcam e illuminava la mia sera romana attraverso la finestra di Skype. Era una cosa impossibile 10 anni prima, ma in quel momento era così naturale che non ci facevamo caso. Almeno per altri pochi secondi: Lizzie mi disse che usciva a fumare una sigaretta e qualche istante dopo, eccola lì. Le scrissi un SMS: “ti vedo“. Avevo ancora il dito sul pulsante invia mentre lei si sfilava il cellulare dalla tasca, dava un’occhiata allo schermo e, sorridendo, mi salutava attraverso la finestra, attraverso la webcam, attraverso il mondo intero, nella mia finestra di Skype. Ebbi un’epifania: mi resi conto di cosa eravamo ormai in grado di fare. Vidi un futuro talmente fantascientifico che nessuno scrittore era riuscito a immaginarlo. Un futuro che era lì, ora, reale: era il mio quotidiano. Il mondo, comodamente esplorabile da casa con Google Earth, è diventato una piccola pallina.

Conoscete Artur C. Clarke è “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia“. Non è vero: ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dal quotidiano. Non è arrivata all’improvviso su astronavi apparse nel cielo, ma è strisciata discreta e in piccoli incrementi nelle nostre vite. Ci siamo abituati, non la vediamo. E questo da una parte è un bene, perché vuol dire che cose incredibili come chiacchierare con la parte opposta del globo sono alla portata di tutti. Dall’altro ci sarebbe così tanto per cui essere felici, ottimisti, stupiti. Ma non lo vediamo. Il fantastico è sbiadito nell’ordinario.

Allora penso a Pascoli e alla poetica del fanciullino: guardare il mondo con occhi nuovi e pronti alla sorpresa. Che mondo interessante vedremmo!

Forse la sintesi di questo pensiero è una battuta pronunciata da Leonard nell’episodio di The Big Bang Theory in cui sparano un laser verso un altro mondo: “Sì, ma pensa a cosa rappresenta. Il fatto che possiamo farlo e’ l’unico modo di provare inequivocabilmente che ci sono oggetti costruiti dall’uomo sulla Luna. Messi lì da una specie che appena 60 anni prima aveva inventato gli aeroplani!

Naturalmente non la ricordavo a memoria, ma avendo quasi tutta la conoscenza umana a portata di mano, recuperarla è stato facile.

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