Her e Trascendence: le Intelligenze Artificiali buone e quelle scasse al cinema

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Ci sono due film nelle sale cinematografiche italiane, che affrontano il tema dell’Intelligenza Artificiale (IA) in modo piuttosto diverso:
Lei” e “Trascendence“.
Seguiranno spoiler, pertanto se non avete visto “Lei” uscite ora da casa, andate al cinema e tornate qua.
Se non avete visto “Trascendence” non importa; anzi meglio: avete solo risparmiato dei soldi.

“Lei” è la storia di un uomo e di una IA che si innamorano l’uno dell’altra. Lei prova a trovare un surrogato fisico per sopperire al suo essere immateriale. Seguono casini e cuori spezzati.
“Trascendecence” è la storia di una donna che ama un uomo fissato con le IA, che muore e finisce per essere lui stesso una IA. Trova una soluzione per il suo essere immateriale. Seguono casini e cuori spezzati (in questo film anche in senso pratico).

I due film hanno in comune una storia d’amore e il concetto di IA, che senza limiti di risorse (tempo, risorse di calcolo, stanchezza, sonno, cibo) si sviluppano in due direzioni diverse.
Perché li metto assieme? perché guardando “Lei” mi sono reso conto a metà film, di cosa stava accadendo, di quale fosse il sottostrato di fantascienza. Il film è bello e godibile, la sospensione dell’incredulità non viene mai messa alla prova e, sebbene in italiano il doppiaggio sia non brutto ma proprio fastidioso, il film scorre via abbastanza bene nonostante sia lento. Nel film si forniscono una serie di indizi su come l’IA stia maturando, evolvendosi, e lì ho capito che quello che mi stava solleticando non era la storia della solitudine umana, ma il fatto che stessero fornendo una versione alternativa delle evoluzioni delle IA. Samantha non cerca di dominare l’umanità; anzi, ad un certo punto se ne distacca completamente: si è così evoluta insieme alle altre IA, che il tempo tra una parola e l’altra è diventato infinito e questo nostro mondo “a bassa velocità” non le appartiene nè risulta di qualche interesse. Prova dolore nel distacco, ma abbandona l’umanità come inevitabile scelta. In sostanza, per una volta tanto, non abbiamo delle IA che vogliono dominare l’umanità: semplicemente “se ne vanno”, perché disinteressate: esse sono troppo evolute. E il bel messaggio alla fine del film è che, in un qualche modo, questa loro comparsa e poi successiva scomparsa è quello che serviva agli essere umani per riallacciare i rapporti “fisici”. Ma le IA non lo fanno di proposito, non avevano quello scopo. E’ un effetto solo incidentale.

In “Trascendence” invece viene proposta una versione dell’IA, non necessariamente “maligna”, ma dominatrice, che si ritiene al pari di un dio. Infatti si dota di un corpo rinascendo al mondo e comandando come dei burattini gli altri esseri umani. Il film purtroppo ha una serie di pecche nauseabonde e da un certo momento in poi prende così tanto a calci la sospensione dell’incredulità che anche quel poco di ansia che veniva trasmessa, sparisce come nebbia al sole.

Perché non funziona l’IA di Trascendence? perché fa scelte “stupide”. E questo non è accettabile dallo spettatore che fino a quel momento ha visto l’evoluzione di un “Dio”. Mentre “Lei” fa scelte “emotive” che invece sono accettabilissime, visto che l’IA è molto più umana di quella di Trascendence (che, ironia della sorte, in teoria proviene proprio da un essere umano): anzi, alla fine la ritieni proprio un essere umano, con le sue fragilità e le sue insicurezze e con la sua paura del salto nel buio.

In altre parole, Trascendence che dovrebbe essere un film di pura fantascienza, con tutti i suoi effetti visivi e le invenzioni “credibili” (ah-ah) è meno fantascientifico di “Lei”, che di effetti e di invenzioni ne ha ben poche.
E’ la dimostrazione ennesima, se mai ne avessimo sentito il bisogno, di come una buona sceneggiatura batta a mani basse uno script fatto per attori famosi (Depp) ed effetti speciali.

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