Perché i difetti di Avengers: Age of Ultron mi fanno preoccupare per Star Wars

6 maggio 2015

A me Avengers: Age of Ultron è piaciuto molto. Meno del primo, ma mi è piaciuto, nonostante abbia una serie di difetti abbastanza pesanti.

Non intendo scrivere una recensione del film, ma fare un altro tipo di riflessione che nasce dagli elementi per me negativi e mi fa preoccupare per il futuro di Star Wars.

Innanzitutto, siamo chiari su una cosa: il secondo film dei Vendicatori non è un sequel del primo, ma è un sequel di Capitan America 2, Thor 2, Iron Man 3 e un pochino pure di Guardiani della Galassia. Parte del minutaggio del film è stato dedicato a riprendere elementi di questi film e a gettare spunti per i prossimi capitoli. E di nuovo: non solo per i prossimi due capitoli dei Vendicatori, Avengers: Infinity War parte 1 e parte 2, ma pure per Capitan America: Civil War, per il prossimo Thor, per Pantera Nera, forse Dottor Strange e chissà quali altri.

Questa fitta rete di connessioni e rimandi è indubbiamente parte del fascino e del successo del Marvel Cinematic Universe. Ma quando all’interno di un film che dovrebbe essere autosufficiente e auto conclusivo tocca dare i resti a un’altra mezza dozzina di pellicole, il giochino inizia a scricchiolare e l’equilibrio del film ne risente. Ne risente molto se qualcuno non ha visto tutti i film precedenti a questo che formano il MCU.

Ben più grave è stato il…

attenzione spoiler

spoiler

spooooooooooiler

…ritorno in pista di Nick Fury. Fury si era fatto credere morto al termine di Capitan America: Il Soldato d’Inverno. A metà di Age of Ultron si rifà vivo, dicendo di star tenendo ancora un basso profilo. Al termine del film arriva tipo cavalleria a bordo di una portaelicotteri SHIELD, con Maria Hill e altri collaboratori fidati sul ponte e War Machine a rimorchio. Il buon senso cinematografico vuole che a un colpo di scena grosso come quello della (finta) morte del direttore dello SHIELD corrisponda un altro colpo di scena sullo schermo. Invece Fury rivela ai sui più fidati collaboratori di essere vivo e toglie una portaelicotteri dalla naftalina dietro le quinte. Brutto brutto brutto errore di sceneggiatura!

Se non che, se devo credere alle anticipazioni che sto leggendo, il ritorno di Fury avverrà sì davanti alle telecamere e davanti agli occhi degli spettatori. Ma le telecamere e gli spettatori saranno quelli della serie TV di Agents of SHIELDS.

Ora, è vero ed è bello il discorso dell’universo cinematografico interconnesso, ma l’idea che una scena che dovrebbe far parte di un film verrà invece mostrata su un altro media è molto preoccupante. Fa temere il passaggio da una concezione dei film interconnessi, ma fruibili ciascuno singolarmente, alla concezione di una storia unica narrata su più canali e che necessita la visione di tutti i prodotti per essere compresa. Ovvero, per usare termini tecnici, fa temere il passaggio da una narrazione transmediale, come era per esempio Lost, a una crossmediale.

Una narrazione transmediale è composta da varie storie, una principale e altre collegate, raccontate con diversi strumenti e su diversi canali (film, romanzi, giochi), ma tutte autosufficienti. Ciascuna storia può essere fruita completamente senza dover seguire le altre. Seguirle tutte dà una visione completa del mondo in cui è ambientata la vicenda.

Una narrazione crossmediale è un’unica storia in cui vari pezzi sono raccontati su diversi strumenti e canali e solo seguendo ciascuna storia su ciascun canale si può avere la visione completa della storia.

Cosa c’entra tutto questo con Star Wars? E perché sono preoccupato?

Facciamo un passo indietro.

Una delle ossessioni dei nerd è il canon. Ovvero, di tutte le storie raccontate, quali sono ufficiali, “storia vera” e quali no? La Marvel aveva i “what if” per raccontare storie “fuori canone”. La DC ha gli elseworld.

E Star Wars? Star Wars aveva una regola molto semplice: tutto quello che era emanazione diretta di Lucas era canon, tutto il resto no. Quindi i sei film e le serie TV Guerra dei Cloni sono canon, storia ufficiale dell’universo di Star Wars. Tutto il resto è l’extended universe: dai fumetti Marvel dei primi anni ’80 alla trilogia di Timothy Zahn ai fumetti Dark Horse ai videogiochi di Old Republic.

Quando la Disney ha acquistato la Lucasfilm ha “eliminato” l’extended universe. Non nel senso che ha bruciato libri, fumetti e giochi non canonici, ma nel senso che ha deciso di ignorarlo completamente per avere le mani libere nel creare storie ambientate nell’universo narrativo di Star Wars, senza l’obbligo di trattare o anche solo accennare a elementi inventati prima dell’acquisizione.

Poi ha risolto il problema del canone nella maniera più semplice possibile: dall’acquisizione in poi, “tutto conta e tutto è canon”. Quindi, a partire dalla serie TV Rebels e dalla ventina tra libri e serie di fumetti che stanno venendo pubblicati ora, sono tutte storie ufficiali di Star Wars.

Dove sta il problema? Se sono tutte storie collegate, ma autosufficienti, non c’è problema. Se i primi minuti di Episodio VII saranno sufficienti a raccontare cosa è successo tra Il Ritorno dello Jedi e quel film, tutto a posto. Andare ad approfondire la storia leggendo romanzi e fumetti sarà una scelta del singolo appassionato. Ma se il film risulterà incomprensibile o non autosufficiente senza le parti di storia contenute in altri media – fumetti, romanzi, serie TV o altro – allora sì che ci sarà un problema.

Se il ritmo di ogni film di Star Wars sarà interrotto o guastato dalla necessità di raccogliere e rilanciare spunti da e verso altri film, libri, fumetti, giochi, serie e altro, allora ci sarà un problema.

Per ora non ci sono indicazioni che vanno in un verso o nell’altro, ma siccome la maggior parte dei difetti che ho trovato in Age of Ultron vanno nella direzione che non vorrei, volevo condividere la mia angoscia con voi.

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