Mad Max: Fury Road. Che film fantastico

28 maggio 2015

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Ormai avrete visto tutti Mad Max: Fury Road.
Se non lo avete visto, dovreste proprio andare a vederlo.

Il film è circondato da un’hype pazzesca. E’ giustificata? E’ giustificata.
E’ un film che, con un ritorno alle origini, ridefinisce il genere del film d’azione? Sì.
E’ uno schiaffo a tutti i giovani registi che usano tonnellate di CGI per mascherare la pochezza delle loro produzioni? Sicuramente involontario, ma lo è. Come è uno schiaffo a tutti quelli che pensano che post-apocalittico = colori sfigati e desaturati: qui i colori e la fotografia sono meravigliosi, sparatissimi, da fumetto. E’ uno schiaffo a chi pensa che le scene d’azione debbano essere caotiche e confusionarie, girate strettissime sugli attori e tagliate in maniera frenetica per renderle più realistiche e tirare lo spettatore nell’azione: qui l’azione è sempre chiara, è sempre chiaro cosa sta succedendo a chi e dove sono tutti gli altri. E’ uno schiaffo a chi pensa che i film debbano essere trascinati per millemila minuti per far vedere tremila scene stiracchiate e ripetute: per raccontare una storia completa bastano due ore.

Mad Max: Fury Road è un film sintetico, essenziale, che racconta quello che deve raccontare incollando occhi allo schermo, sederi degli spettatori alle poltrone e rompendo tutti gli altri sederi responsabili di film d’azione da almeno il 1999 a oggi.

E qui mi fermo, perché questo film è come il sesso: parlarne richiederebbe iperboli imbarazzanti che non renderanno mai l’idea. Andate e provate le emozioni in prima persona, al cinema, con uno schermo grande e un impianto sonoro che spacca. Il vostro home theatre casalingo con blu ray non basta, fidatevi.

E se non avete mai visto un film di Mad Max prima? Non è un problema: tutto quello che c’è da sapere lo racconta Max nel suo monologo iniziale e poi emerge organicamente durante il film.

Max è un protagonista strano: è l’evoluzione naturale di ciò che è capitato al personaggio e al suo mondo nei tre film precedenti. E’ un animale guidato solo dall’istinto di sopravvivenza, spinto ad andare più avanti e più lontano verso un futuro che non esiste. E’ una persona che ha passato anni nel deserto a sfuggire da tutto e da tutti, con l’unica compagnia delle visioni nella sua testa. E’ normale e corretto che si esprima solo a gesti e grugniti e ci metta quasi tre quarti di film prima di riabituarsi a parlare con le persone e riuscire a spiccicare due frasi di senso compiuto una appresso all’altra.
Anche Furiosa è un personaggio strano, ma più che altro perché prende l’immagine dell’eroina d’azione degli ultimi decenni, comprimaria bonazza, e la straccia. Dovrebbe essere un normale personaggio cazzuto di film cazzuto e invece suona come una critica alla devoluzione dei personaggi femminili dai tempi della Ripley di Alien 2 in poi. Charlize Theron, vecchia secondo gli standard degli action movie odierni, calva, con le rughe, sporca e senza un braccio, bellissima, è il nuovo parametro con cui si dovranno confrontare i protagonisti di film d’azione, maschi e femmine, da qui all’eternità.

La trama del film è poco più di una scusa per giustificare la corsa e l’inseguimento, poter far vedere sprazzi di questo nuovo mondo che si sta rimettendo in piedi dopo la guerra nucleare, con le sue tradizioni, la sua nuova società, i suoi nuovi culti, e poter presentare una serie di sequenze indimenticabili e visionarie. Ma va benissimo così.
Avete presente la scena in Mission Impossible 2 in cui l’agente Hunt piroetta sulla ruota anteriore della moto? E’ la scena simbolo di quel film. Se ci pensate, ogni film d’azione ha la sua sequenza d’azione iconica, quella che lo rappresenta e lo sintetizza. Mad Max: Fury Road non ha una scena d’azione iconica perché l’intera pellicola, ogni sua sequenza, è iconica.

Mad Max: Fury Road è un film pazzesco. Dovreste proprio andare a vederlo.
Trailer!

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