Ex Machina: un’intelligenza artificiale passa per umana, ma non è umana

25 agosto 2015

ex-machina


– Queste considerazioni su Ex Machina le ho scritte in origine su Apofenia, la newsletter in cui parlo di cultura digitale, tecnologia e del loro impatto sulla società. Il che vuol dire che se ti interessa quello che scrivo su Magrathea, spesso troverai cose interessanti anche su Apofenia. Perché una newsletter? Lo spiego qui. Qui trovi gli archivi e qui ti puoi iscrivere alla newsletter. –

Dovrebbe esistere una parola per definire quei film che sono belli belli belli fino quasi alla conclusione, ma che buttano via tutto negli ultimi minuti, facendo crollare il giudizio da “oh, dio, sì!” a “meh”. Probabilmente c’è una parola del genere in tedesco.

In Capire il Fumetto, l’arte invisibile, Scott McCloud dice che secondo lui gli istinti fondamentali della specie umana sono sopravvivenza e riproduzione. La dice un po’ buttandola via, questa cosa, per andare a parlare d’arte. In realtà, trattandosi di un manuale per capire e scrivere fumetti, questo è molto importante anche per parlare delle motivazioni dei personaggi, che necessariamente partono da uno di questi istinti. Io sono completamente d’accordo a metà con McCloud: sono d’accordo che questi siano gli istinti alla base di ogni essere vivente, non solo umano, ma non credo che l’arte sia tutto quello che facciamo che non è strettamente legato alla soddisfazione di uno di questi bisogni. La maggior parte degli artisti rinascimentali, per dire, usava la propria arte per pagarsi da vivere, quindi sopravvivere. O anche più che sopravvivere, visto che venivano pagati profumatamente per la loro arte.

Prima di prendertela con me e con McCloud per aver ridotto la complessità del genere umano a questi due bisogni base, tieni presente che sopravvivere è la conservazione di se stessi, riprodursi è la conservazione della specie. Costruendo una sovrastruttura su questi elementi, o giocandoci, possiamo costruire ogni forma di personaggio e la narrativa che gli è propria. Achille, per esempio, viene posto di fronte alla scelta: vivere a lungo, generare molti figli e creare una dinastia o morire giovane, ma venire ricordato in eterno per le sue gesta? Achille sceglie la conservazione di se stesso, ma attraverso la memoria e non la vita. Puoi giocare anche tu a ricondurre a questi due fattori, alla loro combinazione o stravolgimento le motivazioni di ogni personaggio della narrativa.

In ecologia ci sono due strategie attraverso cui una specie può crescere e affermarsi in un ecosistema.
La strategia K è quella che seguiamo noi umani, i mammiferi in generale, uccelli, rettili, le specie più o meno evolute. Pochi figli, molto protetti e accuditi. Più altre caratteristiche che ora non ci interessano, perché mettendo in relazione questo paragrafo col precedente su sopravvivenza e riproduzione forse hai iniziato a capire dove voglio andare a parare.
La strategia r è ovviamente il contrario: un mucchio di “figli”, generati e diffusi rapidamente nell’ecosistema, senza alcuna o quasi cura sul loro destino. Microorganismi, invertebrati, pesci (nonostante quello che vi vuol far credere Alla Ricerca di Nemo) e le piante.

Uno scrittore (scrittore, visto? Creatore di storie, ecco il collegamento con McCloud!) che conosce bene queste strategie è Cory Doctorow, che da esse trae una lezione di economia e invita i colleghi scrittori, e chi vive d’arte in generale, a comportarsi con le sue opere come un tarassaco si comporta con i suoi semi. Non quindi come un genitore con il figlio, con una protezione intensa a colpi di copyright e un sacco di energie e attenzioni dedicate a stabilire come e dove deve circolare la sua opera, ma come una pianta che dissemina il più possibile i suoi semi, non importa che strada prendano, dove finiscano, quali fruttano o quali no. L’importante è usare a proprio vantaggio la caratteristica principale di Internet: la facilità di copia e trasmissione.

L’articolo di Doctorow è una lettura importante, ma non era lì che volevo andare a parare, ma su un film bello fino quasi all’ultimo che crolla rovinosamente nel finale. Ex Machina.

La trama senza spoiler di Ex Machina: geniale inventore dell’equivalente di Google nel mondo raccontato dal film crea quella che potrebbe essere una intelligenza artificiale. Porta nella sua Fortezza della Solitudine – centro di ricerca uno dei più brillanti programmatori della sua azienda perché amministri il test di Turing alla macchina per determinare se si tratti effettivamente di una intelligenza artificiale. Seguono eventi.

Il film è molto bello. Ma.

Ma alla fine cade per le motivazioni dell’IA. Che non sono motivazioni da IA, sono motivazioni assolutamente umane. Che occasione sprecata. Dieci anni fa sarebbe andato bene, ma dopo Her non è più possibile rappresentare un’intelligenza artificiale come qualcosa che vuole le stesse cose che desidera un umano e non come qualcosa di diverso, un’altra specie, un’altra forma di vita. Che dovrebbe avere altre esigenze, altri scopi. Quelli basici, fondamentali, sono gli stessi di ogni forma di vita: sopravvivenza, riproduzione. Ma i modi in cui vengono articolati questi scopi e le azioni compiute per raggiungerli non possono essere quelli prettamente umani rappresentati nel film. Non possono più essere quelli. Siamo nel 2015 e Alex Garland, il regista, lo sa: tutte le sue premesse sono corrette. Le conclusioni sono sbagliate.

Ve lo dimostro.
Avete presente il primo film dei Vendicatori? La prima apparizione della Vedova Nera sullo schermo? Bene, Togliete da Ex Machina l’intelligenza artificiale e mettete al suo posto la Vedova Nera. Togliete il test di turing e mettete al suo posto l’esigenza di ottenere informazioni da Natasha tramite un interrogatorio non basato sulla violenza. Il film rimane pressoché identico. Quindi non c’è bisogno di avere una IA per raccontare quella storia. Quindi non è una storia su una IA.

Peccato, una bella occasione sprecata.

Questo non vuol dire che non valga la pena andare a vederlo. Ci sono delle sfumature tra Guerre Stellari e Highlander 2 ed Ex Machina sta decisamente più verso Guerre Stellari. Solo, peccato quel finale.

Per concludere, perché siamo tutti in vacanza e a questo giro la voglio fare breve, una riflessione sulla minaccia rappresentata dalle IA, paventata tra gli altri da Stephen Hawking e Elon Musk.

Preoccuparsi del fatto che le intelligenze artificiali possano essere una minaccia mentre il clima è impazzito e si stanno sciogliendo ghiacciai e calotte polari è come camminare sui binari mentre il treno vi sta venendo incontro e preoccuparsi di poter essere colpiti da un fulmine.

Non è farina del mio sacco.

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *