Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. Si è risvegliata davvero!

17 dicembre 2015

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E finalmente l’ho visto. Emozionato come un bambino di sei anni, cinico come un quarantatreenne ormai abituato alle delusioni targate Lucasfilm, ho visto Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza. E mi è piaciuto.

Dopo i patemi d’animo, le indiscrezioni, i trailer che fanno versare lacrime ed emozionare, la parte razionale che ti ricorda che Abrams in fondo è un cialtrone, finalmente il countdown è arrivato a zero

Questa è una recensione senza spoiler, ma santo cielo quanto vorrei avervi qui attorno a me, chiunque voi siate, per sviscerare ogni dettaglio di trama.

La domanda che vi state ponendo è ovviamente “è un bel film?” Ma soprattutto: “è un bel film di Star Wars?”
Risposta secca: sì e sì. Con un “però” in coda a entrambi i sì.

Andiamo con ordine.
Una delle ultime cose che ho visto su internet prima del ritiro antispoiler è questo video, in cui un padre fa vedere al figlio per la prima volta Guerre Stellari.

Se siete un fan della vecchia generazione sono abbastanza certo che, come me, la vostra speranza per questo film è che vi faccia provare lo stupore e la meraviglia del bambino e le lacrime di nostalgia del padre.

Un’altra delle ultime cose che ho letto era un post su un gruppo Facebook su Star Wars in cui un tizio si lamentava del fatto che Star Wars non fosse più un film di nicchia. Ma quando mai lo è stato? E’ diventato un fenomeno mondiale 2 ore dopo la prima proiezione! Però capisco cosa voleva dire quel tizio. Parlava alla fine di un’esperienza personale, che ti porti dentro e fa sentire i film come “tuoi” e il rapporto con loro speciale, anche se sai che in realtà sono prodotti commerciali che servono a vendere altri millemila prodotti commerciali. Per noi che ci siamo cresciuti, una pellicola intitolata Star Wars non sarà mai solo “un film”.

Confesso di essere entrato in sala con quelle speranza. Irrealistico, lo so.

Inoltre, sono entrato in sala con due cupe previsioni, che si sono rivelate entrambe corrette. Non vi dico quali per evitare spoiler, ma ecco gli articoli in cui ne parlo: uno e due.

Il compito di Abrams era duro: riacchiappare i fan della Trilogia Originale delusi dai Prequel. Riacchiappare i fan dei Prequel (nella maggior parte dei casi, persone che non hanno visto la Trilogia Originale, ma hanno avuto con i Prequel il loro primo contatto con Star Wars). Acchiappare una nuova generazione di spettatori che o non è mai stata interessata a Star Wars o era troppo piccola quando sono uscite le prime due trilogie.

Come lo ha risolto? Esattamente come George Miller ha risolto questo problema (che lui in realtà non si è proprio posto) in Mad Max: Fury Road. Ha preso gli elementi che formano il cuore della vecchia storia e ha giocato su quelli.
Il trucco gli è riuscito tanto bene quanto è riuscito a Miller?

Eh…

Senza entrare troppo in territorio spoiler, giusto un pochino, di fatto Episodio VII è un po’ un remake di Episodio IV, nel senso che la storia è quasi identica, un po’ un reboot, nel senso che protagonisti e situazioni sono nuove per poter dare spazio ai nuovi attori, con i protagonisti della Trilogia Originale lì a dare continuità e passare il testimone.

A differenza di quanto ha fatto Miller, però, sarà che le citazioni sono quasi letterali (cosa peraltro non nuova nei film di Star Wars), sarà che le alterazioni alla impalcatura di partenza non sono così azzardate, è abbastanza facile per un fan della Trilogia Originale vedere Episodio IV dietro Episodio VII. Forse vederlo fin troppo. Questo può essere emozionante o può essere noioso. Dipende da voi, immagino.

Lo dico in un’altra maniera: Il Risveglio della Forza è più bello o più brutto rispetto ai Prequel? E’ più bello e non solo perché quelli sono tre brutti film. Però è meno coraggioso. La trama segue una traiettoria simile all’originale. Visivamente è un grande incremento rispetto a quanto era possibile immaginare e realizzare nel 1977 – 1983, ma non c’è un distacco radicale nella storia, non c’è il coraggio di proporre un immaginario visivo totalmente nuovo come nei Prequel.

Ricordo che poco prima dell’uscita de La Minaccia Fantasma, Lucas dichiarò che non aveva realizzato un film per i vecchi fan, ma prima di tutto un film per se stesso e poi per una nuova generazione di fan, che partiva da 6 – 8 anni e poteva identificarsi con il piccolo Anakin, per avere 9 – 11 anni all’uscita del secondo film e bersi la storia d’amore tra lui e Padme, per avere 12 – 14 anni all’uscita del terzo e capirne gli aspetti più oscuri. E’ la stessa logica usata per esempio dalla Rowling in Harry Potter: in ogni libro Harry e più grande di un anno, come i suoi lettori, e affronta situazioni sempre più drammatiche e adulte, che i lettori in crescita possono capire. Alla Rowling questo giochetto è riuscito molto meglio che a Lucas, ma almeno lui ci ha provato.

Abrams ha preferito giocare una mano sicura. In realtà penso sia stata la cosa più sensata da fare, dato il compito complesso che doveva portare a termine, soddisfare tre pubblici diversi con tre aspettative e gusti diversi. Ma se nel 1977 Star Wars è stato rivoluzionario al punto che oggi, a 38 anni di distanza ci sono persone che nei censimenti ufficiali indicano “Jedi” alla voce religione, non ce lo vedo questo film a scatenare una passione simile in una nuova generazione di spettatori, nei bambini di sei anni che assistono per la prima volta a uno spettacolo del genere.

O magari invece sì, dato che loro non hanno il bagaglio di esperienze e aspettative con cui sono entrato in sala io. Vai a sapere.

Questa è la vera domanda che si pongono in molti, io per primo. Dopo 38 anni, vedo ancora reinterpretazioni, omaggi e mashup sugli assaltatori imperiali e Darth Vader. Non vedo quasi nulla sui cloni dei Prequel e Darth Maul, per dire. Cosa succederà quando avranno 30 – 40 i primi spettatori dei Prequel? Quando avranno 30 – 40 i bambini che erano in sala con me? Quelli che vedendo i Prequel allora e Episodio VII oggi ne saranno ispirati, decidendo di diventare artisti, registi o sceneggiatori come lo è stata l’attuale generazione di artisti, registi e sceneggiatori, che hanno visto la Trilogia Originale da bambini? Quando da piccoli nerd si trasformeranno in vecchi nerd nostalgici come me, quale immaginario avranno? Reagiranno come me e il padre del filmato in apertura rivedendo il film che ha segnato la loro infanzia o per loro sarà solo un altro megaspettacolo cinematografico?

Certo, tra Vendicatori, Batman e Superman, Transformers e gli altri film franchise che girano in questi tempi, è più difficile emergere in modo dirompente come emerse Guerre Stellari in quel lontano 1977: prima non esisteva nulla del genere, poi è diventato il modello su cui si basano tutti. Non sono certo che Il Risveglio della Forza emerga rispetto alla concorrenza.

Ma poi mi chiedo se è legittimo aspettarsi cose da esperienza mistica da un film.

Insomma: è un film da buttare, un’occasione sprecata? No, assolutamente no.
E’ bello, emozionante. Fa venire voglia di vedere che succede dopo. Possibilmente stasera, non mi fate aspettare il 2017!

Se vogliamo metterlo in una classifica personalissima, è al livello del primo Vendicatori e dei Guardiani della Galassia, ma non raggiunge le vette di Mad Max: Fury Road.

Vediamo prima la parte negativa.

Cosa non funziona? Forse un po’, tanto, il fatto che nonostante tutto non sono riuscito a entrare in sala con aspettative basse. Desideravo un film talmente dirompente da desiderare di correre in cassa durante l’intervallo per comprare il biglietto per rivederlo immediatamente allo spettacolo successivo. Quindi un problema personale.

Un po’ non funziona il fatto che è troppo ricalcato su Una Nuova Speranza, anche se ammetto io per primo che non sia un’idea per forza sbagliata. Il problema è che ai miei occhi la carta copiativa è troppo sottile e vedo l’originale dietro, con la conseguenza di poter immaginare e prevedere correttamente molti di quelli che dovrebbero essere emozionanti e sorprendenti colpi di scena. Soprattutto “quel” colpo di scena. Ma anche questo è un problema personale. Probabilmente per i nuovi spettatori è tutto fenomenale e sorprendente. Certo spero che Rian Johnson in episodio VIII sia meno concentrato sulle strizzate d’occhio ai vecchi fan e più sul raccontare una storia autonoma, ora che il film di “origini” ce lo siamo levato di mezzo.

Un po’ non funzionano delle scelte di regia, e questo è un problema oggettivo. Ci sono tre cose che non funzionano per me.

Come nella Trilogia Originale il focus è stretto sui personaggi: anche se stiamo parlando di un conflitto su scala galattica, la storia è molto personale. Ma mentre nella Trilogia Originale il vasto mondo oltre i personaggi lo immaginiamo facilmente – anzi, il fascino di Star Wars è dovuto molto a questa narrazione ellittica che scatena la fantasia – qui si capisce e forse ci interessa di meno.

La seconda cosa è la parte “problemi personali di Han Solo”, i minuti di film tra il primo incontro tra Rey, Finn e Han e la decisione di Han di portarli dove decide di portarli, non vi dico dove se no è spoiler. Quei minuti sono inutili: un po’ raccontano un po’ fanno intuire una parte di vasto mondo oltre i personaggi, vero, di cui però francamente non frega niente a nessuno. Sarebbe stato meglio rimanere concentrati sulla trama principale, anche perché qualche passo falso e qualche perdita di ritmo di troppo c’è. Mancano quei momenti di pausa che nella Trilogia Originale ti fanno riprendere il fiato tra una corsa sull’ottovolante spaziale e l’altra per affezionarti ai personaggi.

La terza cosa è la più abramsiana di tutte: questa maledetta idea di infilare misteri e domande senza risposta ovunque. Praticamente in una scena espositiva su due e in molti oggetti piazzati non casualmente sullo sfondo in alcune sequenze mute si fa riferimento a qualcosa che verrà rivelato in un film futuro o peggio, la mia vera paura: in una serie a fumetti, in un libro, in un videogioco. No, JJ. No. Un film è una storia autoconclusiva. Va bene lasciare cose in sospeso, va bene lasciare punti irrisolti per il futuro, magari con delle allusioni. Ma un terzo del dialogo che si conclude con un ideale “e la risposta a questa domanda ve la diamo nel prossimo film”, no. Un amico ha commentato che Il Risveglio della Forza è il perfetto finale di stagione di una serie TV, che ti fa aspettare con ansia la nuova stagione. Io ho commentato quasi in contemporanea che è il pilot perfetto di una serie TV: lo vedi e desideri che la prima stagione parta il giorno dopo. Ma questo, appunto, va bene per la TV, per i serial. Non per il cinema. Anche se si tratta del primo capitolo di una trilogia annunciata. Persino L’Impero Colpisce Ancora, che finisce come finisce, è comunque un film autoconclusivo. Questo, per me, azzoppa un po’ la trama. Trama che viene azzoppata anche da alcuni eventi un po’ troppo casuali, da alcune scene tagliate un po’ in fretta soprattutto nella seconda parte.

La musica non mi ha convinto: non c’è alcun pezzo nuovo che mi sia rimasto impresso. Grave per un film di Star Wars.

Cosa funziona invece? Cosa mi fa dire che è un bel film?

Intanto il truccaccio di ricalcare Guerre Stellari (gira che ti rigira sono vecchio: sarà Episodio IV, sarà Una Nuova Speranza, ma io lo conosco e lo chiamo con questo titolo) alla fine fa quel che deve: dà a ciascun gruppo di fan quello che gli serve per fargli piacere questo film e bramare di vedere i prossimi.

La prima parte del film, esclusi i primi minuti di riunione con Han, è 100% Star Wars al suo meglio. La seconda ha comunque palate di momenti emozionanti.

Il nuovo cast è impressionante. Bravo John Boyega: il suo Finn è amabile, credibile quando è spaventato, credibile quando è coraggioso. Bravo Oscar Isaac: le sue battute saranno tra le più citate a partire dalla prima che rivolge a Kylo Ren. Trasmette la gioia, l’entusiasmo del volare. E’ il bambino che eravamo tutti noi quando abbiamo desiderato pilotare un X-Wing, che è cresciuto e ora li pilota per davvero. Bravissima Daisy Ridley che, attenzione lo dico per davvero, strappa a Imperatrice Furiosa lo scettro di protagonista femminile cazzutissima di film d’azione. Bravo Adam Driver, che si ritrova un compito non facile, essere il nuovo Darth Vader, e lo porta a termine ottimamente senza scimmiottare Vader, ma prendendo un’altra strada. Soprattutto quando scopriamo un dettaglio importante del suo passato, che lo porta a reagire in certi modi. Leggo critiche alla scelta dell’attore per via della sua faccia: quando la mostra perde credibilità. Leggo critiche al suo modo isterico di reagire di fronte alle cose che non vanno. Ma per me, invece, questi sono i suoi punti di forza, lo rendono un personaggio autonomo, ben lontano dal triste wannabe Darth “La nuova faccia del male” Maul. Domhnall Gleeson interpreta un personaggio che è un po’ una macchietta, nel senso che è il nuovo Tarkin con zero background. Come era Tarkin. Come Peter Cushing fa quello che deve fare e lo fa bene, ma non gli è stato affidato un personaggio che, per ora, richieda chissà quale prova d’attore. Stessa cosa per Gwendoline Christie. Per molti il Capitano Phasma è una grande delusione: effettivamente,soprattutto nel doppiaggio italiano, dentro quell’armatura ci può essere chiunque e non ha mai l’occasione di spararsi qualche posa epica alla Boba Fett., nel suo breve tempo in scena. Come per il Generale Hux, vediamo cosa le riserva il futuro. BB-8 è il nuovo R2-D2, basta dire questo.

La bravura del cast contribuisce al fastidio per lo schema troppo pensato per rassicurare i vecchi fan: questi attori hanno ampiamente dimostrato di poter reggere il film da soli, senza il supporto della vecchia guardia a passare il testimone.

Parliamo della vecchia guardia. Luke Skywalker è come il Fight Club, non se ne parla. Se ne dovessi parlare, allora sì che mi arrabbierei forte, anche se capisco perché appare come appare: è un sistema intelligente per risolvere un problema spinoso. Ok, questo è un altro problema mio: Luke è il mio personaggio preferito, voglio vedere un film di 52 ore sulle avventure di Luke Skywalker, Cavaliere Jedi. Carrie Fisher è una Principessa, anzi Generale, Leia che non è più donna d’azione in prima linea, ma è carica di una gravitas che, almeno nel suo caso, ci fa capire che stanno succedendo cose grosse e difficili al di là di quello che vediamo sullo schermo. Harrison Ford è Han Solo. Lui ha cercato di negarlo per anni. E’ nota la disaffezione che l’attore ha sempre mostrato per il personaggio che lo ha reso famoso, preferendogli di gran lunga l’altro parto della mente di Lucas, Indiana Jones. Solo girando questo film ha detto di aver ritrovato un contatto con questo contrabbandiere dello spazio spesso costretto a recitare battute impronunciabili. Ma non c’è niente da fare: Ford non è un bravo attore che recita una parte al meglio delle sue possibilità. E’ Han Solo. Immenso. Si può dare un Oscar come miglior attore non protagonista a uno che non sta recitando? Boh.

I dialoghi sono frizzanti. Anche se qualcosa si perde nell’adattamento e doppiaggio italiano, Kylo Ren ne è la vittima maggiore, battute, ammiccamenti, litigi sono divertenti, emozionanti, ben scritti e ben recitati.

Pure se poco originale, tutto l’impianto visivo è magnifico. Solido, reale, presente sulla scena. Dagli alieni agli oggetti alle navi ai veicoli alle armi, tutto sembra vero perché lo è. La grande colpa dei Prequel è stata il volersi affidare il più possibile alla computer graphic per creare visioni più originali possibile. Design meraviglioso, ma sembrava tutto troppo leggero, troppo patinato, troppo finto.

Bello il fatto che anche gli assaltatori del Primo Ordine siano in qualche modo “personaggi”. Qualcosa che in realtà si era già vista ne La Vendetta dei Sith e, soprattutto, nella serie TV Guerra dei Cloni. Ma nei prequel, come detto sopra, il tutto era reso meno palpabile dalla CGI.

Gli effetti speciali sono fantastici e le scene d’azione chiare da seguire, ben coreografate e coinvolgenti. Ma questo non è un particolare pregio: da questo film non ci si poteva aspettare niente di meno.

Le spade laser sono finalmente solide, pericolose, pesanti, fisiche. Belle. Bello il duello finale, e non solo per la fisicità delle spade. Una ministoria a sé che funziona benissimo, anche se leggo già in giro delle lamentele su chi lo vince e come.

I momenti epici, da brividi, mozzafiato, ci sono.

Alla fine il giudizio è positivo. Non è il film del millennio che il mondo attendeva trepidante, non è il film che riporta tutti noi quarantenni ad essere bambini. Forse non voleva esserlo, forse nulla potrà esserlo mai. E’ come i film di supereroi: un primo capitolo che è costretto a passare molto tempo a raccontare le origini degli eroi, che vedremo veramente in azione a partire dal secondo capitolo. Uno schema consolidato, imperfetto (e che Episodio IV non seguiva affatto, unica cosa che valeva la pena copiare e non è stata copiata!) ma funzionale. E questo film esegue il compito in maniera quasi impeccabile.

Voglio rivederlo? Assolutamente.
Aspetto con ansia immensa Episodio VIII? Assolutamente!

Si poteva fare meglio? Penso di sì, ma si poteva anche fare molto, ma molto, ma molto peggio.

Abrams comunque rimane un cialtrone.

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